quel futuro minorenne…

C’è una anziana signora francese che di tanto in tanto incontro nel mio andare a Menton, in Francia, pochi minuti dalla casa in cui attualmente viviamo a Latte di Ventimiglia.

Una bella signora colta, agiata, che ha un nipote italo francese della stessa età della mia ultima figlia Edda, di due anni e mezzo; nipote che accompagna al parco di Garavan ove porto i miei figli quando posso, un posto sereno e vicino al supermercato in modo da mettere insieme le varie esigenze mentre mio marito Fabio svolge un incarico di lavoro a Nizza ed al ritorno ci “recupera” tutti per rientrare a casa grazie al fatto che può usare l’auto di una ditta alimentare che saltuariamente lo chiama.

Qualche confidenza non manca mai, soprattutto rappresentata da quelle critiche verso il genero italiano, che sembra essere solo tollerato perchè è un gran lavoratore ed un bravo ragazzo ed in effetti questa signora manifesta bonariamente quella “franzosità” della sua gioventù, quella che nutriva molti pregiudizi verso noi italiani.

Osservare Edda giocare coi bambini francesi è un bello spettacolo, ascoltarne le frasi in un francese tentato a volte corretto a volte meravigliosamente storpiato mi diverte tanto e quel piccolo parco adagiato accanto ad un campetto di bocce frequentato da molti emigrati italiani mi rasserena, oltre al mare a due passi naturalmente.

I miei figli viaggiano da sempre e sono abituati ad interfacciarsi con gente di ogni razza e colore, a rispondere in più lingue o tentate tali, a non avere pregiudizi di sorta verso nessuno salvo quelli che “a pelle” non emanano una buona energia.

Edda in particolar modo è la “nipote” di tanti, sorridente e socievole pur nella sua riservata osservazione che richiede del tempo prima di “entrare nelle sue grazie” ove riconoscerne la spontanea espressione delle sue emozioni.

Matilde e Fabio Massimo hanno vissuto appieno il viaggiare, cambiando spesso località in Italia e all’estero, mentre Edda è ora più stanziale per il fatto che i fratelli vivono l’esperienza della scuola pubblica, per questo siamo dal settembre scorso fermi a Latte.

Quando mi chiedono le caratteristiche dei miei figli non ho mai una risposta pronta, sono diversi fra loro nel carattere e simili nelle emozioni, rispondo che sono autonomi rispetto alla norma e meno normati in confronto alle autonomie più regolate.

Bambini sereni che stanno prendendo progressivamente coscienza di essere “diversi” perchè conducono uno stile di vita differente dalla media, non per questo migliori o peggiori di altri ma hanno compreso di far parte di una Famiglia che non ha gli stessi riferimenti di quei nuclei che hanno invece una vita organizzata a lungo termine nello stesso luogo.

Bambini che tutte le sere prima di andare a dormire fanno lo zaino, sia quello per la scuola che il loro zainetto da viaggio. Un esercizio che li rende consapevoli che possiamo partire in ogni momento ritenuto giusto, senza indurgli un senso di timore di abbandonare gli amici e la scuola ma, al contrario, rinforzandoli al distacco e verso il radicamento al nostro stile di vita di “una Famiglia nello zaino” ovvero che guarda al futuro senza un preciso vincolo territoriale.

Il viaggio non è perciò uno spostarsi da un luogo all’altro ma un percorso emotivo di crescita che ha tempi diversi fra un luogo e l’altro, durante il quale acquisire delle conoscenze per trasformarle in esperienze dalle quali trarne il riconoscimento del fare e del saper fare, non del dover fare.

Viaggio che attualmente necessita di circa cinque minuti in auto, per coprire la distanza di due mondi diversi come lo sono l’Italia e la Francia nei confronti delle esigenze dei bambini e della famiglie in generale.

Cinque minuti nei quali i miei figli notano la differente serenità nei genitori di chi ha la consapevolezza di vivere in uno Stato che rinforza le famiglie, rispetto ad un paese che mortifica quelle famiglie che affrontano delle difficoltà comuni anche alle famiglie francesi, ma gestite e superate in modo diverso.

Quando mi chiedono dove mi piacerebbe vivere per crescere i miei figli, anche in questo caso non ho una risposta pronta, perchè tante e diverse sono le variabili ed in fondo la risposta la esprimono proprio i miei figli, i quali rappresentano quell’Italia che amo mista al mondo di cui fanno parte e nel quale serenamente si miscelano senza perdere la loro origine.

Questo è il futuro minorenne che amo coltivare, libero dai confini e dalle bandiere emotive e frustranti, come sono quelle che sventolano sulla testa di una infanzia ancora troppo vincolata ad una adulto-centrica organizzazione della loro evoluzione…

Sara


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