riflessioni di una pedagogista sul sistema dei silenti favori mafiosi ai quali stare attenti…

Recentemente ho potuto sostenere dei minori, figli di un soggetto pregiudicato per dei reati associativi di stampo mafioso, di quelli che hanno lasciato la Calabria per trovare in quel di Ventimiglia una nuova opportunità di futuro, oppure chi più semplicemente è stato ivi confinato ed alla fine si è stabilizzato nel territorio ove i parenti e gli amici lo hanno progressivamente raggiunto.

Vivo infatti a due passi dal confine con la Francia, un’area fortemente rappresentata da una emigrazione siculo calabra grazie alla quale sin dal primo dopoguerra il territorio di Ventimiglia si è arricchito ed ha mutato aspetto, gente giunta dal sud molti anni or sono il cui sacrificio ha permesso ai loro figli e nipoti di avere ora un certo benessere.

Fra i tanti onesti vi è anche chi ha trasferito quel sistema clanico delle famiglie a vario titolo legate al circuito ‘ndranghetista, mafioso, che ha ricreato un tessuto di relazioni simili anche qui, ove i tanti soldi rimbalzano fra la Francia e Montecarlo e dove di tanto in tanto qualcuno si ritrova a scontare una pena detentiva residua o segnalato come aderente a delle attività criminali associative e per questo indagato da quelle procure più specializzate.

Come pedagogista rientra nelle mie competenze l’assistenza agli ex detenuti di ogni spessore estesa alle loro famiglie, ai figli minori in particolare, per questo non ho problemi ad interagire anche coi personaggi “che fanno paura” ed inoltre la storia di mio marito è nota sul territorio ove viviamo, soprattutto quando abitavamo a Ventimiglia Alta, per questo è visto come una sorta di “sbirro” e tenuto a distanza oppure con “rispetto” e salutato in tal senso anche da chi “fa paura”.

Sono nate sin dal 2016 queste conoscenze che hanno in un paio di casi sviluppato una richiesta di confronto professionale che ho serenamente offerto in favore di quei bambini che hanno un padre detenuto.

Qualche giorno fa ho incontrato chi ha usufruito a suo tempo del mio aiuto, gratuito oltretutto, il quale ha imparato a leggere questo Blog da cui ha compreso che la nostra sopravvivenza quotidiana nasce dal lavoro che sappiamo produrre, io come pedagogista (quando mi pagano) e mio marito sia come cuoco che rispondendo alle chiamate a giornata da parte di muratori o giardinieri o badanti da sostituire.

Quest’uomo ha fatto un paio di telefonate che nel momento non ho ben compreso pur avendo capito il nome di mio marito, un veloce saluto ed ognuno per la sua strada, la mia verso casa a Latte e la sua verso Menton in Francia.

Ieri Fabio, mio marito, ha ricevuto una telefonata con la proposta di un ottimo incarico di lavoro in Francia, di quelli che ti consentono di avere la “carte vitale” ovvero una ampia serie di benefici per tutta la Famiglia e per i figli in particolari, quei lavori che un tempo erano descritti come occasioni d’oro.

Sorpreso e contento abbiamo trascorso una domenica felici e finalmente rasserenati dal poter superare le difficoltà pratiche che stiamo affrontando da tempo ormai, per cui coi figli siamo andati al mare anche con le nuvole ed infatti al ritorno ci siamo presi la pioggia ridendo come sempre.

Mio marito è cosciente delle sue qualità effettive e reali e di quelle meno coltivate e più mediocri, ovvero è consapevole di quello in cui è bravo e di ciò che ha invece imparato a fare per sopravvivere. E’ un ottimo educatore ed un bravo cuoco ma non un bravissimo muratore per esempio, allo stesso modo è un sommozzatore poliglotta capace di interfacciarsi con più stranieri ma non è più capace di immergersi come un tempo perchè ha qualche complicanza fisica da risolvere.

Si è chiesto quindi la natura di questa inattesa proposta, gestita come se fosse già stata da lui accettata ed ha per questo richiamato la persona che lo aveva contattato, comprendendo così che quella proposta non era caratterizzata dalle qualità professionali ottime o mediocri di Fabio ma dalla sola “segnalazione” di chi avevo incontrato poco tempo prima, ovvero quel soggetto che avevo aiutato durante il suo periodo di detenzione per un reato associativo.

Ho visto mio marito cambiare espressione e dirmi che eravamo appena stati raccomandati da un soggetto poco raccomandabile, nel suo paradossale scherzare su tutto.

Persona che ringraziamo per il suo gradito intervento certamente sincero in nostro aiuto ma, sia per coerenza che per valori, non accettiamo favori di questo tipo, silenti e gestiti in quell’ammiccare interno ad un circuito del quale non facciamo parte.

Abbiamo scelto di mangiare “pane e stracchino” rinunciando a dei “vantaggi di Stato” e sarebbe ipocrita accettarne di questo tipo ora, utilizzando un eufemismo, “che siamo alla fame”.

La “fame” in effetti rischia di ridurre la nutrizione dello spessore dei valori, specialmente di fronte ad una Famiglia con tre bambini che certamente non vive di agi ma in un monolocale in affitto con qualche arretrato da pagare.

Ma la nostra è una “fame” di Giustizia, la stessa per la quale abbiamo scelto questo stile di vita, diverso e non facile ma non per le sue difficoltà siamo pronti a vendere i nostri valori sui quali basiamo la relazione anche coi nostri figli.

Pane e valori non sfama, è vero, ma si sopravvive anche con quei lavori sottopagati e a nero che mio marito svolge o facendo la pedagogista laureata in gran parte in modo pro bono ma utile per mantenere quella dignità sociale e personale di un lavoro, in questo caso autonomo, ma tale è.

Chi non conosce questi fatti osserva una Famiglia serena, che non ha mai chiesto un sostegno sociale e non si è mai rivolta a nessun ente caritatevole, una Famiglia che si paga tutto e ove non riesce a farlo di sicuro non si rivolge alla malavita, anche se rappresentata da un sincero e spontaneo ricambiare l’aiuto ricevuto, che ringraziando rifiutiamo.

Come ho già avuto modo di rispondere a chi criticava il fatto che abbiamo un solo paio di scarpe, usurate ma non rotte, ripeto che sono scarpe che hanno camminato molto, senza mai calpestare nessuno e questo proprio grazie alla libertà che ci dona il non essere vincolati a nessun favore da ricambiare, non ad uno “Stato” contro il quale mio marito ha testimoniato per i fatti giudiziari degli anni ottanta e novanta, non ad una malavita che silentemente ti coopta nel circuito dei favori del bisogno.

Questo Blog è letto anche da chi trova in quel che scrivo un confronto, oggi è espresso nel messaggio semplice e chiaro che dice di non aver timore di testimoniare e di non temere quelli che fanno paura, perchè la paura è la peggiore povertà che un uomo possa soffrire.

Il resto dipende dalle occasioni e dalle capacità e, noi, Famiglia Piselli, siamo fiduciosi che sapremo mettere insieme queste due cose trovando il modo di superare le difficoltà senza perdere i nostri valori, anche perchè c’è gente che è stata uccisa per difenderli e per offrirci oggi l’opportunità di vivere ancora in un paese relativamente libero…

Sara


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