dello spiegare ai figli i commenti sui genitori…

Un bambino mediamente intelligente è in grado di captare le parole, le smorfie, i discorsi e le sensazioni di chi gli è intorno, anche se sta giocando o se sembra essere distratto. Capta ed interpreta a modo suo quelle parole, quelle smorfie, quei discorsi che lo riguardano direttamente o che riferiscono ai suoi genitori, espressioni che rappresentano quel normale linguaggio degli adulti di fronte a qualcuno “antipatico”.

Dinamiche del tutto comuni che esprimiamo in varia misura ogni giorno, nel nostro paese poi proprio l’ammiccare o le espressioni del corpo e del viso sono un vero linguaggio comunicativo che addirittura permette di riconoscere le regione o la città di provenienza.

Un livornese lo si riconosce ovunque per le espressioni del viso e per la postura, un calabrese allo stesso modo, un napoletano anche e tutto ciò è una ricchezza ma può, di fronte ad un bambino mediamente intelligente, indurre una percezione fastidiosa o impattante se l’oggetto di quel linguaggio lo riguarda in qualche modo.

Ascoltare, o meglio captare, da parte di un bambino un significato negativo riferito ai suoi genitori per esempio, gli induce una sorta di conflitto che i genitori stessi debbono saper riconoscere e gestire, perchè il suo conflitto lo getta direttamente su di loro, assumendo un comportamento “ostile”.

Meccanismi normali e situazioni ordinarie in tutte le famiglie che possono essere o meno capaci di evidenziarle e di elaborarle oppure più semplicemente, ignorarle.

Ieri Matilde, la mia figlia più grande, dopo che le abbiamo lasciato esprimere la sua “ostilità” contro di noi ha infine aperto la porta delle emozioni, esprimendo il suo disagio per aver ascoltato e captato qualche parola, qualche ammicco e qualche discorso sul conto dei suoi genitori e di suo Padre in particolare.

Le ho quindi spiegato che è giusto che gli altri da noi, adulti o bambini che siano, abbiano il pieno diritto di pensare, esprimere e manifestare ogni opinione sui suoi genitori tramite un commento, una parola o un ammiccare di traverso, perchè non possiamo e non dobbiamo essere “simpatici” a tutti e non tutti hanno il dovere di “amare” il Babbo e la Mamma come fanno i loro figli.

Matilde, ieri, ha compattato il significato che nel corso della sua evoluzione ha percepito strada facendo, ovvero un mondo interno alla Famiglia ed una realtà esterna alle relazioni nella Famiglia, fatta di gente, parenti, amici, scuola, gioco nella quale proprio i suoi genitori debbono essere capaci di creare un eventuale continuum e non una omologazione attitudinale e comportamentale.

Un continuum degli aspetti positivi ed educativi, scemando da questi quelli invece più tipicamente attribuibili allo “stomaco”, alle reazioni tipiche dello stomaco fatte di smorfie, di ammicchi di traverso e di commentini del tutto classici nelle dinamiche sociali e del gruppo.

La manifesta “ostilità” di Matilde le ha quindi permesso di superare il disagio di un qualcosa di percepito, che accadrà ancora, perchè queste sono dinamiche tipiche della nostra società, fatta di commenti, ammicchi e smorfie che i bambini osservano e percepiscono, con la differenza che se il loro linguaggio emotivo all’interno della Famiglia è leggermente più articolato, se ne chiederanno il perchè.

Domande che i bambini in pieno processo evolutivo fanno coi loro “ammicchi” emotivi che i genitori, attenti e sereni, sapranno percepire e far comprendere, senza reazioni di stomaco e senza delle contro critiche verso i autori di quei presunti commenti, fino a quando il tutto si conclude con il ritorno al sereno gioco.

La serenità di un genitore infatti, anche di fronte ai problemi seri o alle stupidaggini di ambiente, è la migliore opportunità per un figlio di elaborare un disagio, che manifesta con la giusta ostilità verso i genitori, perchè i bambini funzionano così ed i genitori non debbono perciò “risentirsi di stomaco” reagendo contro di loro, bensì accogliere quella apparente ostilità e comprenderla insieme, col sorriso, l’amore e quel pizzico di paradosso che aiuta i figli ad esprimere le proprie emozioni negative…

Sara


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