educare i figli alla difesa personale contro le aggressioni da parte degli adulti…

La difesa personale in favore dei bambini non rappresenta necessariamente un’arte marziale o il saper combattere a mani nude, non significa nemmeno addestrarli a tirare dei colpi contro chiunque e soprattutto contro dei bambini.

Educare i figli alla difesa personale è una importante occasione per veicolare il profondo significato di sicurezza fisica e di tutela delle proprie emozioni contro un aggressore adulto, che possa agire una forma di attacco o di predazione nei loro confronti.

Il gioco è come sempre alla base di tutto, specialmente quando il mio buon marito rischia di prendersi qualche pugno o calcio nelle aree del corpo più vulnerabili, il quale da esperto sportivo nella Lotta Libera e nelle arti marziali ben conosce la misura della forza e del coordinamento “del tirare i colpi”.

Educare in tal senso i miei figli, me compresa, è una attività che Fabio svolge da molti anni e da sempre in favore dei bambini, tutti i giorni, come una forma di comunicazione corporea del senso della tutela di se stessi e della nostra Famiglia.

Non è importante la tecnica quanto il coordinamento e la motricità, il sereno equilibrio fra le emozioni ed il corpo, fra una azione ed una reazione e soprattutto fra la capacità di percepire un pericolo e quella di evadere da una aggressione.

Questo è lo scopo dell’educare i figli alla difesa personale, permettere ai bambini di non restare impietriti di fronte ad una situazione di pericolo ma di agire un rodato e quotidiano esercizio di azione, reazione e fuga tramite un percorso che hanno imparato ad esprimere giorno dopo giorno, giocando e divertendosi tutti insieme.

Gioco fatto di tanta ginnastica acrobatica, di “parkour”, di capriole e salti, di coordinamento psicomotorio, di riconoscimento dello spazio di azione e delle vie di fuga, perchè questo è lo scopo del gioco, evadere dalla presa di un adulto e fuggire in direzione sicura.

Quando qualcuno ha osservato questo gioco lo ha scambiato immediatamente per un Padre che addestrava i figli al Kung Fu o al più moderno Krav Maga mentre Fabio rimane fedele ai tanti anni di Lotta Libera ed al Ki-Aikido che ha praticato a lungo, ma non classifica con un nome o con una tecnica quel che ci trasmette, soprattutto per essere coordinati ed “elastici” in ogni momento della nostra vita riferendo solo alla Famiglia Piselli, senza etichette di sorta se non il nostro simpatico cognome che lascia spazio a molti scherzi e doppi sensi.

Siamo quindi sereni e coscienti di fare e di saper fare, senza arrogante supponenza ma con la piena consapevolezza di quel che siamo in grado di agire di fronte alle varie occasioni della vita, in ogni senso.

Questa è l’umiltà con cui educhiamo i nostri figli, fare e saper fare, qui ed ora con la serenità di non aver imparato nulla se non qualcosa che prenderà forma con ciò che impareranno domani, consapevoli quindi che fare e saper fare non è un traguardo ma uno stile di vita.

Matilde e Fabio Massimo sono adesso gli istruttori di Edda, giocano insieme e le trasmettono ciò che tutti i giorni ripetiamo come un esercizio di Famiglia e non come un momento di “combattimento”.

Esercizi che consentono ai bambini anche di saper inciampare senza sbattere il viso a terra ma agendo una istintiva capriola, oppure di evitare che nei giochi maneschi con gli altri amichetti qualcuno possa farsi male.

Esercizi che aiutano noi genitori a sapere che i nostri figli sanno evadere dalla presa di un adulto, che sanno reagire colpendo forte le aree sensibili e sanno bene come correre per fuggire in una direzione utile a non girare in tondo dalla paura.

Sanno, i nostri figli, stare alla giusta distanza dagli adulti sconosciuti o da chi non ha ricevuto il “nostro avallo”, indipendentemente dal loro ruolo o funzione, dagli insegnanti ai carabinieri.

Educare i figli alla difesa personale richiede infatti una forte relazione fra genitori e figli, la stessa che permette ai bambini di guardarci sempre in faccia prima di “accogliere” una richiesta di altri adulti, quel guardarci che gli consente di capire che quell’adulto ha la nostra fiducia e che può interagire con loro, col quale instaureranno un proprio rapporto di fiducia, come avviene a scuola con gli e le insegnanti per esempio, nel quale noi genitori non agiamo nessuna ingerenza o mediazione di sorta, per dimostrare che abbiamo fiducia in loro.

La fiducia, il senso del gruppo, è ciò che si raggiunge con questi esercizi quotidiani, la consapevolezza che i miei figli hanno del nostro monitoraggio generale sulla loro vita, sereno e misurato nel qui ed ora, senza ansie e con la massima apertura verso tutti coloro che per i nostri figli hanno un valore emotivo e relazionale, come le insegnanti con le quali hanno vissuto tutti i mesi di scuola trascorsi fino ad oggi.

Fiducia e serenità che permette ai nostri figli di saper dire di no quando serve, anche alle insegnanti ed anche ai carabinieri, perchè la prima autorità con cui si relazionano siamo noi genitori…

Sara


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