quando lo Stato arma un sedicenne che, crescendo, disarma lo Stato…

In questi giorni ho potuto parlare con un uomo adulto, un quasi anziano di settanta anni come ha voluto definirsi, il quale ha lavorato a lungo nello Stato in un settore dedicato alle informazioni ed alla sicurezza.

Un uomo che ha conosciuto mio marito sin da quando Fabio ha impugnato un’arma di servizio, sin da quando aveva ancora 16 anni anagrafici, nel Febbraio del 1985.

Un ex militare che ha vissuto con mio marito un periodo insieme, intenso e caratterizzato dalla comune appartenenza a dei reparti della Brigata Paracadutisti Folgore per poi entrambi prendere altre strade, ricongiunte di tanto in tanto negli incontri per un caffè in quei c.d. teatri dei primi anni novanta.

Non si tratta del classico veterano pieno di stemmi e fregi con la nostalgia dell’ardimento o con la politica a portata di mano, bensì di un quasi anziano di settanta anni che ha voluto rendere omaggio ad una Famiglia, dopo che è stato informato della situazione che stiamo patendo e vivendo da alcuni anni.

Un uomo sereno, equilibrato e ben consapevole della, vera, storia di mio marito.

Ascoltare poche parole ma dette con una forte intensità emotiva da parte di chi ne ha viste e fatte tante, è stato educativo per me.

Ascoltare finalmente qualcuno dell’ambiente che conferma molte cose invece descritte come “fantasie di un millantatore” mi ha rinforzato, che unisco a quelle che ho già ricevuto in passato da degli ex colleghi di Fabio, però di quelli che in privato ti stringono la mano ma quando sono in ufficio dimenticano di averti mai incontrato.

Un uomo di quasi settanta anni col quale ho accettato di parlare perchè non è un frustrato in cerca di ricordi o un sedicente qualcosa, questa persona ha tutti i documentati requisiti per dire quel che ha voluto rappresentarmi ad omaggio, suo dire, del mio coraggio nel restare accanto a Fabio, nonostante quel che abbiamo passato e stiamo ancora sostanzialmente subendo.

Ho compreso così come funziona il depistaggio tramite il controllato abuso investigativo, contro il quale mi sono già scontrata nel leggere le migliaia di pagine degli atti giudiziari datati sin dal 1986 che riguardano mio marito nella sua veste di militare di carriera, di testimone, di indagato, di parte offesa, di consulente tecnico e di consulente ausiliario di Polizia Giudiziaria.

Quest’uomo è stato insieme a Fabio a Trapani ed a Palermo per qualche settimana nei primi anni novanta, mi ha reso edotta di alcuni eventi ma soprattutto ha detto una frase che rimarrà nella memoria delle mie esperienze:….Dottoressa, lo Stato ha armato un sedicenne che era già un uomo, il quale crescendo ha fatto una scelta pagata a carissimo prezzo, ma suo marito ha disarmato lo Stato“.

Poi mi ha fatto ben capire i motivi per i quali nessuna verità giungerà mai nelle aule di un tribunale, a quel punto ho avuto paura.

Sapendo la nostra attuale situazione ha manifestato il rispetto della nostra dignità, regalandoci un vecchio “pacco viveri” di quelli con la cioccolata militare dentro ed un presente per i bambini, che naturalmente hanno gradito.

La cosa più interessante è stata quella che non ha voluto vedere Fabio ne mio marito ha voluto incontrarlo, perchè non si conoscono, non si sono mai visti prima…

Sara


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