la forma fisica e l’equilibrio emotivo di una donna, come stile di vita e, non, etichetta di immagine…

Gli sguardi dei curiosi fanno parte del curriculum di ogni donna sin dalla prima evoluzione dell’adolescenza in un paese come il nostro, nel quale il “peccato” ed il “giudizio” sembrano rappresentare delle importanti variabili di selezione sociale, spesso caratterizzata proprio dall’aspetto fisico di una donna, dalla sua apparente “immagine”.

Troppo grassa, troppo magra, sono espressioni rituali nei confronti fra donne, giuste considerazioni oppure delle maliziose osservazioni che fanno appunto parte del relazionarsi, per questo desidero oggi affrontare l’argomento della forma fisica e dell’equilibrio emotivo, diverso dall’equilibrio mente-corpo, tema su cui tornerò a scrivere in futuro.

La magrezza non necessariamente rappresenta la buona forma fisica, lo si può essere per costituzione, per una sana e attenta alimentazione, per una patologia che non si ha voglia di raccontare oppure anche per scarse possibilità economiche di adottare una sana e attenta alimentazione.

Allo stesso modo, essere grassa, non rappresenta il non volersi bene od il crescere a pane e porchetta per cultura territoriale, una donna in carne o particolarmente grassa non merita una discriminazione, anche se la si vede quotidianamente frequentare dei noti fast food americani.

Questo perchè il cibo è un presidio psicologico ed emotivo importante, non è solo nutrizione ma soprattutto relazione e comunicazione, relazione con se stessi e comunicazione con gli altri da se.

Il cibo compensa l’ansia, si fagocita una immensa quantità di robaccia dal buon sapore ad una velocità impressionante, allo stesso modo si cerca di gestire e ridurre un conflitto quando ci si vieta una sana alimentazione o privandocene del tutto sperando così di comunicare il nostro malessere.

La fragilità di un equilibrio emotivo non dipende solo dalla struttura di pensiero, dall’intelligenza oppure dalla cultura di formazione, si riferisce invece alle emozioni che non sempre anche le persone più forti e con delle risorse importanti sanno affrontare e sostenere, per questo il cibo e l’aspetto fisico mutano il loro significato dall’originale importanza della nutrizione e della forma fisica in uno strumento di relazione interna ed esterna.

La nutrizione può invece rappresentare una ottima opportunità per saper affrontare un disagio emotivo che ha danneggiato il nostro equilibrio, adottando una sorta di “disciplina alimentare” da osservare come presidio esterno senza identificarsi in essa, utile a disintossicare il corpo e la mente dalle c.d. “negatività” interne e da quelle che persistiamo a voler individuare esternamente, non sempre reali.

Allo stesso modo il recuperare una valida forma fisica, armoniosa nei muscoli e nella postura, consente di rinforzare anche quell’equilibrio reso fragile dai conflitti emotivi che ne caratterizzano il disagio.

Sia ben chiaro che il semplice essere serene con se stesse e desiderare “un bel culo” non è sintomo di altro che del volersi bene, senza andare a cercare poesie emotive di sorta.

Il problema si evidenzia quando il disagio emotivo aumenta invece di essere gestito laddove una donna non raggiunge l’obiettivo (sociale) sperato, perchè non corrisposta nella stessa visione di se stessa oppure per motivi di altra natura ma sempre riferiti ad uno specchio sociale e, non, al guardarsi dentro.

La nostra è un’epoca pericolosa per molte coetanee over 40, specialmente per quelle donne meno serene sotto il profilo della relazione coniugale o sessuale, ove alcune rincorrono le diete del momento o gli stimoli sociali utili a compensare la propria intolleranza che, come tale, può generare dei conflitti interni o, appunto, relazionali.

La forma fisica e l’equilibrio emotivo di una donna non possono dipendere perciò dagli sguardi dei curiosi o dall’invidia dell’amica grassoccia dopo una gravidanza, sono tutte delle grandi ed inutili fregnacce che purtroppo generano delle sofferenze, perchè vanno ad incrementare un disagio emotivo interno, da meglio capire e da saper affrontare anche tramite la giusta forma fisica ed il corretto equilibrio emotivo ma questo in base a chi siamo e non a chi dovremmo o vorremmo essere.

Come pedagogista, come donna, come madre di tre bambini e come moglie di un ex cinquantenne atletico ora in cerca del suo antico fisico, posso offrire un confronto semplice, invitando le donne di ogni età a riconoscere la propria disciplina senza adattarsi alle mode del momento, disciplina emotiva fatta di quella stima che non deve trovare una mediazione esterna e giudicante il proprio aspetto fisico.

La buona forma fisica la si trova disciplinando se stesse e le proprie emozioni, imparando a tollerare la frustrazione, accettando il sacrificio del sapersi porre in discussione e, soprattutto accettandoci come siamo, donne, anche se troppo magre o troppo grasse.

L’equilibrio emotivo delle donne regola tutti gli aspetti della nostra vita, tutti i giorni, ora espressi nelle relazioni, ora nell’alimentazione, ora nell’aspetto fisico e nella postura, ora invece nei conflitti che cerchiamo di compensare con ogni opportunità del momento ma dobbiamo ricordarci che il nostro è un benessere emotivo complesso, fatto di molti e diversi aspetti che debbono essere complementari fra loro, per questo, come dice il mio buon marito le donne non debbono investire sugli uomini per star bene con se stesse.

Il confronto pedagogico consente di formare se stesse a riconoscere ed estrarre quelle risorse proprie, non acquisite altrove o da altri, rimaste inespresse o residuali dopo tanta sofferenza emotiva.

Risorse che ogni donna possiede, sempre, anche se troppo magra, anche se troppo grassa…

Sara


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