Pedagogia della sessualità e delle relazioni di coppia. Quando una moglie chiede al marito di vivere delle esperienze sessuali trasgressive…

Colgo l’occasione con questo odierno articolo per meglio spiegare quel settore del mio lavoro dedicato alla pedagogia della sessualità nelle relazioni di coppia e negli indirizzi di genere, allo scopo di prevenire di ricevere ancora quella messaggistica pregna di inviti a partecipare a non meglio precisati convegni (carnali) oppure alla manifestazione di fotografie anatomiche associate al centimetro da sarto.

Le pedagogia della sessualità e degli indirizzi di genere è una risorsa idonea sia per coadiuvare gli adulti che vivono un malessere relativamente alla incapacità di riconoscere ed esprimere delle proprie risorse nella relazione col partner, sia per chi vive o affronta il percorso di un indirizzo di genere, termine che poco amo in realtà, che definisce il mondo c.d. LGBT dell’omosessualità e della bisessualità maschile e femminile e della transessualità nelle sue varie espressioni fisiche, sociali e relazionali, specialmente se si tratta di adolescenti e delle loro famiglie, questo anche tramite una ampia progettazione di eventi di sensibilizzazione sociale sul tema, fra i quali questo Blog.

Nell’ascolto del disagio degli adulti mi capita di evidenziare che, proprio la relazione della coppia sotto il profilo della sessualità, rappresenta un indice delle voci del malessere soprattutto fra quelle coppie oltre i quaranta anni, formate da coniugi che hanno raggiunto un equilibrio generale e che recuperano ora, oppure ora riconoscono, degli aspetti della loro relazione sessuale trascurati o mai coltivati prima.

Qualche tempo fa ho accolto la richiesta di confronto di una donna di quasi cinquanta anni che coltiva da tempo alcune fantasie erotiche e che vorrebbe adesso viverle appieno, coinvolgendo in queste anche il proprio marito ma ne teme sia il giudizio che il rifiuto, con tutte le conseguenze immaginabili di fronte alla proposta di essere amata da due uomini mentre il marito la guarda.

Fantasia ricorrente in molte donne (ed anche in molti mariti) che in alcuni casi da pensiero stimolante si trasforma in una reale esperienza fisica, emotiva e soprattutto relazionale, tale da mutare lo spessore del rapporto di coppia sia in senso positivo che distruttivo.

Il mondo della c.d. trasgressione sessuale nel nostro paese ha visto una evoluzione culturale e sociale importante, dalle polaroid dell’autoscatto degli anni settanta ai club privè fino alle attuali possibilità offerte dalla rete nei tanti siti specializzati nello scambismo e nel libertinaggio in generale.

Questa donna, madre di due adolescenti, sposata poco dopo la laurea conseguita insieme al futuro marito, teme non solo il confronto in tal senso con questi ma anche di ritrovarsi in quella bassa macelleria degli annunci e degli incontri clandestini dopo che si è documentata di nascosto in rete, fra annunci di ogni tipo ed immagini eloquenti, giungendo anche ad introdursi in un club privè durante un impegno professionale fuori provincia, osservando quindi quel che avviene in queste associazioni, rimanendone però delusa.

La sua fantasia di essere amata, più precisamente “posseduta”, da due uomini di fronte agli occhi del marito contiene tutti i motivi di un simile desiderio, da quelli fisici e sessuali a quelli emotivi e relazionali, da un residuale conflitto mai elaborato alla più attuale capacità di prendere coscienza della propria femminilità, di essere una donna di quasi cinquanta anni ancora piacente e sensuale, aspetto che il marito sembra solo riconoscere in modo ormai abituale pur se sessualmente soddisfacente.

Non è quindi una donna sessualmente insoddisfatta o trascurata, ama il proprio marito dal quale è amata ma ne riconosce una rigidità morale espressa sin dai primi tentativi di introdurre la sua fantasia nel fare l’amore col marito, invece apparentemente più radicato ad una sessualità tradizionale.

Donna che ha sostanzialmente evitato di coltivare il significato di questa fantasia per anni, ora invece più intrusivo nella suo mondo interno e come mi ha detto fortemente piacevole al solo fantasticare un evento del genere, quello di essere posseduta da due uomini mentre il marito la guarda.

Nel confronto ha manifestato una sofferenza importante, non una delusione o un rammarico di non poter fare una “porcata” come le dicono le amiche, proprio perchè riconosce in questa fantasia un forte valore personale, relazione ed emotivo che supera il solo aspetto sessuale o trasgressivo ed assume lo spessore intellettuale della donna stessa, che va oltre il solo percepire il piacere di una fantasia libertina.

Fantasia che avrebbe potuto coltivare serenamente da sola, per opportunità ed ambiente, come molte altre mogli e donne fanno in modo clandestino regalandosi qualche ora di segreto piacere da camuffare con delle presunte vampate della menopausa di fronte al marito ignaro.

Questa donna è apparsa invece decisa a trovare il modo più intelligente per porre il marito di fronte alla sua fantasia, ormai espresso fattuale desiderio, riconoscendo in me quel quid di intelligenza per la quale la ringrazio.

Dopo qualche confronto in compagnia anche di mio marito, fuori dai classici schemi professionali dello studio e delle scrivanie, sfruttando una reciproca passione per le immersioni subacquee, abbiamo potuto affrontare l’argomento dopo che la donna, rinforzata dalla nostra presenza, ha voluto chiaramente e senza giri di parole proporre al marito di vivere la sua fantasia, quotidiana, che le procura un piacere immenso sia fisico che emotivo mai prima provato.

La presenza di mio marito Fabio ha sempre avuto il valore di terzo di riferimento, neutrale, utile a contenere sia le derive espressive che reattive dei miei assistiti e talvolta idoneo proprio al confronto diretto fra uomini, fra mariti, specialmente quando gli chiedono cosa Fabio farebbe di fronte ad una proposta del genere.

La sua è sempre una risposta simpatica che storna al mittente il quesito da porre a se stesso, quando dice che “farebbe i biglietti” sogghignando il suo essere livornese e guascone di natura.

Osservare quindi una coppia matura finalmente capace di affrontare un tema ritenuto “ostile” è per una pedagogista la soddisfazione professionale, indipendentemente dagli esiti che, nel caso di specie, hanno poi avuto la coltivazione di quella fantasia grazie alla nostra “mediazione” non come partecipanti ma solo per averli messi in contatto con dei precedenti assistiti gravitanti nel mondo libertino francese.

Quando ho incontrato di nuovo la donna ho visto nei suoi occhi la serenità, mi ha quindi raccontato la loro esperienza a casa di questi amici, ove dopo aver cenato hanno vissuto una notte di amore intensa, durante la quale ha osservato prima gli occhi sorpresi del marito nel vederla praticare sesso con due uomini, poi le lacrime ed infine la complicità nell’accompagnarla al suo piacere scoprendo un aspetto di se con cui fare progressivamente i conti.

Ha avuto il coraggio di fare una scelta aperta e consapevole, senza clandestinità e, questo, rappresenta ai miei occhi l’essere una donna leale, con se stessa e con chi ama.

Il resto dipende dalla moralità, dalle tradizioni o dai momenti della vita nei quali fare l’amore con più uomini rappresenta una opportunità di crescita personale e relazionale.

Non ho interesse a sapere se hanno continuato o meno questa pratica all’interno di quel gruppo di ex assistiti ai quali ormai riferisco abitualmente quando mi trovo ad affrontare il disagio di una coppia, di un uomo o di una donna, riferibili alla sessualità ed agli indirizzi di genere.

Concludo l’articolo ricordando al gentile masculo che mi ha inviato le sue foto anatomiche col centimetro da sarto a misura delle proprie doti, che per quanto apprezzabile la taglia, preferisco cucirmi i vestiti insieme a mio marito nella sartoria di Famiglia…

Sara


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