del perchè la Gastronomia Piselli ha chiuso bottega…

Molti hanno conosciuto mio marito in cucina, sia nei ristoranti ove ha lavorato che nei locali che abbiamo temporaneamente gestito, oltre a coloro che ne hanno apprezzato i prodotti nei laboratori francesi in cui ha collaborato.

Fabio Piselli ha chiuso la ditta, ha abbassato la saracinesca come si suol dire, sia per le scarse entrate rispetto alle imposte uscite, sia per la riduzione delle opportunità di raggiungere i vari locali in cui era chiamato anche solo per una giornata.

Quel che più ferisce non è tanto il rinunciare ai servizi gastronomici in conto terzi ma alla fornitura diretta dei prodotti ed alla vendita che aveva invece visto un buon margine di futuro.

Questo perchè, nonostante Fabio abbia tutti i requisiti tecnici e formativi per la manipolazione e la somministrazione degli alimenti e delle bevande, rispondono che a causa di un fallimento del 2002 non ha più i “requisiti morali” per vendere ciò che produce, evento nel quale ci eravamo imbattuti in passato e che avevamo superato ed ora invece di nuovo posto ad ostacolo, tanto che ancora una volta mio marito ha chiesto di indagare sia sui fatti complementari che causarono quel fallimento di quasi 17 anni or sono, sia sulla gestione della chiusura di un contenzioso ancora aperto ma trascurato in tanti anni.

Fallimento che impedisce di avere un conto ditta ordinario, che impedisce di offrire delle garanzie ai fornitori, che impedisce di adire ad un eventuale scoperto, ovvero tutti quegli strumenti usuali del commercio in generale.

Lo stato di salute di Fabio incide più che altro sul timore di qualche committente o dei titolari di fronte alla potenziale malattia, ad oggi limitata ai soli diffusi linfonodi ed alle febbricole, timorosi giustamente di ritrovarsi con un cuoco “rotto” in piena stagione, per cui comprendiamo le riserve.

Per il resto incide relativamente, perchè posso assicurare che non è certo una schiena malconcia o i linfonodi diffusi col timore di qualche spettro oncologico che fermano mio marito, sono i bolli tondi che lo distruggono in realtà, quelli della burocrazia che condiziona ogni capacità, ogni sacrifico, ogni bontà professionale.

Per cui, come Fabio ha già fatto direttamente, anche io informo gli interessati che la ditta Gastronomia Piselli ha chiuso i battenti, ancora “fallita” in quei sistemi informatici che tutto ormai sembrano controllare, tanto da impedire ad un uomo serio ed affidabile a tal punto da essere chiamato a collaborare nelle indagini di polizia giudiziaria e nella tutela dei minori ma, paradossalmente non affidabile, per poter vendere un etto di mortadella.

Di fronte alla necessità di sostenere una Famiglia con tre bambini, il buon marito recupera ogni competenza acquisita negli anni e si è messo sul mercato ed ogni volta che accetta una chiamata per una giornata di lavoro a nero, lo vedo soffrire questa forma di clandestinità, come un ladro sociale che deve scegliere la correttezza fiscale o lo sfamare i figli.

Nulla abbiamo mai chiesto allo Stato, nessun supporto sotto forma di aiuti sociali, disoccupazione ed altro, perchè riteniamo di avere ancora tutti i requisiti professionali e le risorse per restare autonomi e tali siamo, anche se un uomo di cinquanta anni deve ringraziare il clandestino straniero per farlo lavorare, a nero.

Non è certamente una questione di razza o di nazionalità, è l’evidenza di un circuito sociale e politico privo di buon senso pratico, di quella pratica quotidiana delle famiglie ordinarie, quelle che vivono di lavoro e che sono le prime però a rilevare il sensore della “guerra fra poveri” che una politica del genere ha creato.

Specialmente ove ti ritrovi a cucinare per una decina di presunti profughi in piena carne, giovani e fisicamente dotati, che se ne stanno seduti tutto il giorno a far finta di fare un corso di italiano da parte di un presunto educatore, ben felice di far finta di esserlo mentre l’associazione creata ad hoc incassa i fondi che finanziano i progetti.

Non sono quindi i migranti il problema o la loro arroganza dell’ignoranza che si sposa con l’attitudine tutta italica della “furbizia”, il problema è la gestione di tutto questo, soprattutto di fronte ad un uomo che deve dissimulare di parlare più lingue per essere “assunto a nero” altrimenti è troppo bravo e non conviene prenderlo.

La mediocrità è la peggiore delle malattie, perchè genera solo furbi e scaltri, non intelligenti e capaci.

La mediocrità è ciò che più sta uccidendo questa nostra società, nella quale se ti azzardi a sentirti sporco perchè incassi 40 euro per dodici ore di lavoro a nero, sei anche “scemo” perchè domani non ti chiamano più.

Un paese nel quale un uomo esteso alla dichiarazione di un fallimento del 2001-2001, ha tutti i requisiti per essere nominato più volte in più anni e decretato da parte di una Procura della Repubblica come un consulente ausiliario di Polizia Giudiziaria in casi anche di rilevanza nazionale, ha tutte le competenze per fare il CTP nei procedimenti e nei processi penali per i casi in tutela dei minori ma non può vendere un etto di mortadella, perchè non ha i “requisiti morali”….

Sara


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