del giusto diritto dei bambini di parlare con i rutti…

L’infanzia è quel meraviglioso momento della vita nella quale le regole ed i doveri dovrebbero essere già maggiorenni e, non, condizionare la libera espressione delle emozioni dei bambini, anche tramite i rumorosi, ripetuti, forse fastidiosi rutti.

Non c’entra nulla la maleducazione o la forma, oppure l’arrogante ignoranza che sembra manifestarsi nel bambino che intona un cantico con i rutti o più semplicemente non li trattiene di fronte alle maestre, ai compagni o al parco, divertendosi nel farlo.

Un bambino che rutta non è ignorante e maleducato ma un soggetto che esprime una sua emozione condividendola con gli altri, anche sotto forma di provocazione verso l’autorità, anche sotto forma di ribellione alle regole ed ai doveri genitoriali, anche sotto forma di sfottò verso l’amichetto tutto pelo di capra hircus.

Il rutto nei bambini ove non è una sola mera reazione digestiva non contenuta, è un linguaggio comunicativo importante, non sempre un fastidioso imbarazzo per i genitori.

Viva i bambini che ruttano sorridendo felici nel farlo, la cui giusta misura la troveranno da soli in assenza dei mortificanti rimproveri, fino a riprendere un linguaggio più urbano e tenere i rutti per le occasioni speciali.

Quando, da pedagogista, ascolto il rimprovero bacchettante di un adulto scandalizzato contro un bambino di sei, sette, otto anni che ha gettato un suo rutto nella mischia, provo quella antica sensazione di collaborare alla eco di quel meraviglioso rumore di infanzia.

L’espressione delle emozioni nei bambini può essere talvolta rumorosa o puzzolente, dovremmo essere noi genitori ad interpretarne il senso e non il suono o l’odore.

Sono la prima sostenitrice del fronte internazionale per la liberazione del rutto dei bambini, la più elevata espressione personale, sociale e politica di autodeterminazione.

Il resto sono solo critiche da parte degli adulti, magari gli stessi che per fare una flatulenza si aiutano col dito per contenerne il timbro.

Ho tre figli, che ho concepito con un livornese, il quale quando sente Fabio Massimo cantare con i rutti mentre fa il bagnetto è un Padre felice ed un educatore consapevole che è un periodo di cui necessita, passerà presto senza bisogno di mortificarne la vena artistica…

Sara


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