del perchè dopo la recente “schicchera” ho rifiutato l’ospedale…

Non ho mai giocato con la morte, nemmeno da paracadutista militare in una età nella quale “la bella morte” rappresentava da un lato la baldanza giovanile e dall’altro l’eroica fine di ogni valoroso soldato.

Sono un civile da tanti anni ed oggi un uomo di 50 anni, maturo, sposato e padre di tre bambini, con una esperienza di situazioni di emergenza medica ricca sia per gli anni di volontariato a bordo delle ambulanze che per le esperienze in paesi a rischio, per essere stato protagonista di qualche incidente motociclistico ed automobilistico e traumi simili nella mia vita i cui segni mi porto addosso, sia fisicamente che emotivamente.

Ho avuto una costante formazione nel primo soccorso sin dagli anni ottanta per riconoscere gli indici di rischio di una emergenza medica ed ho potuto in passato offrirla in favore di chi ho soccorso compreso me stesso ma, in ogni occasione, sono sempre stato cosciente e collaborativo, anche in codice rosso mentre quanto ho vissuto due giorni fa è stato diverso, perchè ho perduto i sensi, buio completo per qualche minuto, di cui non ricordo ancora nulla.

Mi hanno soccorso mia moglie Sara ed i miei tre figli che erano in compagnia di altri bambini che hanno assistito alla scena, iniziata col giocare insieme su un hoverboard, poi ho avvertito la “confusione” alla testa, un calore forte fino a cadere in terra, in realtà da qualche settimana avverto un cambiamento in termini di ripetuti affaticamenti e più lenti recuperi ma ho ricondotto tutto questo alla evidenza dei diffusi linfonodi che la diagnostica eseguita ha recentemente trovato nel mio corpo, indice di una infezione non ancora classificata ma non riconducibili ad un apparente tumore, fortunatamente.

Mi sono rialzato, poi di nuovo quel calore alla testa ed il buio. Quando ho riaperto gli occhi ho visto mia moglie Sara e mia figlia Matilde, ho avuto delle difficoltà a capire dove fossi e come stavo, fino pian piano a riprendere il controllo, dopo una ventina di minuti ho potuto controllare gli indici di rischio e capire che non c’erano segnali di gravità immediati, sudavo e puzzavo di urina col battito cardiaco accellerato tipico dello stress di questi eventi.

Ho fermato mia moglie mentre stava chiedendo l’intervento di una ambulanza, che solo una decina di giorni fa mi aveva già portato in ospedale, quindi con tutto il tempo necessario abbiamo fatto insieme i pochi metri per giungere nel monolocale in cui attualmente alloggiamo a Latte di Ventimiglia, al confine con la Francia.

La capacità di gestire le situazioni di emergenza, soprattutto medica, è stata l’argomento quotidiano di ludica formazione che ho fornito alla mia Famiglia da sempre, una oretta tutti i giorni per imparare le manovre ed i comportamenti da adottare nei casi tipici di emergenza medica in favore di mia moglie e dei bambini che, giocando, hanno imparato a non essere di ostacolo per la riposta alla emergenza ma al contrario collaborativi ed eventualmente decisivi.

Oggi posso dire che è servita, perchè hanno saputo affrontare questo ultimo evento in modo egregio, Sara si è presa cura di me per capire la gravità della situazione e controllare i parametri vitali, Matilde ha gestito il telefono mentre Fabio Massimo si è preso cura della piccola Edda.

Man mano che ho ripreso coscienza ed ho potuto osservare mia moglie ed i miei figli, ho visto nelle loro espressioni la sofferenza, i bambini molto colpiti dal vedermi privo di sensi e con la testa gonfia per aver preso la botta a terra durante la perdita dei sensi.

Ho fatto un doppio controllo dei parametri generali ed ho compreso che non c’era un rischio vita, convinto come ero che l’arrivo dell’ambulanza e la mia ospedalizzazione avrebbe creato più problemi in loro che benefici per me.

Sono adesso con mia moglie ed i nostri figli, affaticato, lento, con tutta la parte destra informicolita, il fastidioso mal di testa ma che non mi impedisce di alzarmi e darmi da fare per affrontare e risolvere quanto abbiamo davanti.

Rinunciare ad essere ospedalizzato non è una scelta che ho compiuto per giocare a fare il medico di me stesso oppure perchè credo di essere preparato in questa materia, al contrario sono umile tanto da sapere che non si gioca con questi eventi che hanno aumentato la loro frequenza negli ultimi tre anni.

Sono pienamente consapevole di “come funziono” specialmente nei casi di emergenza, che affronto con serenità, senza grandi timori o slanci emotivi, quasi freddo come dice Sara.

Per tutti i motivi che mia moglie ha descritto nel Blog, non possiamo permetterci di “star male” e questo non deve essere una considerazione vittimistica ma una situazione pratica che nell’economia delle scelte da compiere ha il suo importante coefficiente.

Sono vivo, torniamo a casa non è l’espressione di un macho pieno di boriosa fiducia, solo la frase di un uomo stanco di dover economizzare anche una situazione di emergenza. A casa abbiamo qualche strumento utile per misurare i parametri ed i valori, tanto da avere una indicazione della situazione da cui eventualmente scegliere se ricorrere ad un ospedale.

Voglio definire quello che ho avuto come una perdita di coscienza transitoria a causa di uno svenimento presumibilmente di natura neurologica, la cui durata di meno di tre minuti ne rappresenta il fenomeno, altrimenti sarei probabilmente caduto in coma. Ho escluso una causa cardiologica, ortostatica o vasovagale perchè non ho mai avuto  segnali tipici e comportamenti associati a queste possibili cause.

Già in passato sono avvenuti degli episodi simili ma senza mai la perdita di coscienza o il rilascio delle urine, episodi che sono stati associati alla condizioni della colonna vertebrale che in determinate condizioni può attivare una serie di reazioni simili ad una crisi epilettica o ad un apparente colpo apoplettico, forse in questo ultimo caso la caduta dall’hoveboard è stata una ragione; eventi che conosco bene soprattutto per i lunghi momenti dei vari controlli fra risonanze magnetiche e tutto il resto che ho effettuato in passato ma che in questo momento non posso permettermi di affrontare, preferisco restare vicino alla mia Famiglia.

Mia moglie appare invece preoccupata, Sara ha vissuto il momento immediatamente precedente alla perdita di coscienza ed il crollo dovuto allo svenimento di cui conosce le variabili generali che causano le sincopi o i collassi, mi ha detto che ha pensato che stessi morendo e Sara non è una donna impressionabile, ansiosa o vulnerabile al panico da stress, al contrario è quella roccia sulla quale mi tengo forte tutti i giorni.

Negli ultimi mesi sono più debole, questi linfonodi che dall’inguine sono apparsi alle ascelle e sembrano adesso emergere al collo meritano certamente la mia attenzione, come le febbricole, la stanchezza fisica e la difficoltà di recupero.

Vorrei tanto “essere come gli altri” come quelli che possono andare in malattia e prendersi i giorni necessari per curarsi o affrontare la diagnostica in generale ma per tutte le complicanze che si sono sviluppate dai fatti in cui sono coinvolto, in qualche modo descritti nel Blog e soprattutto per la realtà generale attuale è difficile prendere una semplice decisione, come “tutti gli altri”.

Dispiace apparire arrogante, non lo sono come non sono incosciente del fatto che episodi simili si sono ripetuti più volte negli ultimi anni e che non posso solo ricondurli a degli ipotetici fattori di un forte stress psicofisico o di conversione isterica, anche perchè sono un uomo calmo “addestrato” a gestire lo stress anche nei momenti peggiori ed il confronto avuto con dei professionisti del settore lo ha inoltre escluso.

Oggi i bambini mi hanno fatto un sacco di domande, ho visto la loro paura per avermi visto svenire ed impattare al suolo in quel modo, il non rispondere agli stimoli di Sara e tutto il resto.

La vita di ognuno di noi, esseri umani nella media, contiene gli angoli oscuri del destino che illuminano l’opportunità di saperlo affrontare o lasciarsi andare nel buio, senza rinunciare alle emozioni e senza che la paura possa cambiarne la qualità ed il coraggio di esprimerle.

La mia Famiglia ha fatto del coraggio delle emozioni la propria bandiera, della filosofia de “less is more” una specie di stile di vita e del viaggio una situazione ricorrente, per questo affrontiamo tutto quello che il destino ci rende ancora oscuro ponendo l’attenzione su questi eventi, che illuminano l’opportunità di capirne le ragioni, senza panico, senza vittimismo inutile e senza quella baldanza giovanile che, a 50 anni e con tre figli, sarebbe solo una arrogante stupidità.

Fabio Piselli


torna alla home page

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: