ma, fossimo figli di due scemi?….

Questo Blog è uno strumento di lavoro ed anche di confronto collettivo delle nostre singole esperienze, quelle di una Famiglia fuori griglia formata da cinque Piselli in viaggio.

Capita quindi di ricevere gli apprezzamenti per i contenuti dei vari articoli e le risposte al confronto stesso oltre il tema principale rappresentato dalla pedagogia nelle sue varie espressioni, dalla relazione genitori-figli all’ascolto del disagio degli adulti, dalla pedagogia delle relazioni di coppia alla pedagogia della sessualità e gli indirizzi di genere.

Esperienze che riguardano anche il cosiddetto “caso Fabio Piselli” che dal 1986 rimbalza in più eventi giudiziari complementari fra loro, motivo per cui di tanto in tanto scrivo un articolo inerente questi fatti, senza dimenticare che la scelta di essere “una Famiglia nello zaino” è nata proprio per ridurre tutte le complicanze che abbiamo patito e subiamo in ragione di quelle “ingerenze” più volte denunciate e descritte nell’articolo “la moglie del testimone”.

Le denunce che mio marito prima ed anche io dopo abbiamo fatto sono mirate sia ad ottenere l’abbattimento del “fango di Stato” che ha invaso la nostra vita, che siglate per manifestare la tutela dei nostri figli e degli interessi della nostra Famiglia contro chi persiste nel porre in essere quelle condotte già evidenziate all’attenzione sia delle Autorità Giudiziarie competenti per territorio che alle Autorità Politiche del Governo di turno.

Stamani ho avuto l’opportunità di scambiare due parole con un ex collega di mio marito, che ha voluto sincerarsi del suo stato di salute personalmente, perchè si è detto stanco di tutto il fango che gli stanno buttando addosso da anni negli uffici in cui questi lavora e coi quali Fabio ha lavorato a suo tempo o collaborato.

Ferisce, meglio, irrita e mortifica, ascoltare che secondo talune voci mio marito “simula” di star male “per non pagare la quota di una palestra”. Fra l’altro non frequenta nessuna palestra ed in passato ha lavorato in più centri sportivi.

Questo è il paradosso, la banalità del male che è invece utilissima sotto forma di pregiudizio sociale, per ottenere quella costante coltivazione del “dubbio” del “sembra strano” della totale differenza fra il profondo spessore di una scelta compiuta da un uomo e da una Famiglia di persone equilibrate e l’esatto contrario di quanto si vocifera tramite la bocca di chi si presenta qualificandosi come un appartenente ad un ufficio di polizia  o di sicurezza.

L’ex collega ben conosce queste dinamiche ed alla fine egli stesso sembra stanco delle risatine di sbeffeggio che si esprimono durante le telefonate, mirate alla denigrazione, alla riduzione, alla contestualizzazione di una persona in un “personaggio chiaccherato”.

Sono anni che denunciamo le stesse cose, poste in essere con gli stessi meccanismi e le stesse dinamiche, anni che raccogliamo atti, documenti e testimonianze interne agli uffici di una amministrazione dello Stato che trasformiamo in elementi di prova per le denunce che sigliamo, per poi trovarci ad attendere anni di procedimenti condizionati da ogni buona scusa per allungare il brodo come già spiegato nei vari articoli di questo Blog.

Se non è andato all’ospedale significa che non ha nulla, senza sapere che mio marito ha scelto di firmare e uscire dall’ospedale per tornare a lavoro dalla mattina alla sera per mantenere la sua Famiglia ed ero presente a tutto questo, non me lo ha raccontato qualche collega al telefono o durante un caffè al circolo di caserma. Ero presente e sono presente tutti i giorni da anni, testimone diretta della nostra vita e delle ragioni delle scelte compiute da persone intelligenti, non due mentecatti.

Se è andato all’ospedale è per mangiare qualcosa espresso con quella supponente aria di chi denigra coloro che sono dei morti di fame sentendosene superiore. Senza sapere che Fabio ha scelto di non mangiare per nutrire i figli quando ci siamo trovati con l’impossibilità di fare la spesa, anche a causa di un errore singolare nella sua anagrafica che ha bloccato tutti i sistemi per qualche giorno, oppure quando la copertura delle spettanze non è giunta in tempo, senza riferirmi alle consulenze che Fabio Piselli ha prestato più volte allo Stato in favore delle varie procure della Repubblica, ancora oggi mai coperte da nessuna somma oppure le consulenze in patrocinio gratuito ancora oggi prove di una copertura mai ricevuta e, sia ben chiaro, non sono grandi cifre ma qualche migliaio di euro da quello Stato che si è avvalso di mio marito, in questo momento farebbero comodo.

La stupidaggine di ascoltare da parte di sedicenti operatori di polizia che si sarebbe inventato di star male per non pagare la quota di una palestra raggiunge i limiti della sopportazione, perchè non solo è priva di ogni fondamento ma va a rinforzare la stupidità sociale che poi incide sulla qualità della vita di tutti i giorni perchè, ripeto, non siamo alieni alla società e non viviamo in qualche comune di pseudo figli dei fiori. Siamo una Famiglia mobile ma radicata alla comunità del territorio, i nostri figli frequentano regolarmente la scuola e lavoriamo con e fra le gente ordinaria, non elitaria o vincitrice di quel concorso che permette a talune braccia rubate al caporalato di sbeffeggiare chi nemmeno conoscono in molti casi.

Un ufficio dei carabinieri e della polizia e della finanza che telefona ad un altro ufficio livornese per riceve queste descrizioni, mirate alla più bieca denigrazione della vita di una persona, non conosco se espressa a titolo personale o in veste operativa, tende a prendere per indicativamente reale quel tipo di informazione sul conto di chi, attualmente, si trova nel territorio di propria competenza.

Territorio in cui, magari, vi sono reti parentali o amicali dell’operatore che veicola questo tipo di informazione, caratterizzata dal consiglio espresso in buona fede che recita non mi sembra così scemo comunque, per evitare ogni problema, stacci lontano. Ed è questo lo scopo principale di chi conduce da anni una opera denigratoria, delegittimante, inquinante la vita di mio marito e di conseguenza la nostra, ormai vi sono mole di documenti giudiziari in tal senso ma hanno tempi diversi dalla vita reale.

Vita reale fatta di chi ci guarda con ammirazione ma non chiederà mai una consulenza pedagogica e mai si avvarrà delle competenze di mio marito, proprio in forza del pregiudizio che prende forma da un lato dal nostro stile di vita, di gente sana ma “diversa” e dall’altro a causa di questa incessante opera di ingerenza nella nostra vita da parte di chi, ogni volta che siamo riusciti a prendere e identificare, è risultato essere direttamente o triangolarmente riferibile proprio agli ex uffici in cui o con cui Fabio ha lavorato o a quei personaggi istituzionali che ha a suo tempo denunciato ed oggi di nuovo oggetto di indagini per la ri-ri-ri apertura dei vecchi casi.

Come vorrei che i miei figli fossero “figli di due scemi” almeno tutto si risolverebbe in termini di banale immaturità o presunta incompetenza genitoriale per la quale esistono degli strumenti di sostegno.

Invece siamo gente sana e con problemi non ordinari che ci rendono “strani”, problemi che sono carta giudiziaria da anni e descritti negli articoli di un Blog, che affrontiamo e risolviamo nei modi possibili senza perdere le nostre caratteristiche personali, certamente siamo stanchi di dover fare i conti fra la somma dei tanti ticket da pagare per degli esami importanti ed i costi della sopravvivenza quotidiana, essendo persone qualificate, abili e capaci.

Non siamo di quelle persone che fanno la questua col vittimismo e, paradossalmente, rischiamo di sembrarlo quando chi si approccia sommariamente ai nostri eventi rischia di confondersi fra la nostra richiesta di Giustizia e la questua di un etto di prosciutto.

Questo, alla fine dei conti, riduce il senso di una battaglia e rinforza chi vive di pre-giudizio.

Non ci offendiamo quando qualcuno ci offre dei vestiti usati per i bambini, la consideriamo una tradizione che noi stessi coltiviamo, diverso è il veder giungere la busta della spesa, perchè pur senza offenderci non è questo di cui abbiamo bisogno e la rifiutiamo con gentilezza, ricordando che ogni eventuale “aiuto” può essere veicolato con la richiesta di una consulenza pedagogica se serve, con la richiesta delle varie competenze di mio marito, si chiama lavoro e offre il rispetto della reciproca dignità fra chi aiuta e chi riceve.

Rimango però convinta che lasciare traccia, senza imporla, della nostra storia consentirà ai nostri figli di rileggere nel loro futuro i motivi di un loro periodo evolutivo durante il quale avrebbero potuto chiedersi …..ma, non è che siamo i figli di due scemi?…

Sara


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