riflessioni di una pedagogista sulla fisicità dell’intelligenza…

In questi giorni ho atteso le risposte degli esami diagnostici ai quali mio marito Fabio si è sottoposto dopo l’evidenza di una serie di diffusi linfonodi e dopo l’ultimo evento nel quale ha avuto la “schicchera” di cui ancora non ricorda nulla.

Risposte che mi hanno rasserenato da un lato ed offerto il necessario confronto dall’altro per compiere le prossime scelte di vita e non le “scelte di morte”.

Posso quindi respirare meglio adesso, di fronte alla diagnostica attuale che ha escluso l’evidenza di un potenziale tumore al quale ricondurre i linfonodi reattivi flogistici in essere da qualche mese.

Le risposte e le consulenze mediche hanno evidenziato invece una serie di problemi attuali e storici che mio marito patisce e che, quando si uniscono fra loro a causa di un evento scatenante, danno vita a quella “schicchera” su cui dobbiamo fare attenzione perchè potrebbe essere rischiosa se ripetuta in tempi brevi o più feroce nella sua manifestazione.

Ascoltare un medico, un professore, descrivere mio marito come un soggetto “anomalo” perchè non potrebbe compiere delle azioni che invece compie e dovrebbe invece meglio agire dei gesti che invece non compie appieno non è una sorpresa per me, che, con le anomalie di questo soggetto ci convivo tutti i giorni.

Battute a parte, quel medico ha di fatto riconosciuto in Fabio quella “fisicità dell’intelligenza” della quale parlo in questo odierno articolo.

Fabio è un uomo che sin da piccolo ha dovuto adattare il suo corpo ad un problema vissuto nei primi nove mesi della sua vita, per il quale ha subito una delicata operazione alla testa che il buon marito usa come scusa quando gioca a fare lo scemo, dicendo “non è colpa mia mi hanno aperto la capoccia poco dopo la nascita e si sono dimenticati qualcosa fuori”.

Dopo quella operazione avvenuta infatti nei primi mesi del 1969 a nemmeno un anno anagrafico dalla nascita, il suo occhio destro ha iniziato a fare i capricci coi quali è sostanzialmente cresciuto, che durante l’evoluzione hanno progressivamente rappresentato la patologia di cui soffre ma che non gli ha impedito di acquisire i vari brevetti militari e civili, le patenti per gli automezzi ed i motoveicoli e per usare le armi che ha ormai deposto da molti anni.

Conosco bene il fisico di mio marito e la sua intelligenza in generale, sono anni che osservo le sue dinamiche interne ed esterne ed i meccanismi difensivi che attiva di fronte alla sofferenza fisica ed emotiva; sono ben conscia di convivere con una persona tanto forte quanto debole ma non per questo a ridotta capacità fisica o intellettiva, solo “abilmente diversa” come usa definirsi e come di fatto ha coniato questo termine da quando ha iniziato a lavorare coi disabili sin dalla fine degli anni ottanta, quando ancora erano descritti come “mongoli” oppure “handicappati” quindi “portatori di handicap” poi “diversamente abili” mentre il buon marito ha coniato quel termine “abilmente diversi” col quale definisce se stesso da sempre.

Per me, come moglie e madre dei nostri figli, è importante comprendere “come funziona Fabio Piselli” che anche sotto il profilo della ricerca professionale rappresenta una “cavia” utilissima a basso costo oltretutto.

Il cervello è una meravigliosa risorsa che consente di adattare il fisico alle funzionalità degli organi e degli arti e di rispondere anche ai traumi emotivi e psicologici coi meccanismi difensivi. Cervello che non necessariamente rappresenta l’intelligenza o la capacità di una persona di elaborare le sue esperienze, è una “centralina” che risponde al corpo come il corpo risponde al cervello.

Sin da quando ho scelto la facoltà universitaria mi sono interessata alle risorse fisiche emotive ed intellettive nella formazione della persona, dell’uomo in ogni suo aspetto e fase evolutiva, dalla nascita alla morte. Per questo mio marito è un libro umano su cui studio, e, mi applico appieno.

Non è un uomo “speciale” o con delle doti particolari, oppure un “fenomeno” o quel che si potrebbe definire un “personaggio” bensì tutto il contrario;  è un uomo semplice che ha adattato il suo fisico e la sua intelligenza alle esperienze del fisico e dell’intelligenza, riuscendo a gestire le emozioni di fronte agli eventi fisici e psicologici delle esperienze che ha vissuto sin dai primi mesi della sua vita, in cui ha iniziato a rischiare di morire per una brutta infezione che lo ha portato a subire un delicato intervento alla piccolissima testa di un bambino di nove mesi, con le limitate risorse tecniche e le conoscenze scientifiche della fine degli anni sessanta.

Ho rintracciato i superstiti di quei giorni che hanno lavorato su di lui, molti purtroppo già morti di  vecchiaia mentre un paio mi hanno raccontato quel “miracolo” quando lo hanno visto riprendere una vita normale, perchè lo davano per spacciato sin dal suo arrivo in ospedale con la testa gonfia, la febbre elevatissima ed il pus che stava andando anche nel cervello.

Non è stato possibile recuperare la cartella clinica di quel 1969 perchè molto è andato distrutto da un incendio o perduto nei vari lavori subiti dal presidio ospedaliero, ho solo trovato i documenti delle dimissioni dall’ospedale avvenute dopo alcuni mesi di ricovero.

Da quando ho incontrato mio marito, un fattore sui cui ho la piena consapevole certezza è la sua capacità di gestire lo stress nelle emergenze in generale e di fronte ad un elevato indice di rischio vita, di dolore fisico e di sofferenza emotiva.

Capacità che non è compatibile col solo addestramento ricevuto o con gli anni di studio e di pratiche delle sue “giapponeserie” pur certamente raffinata da queste, la ritengo invece una risorsa che si è sviluppata sin da quando gli hanno ricucito la testa a nove mesi di vita, sono infatti fermamente convinta che mio marito abbia adattato tutta la sua evoluzione a quella sofferenza ed alla diversa abilità residua della sua vista in particolare che, come ho detto, gli ha permesso di conseguire i brevetti militari e civili idonei per operare in cielo, in mare, in terra, in montagna e di conseguire patenti e porto d’armi come ogni altro “abile” e arruolato pur in presenza di una patologia che è impossibile da dissimulare.

Conosco ogni singola manifestazione della evidenza di un dolore di mio marito, soprattutto all’occhio quando il suo problema raggiunge un picco causato dalla pressione interna, oppure alla schiena quando le varie vertebre fanno i capricci e nei piccoli diffusi “handicap”” che il tipo di vita che ha condotto gli hanno causato, niente di diverso da molti altri uomini reduci da incidenti stradali o malattie che hanno sviluppato delle complicanze.

Conosco soprattutto come Fabio risponde al dolore, senza farmaci e senza vittimizzazione di una sofferenza ma adattandosi ad essa.

La sua risposta al dolore fisico ed alla sofferenza emotiva o psicologica è infatti totalmente complementare, rappresenta la piena miscela mente-corpo e non necessariamente l’equilibrio mente-corpo che mio marito studia e pratica da sempre, perchè ha manifestato anche quelle tipiche reazioni emotive non del tutto “equilibrate” di fronte ad una sofferenza, sia sotto forma di immediata risposta emotiva che di una eventuale attivazione di un meccanismo difensivo, sul quale lavorare per prenderne sempre una maggiore coscienza ed elaborarne la causa.

Gli aspetti somato-formi rappresentano la risposta fisica ad una sofferenza emotiva come taluni meccanismi psicologici e comportamentali manifestano la risposta psico-emotiva ad una feroce sofferenza fisica, occorre per questo non concentrarsi su un apparente sintomo ma studiarne il percorso completo, senza pretendere che i protocolli medici siano obbligati a seguire questo desiderio, la scienza medica offre infatti i propri importanti strumenti di diagnostica e di cura coi quali ognuno di noi può confrontarsi per compiere una scelta di fronte ad una malattia.

Siamo persone umili ma consci del significato dell’intelligenza, per questo consapevoli dei nostri limiti, al cui interno ci muoviamo serenamente proprio perchè coscienti in tal senso, senza presunzioni o spavaldi sconfinamenti in competenze altrui, infatti abbiamo chiesto la consulenza di alcuni professionisti sia per escludere delle ipotesi che per eventualmente confermarle, soprattutto per quanto concerne gli aspetti somato-formi ed una ipotesi di conversione isterica che, seppure esclusa, per le esperienze vissute avrebbe potuto serenamente rappresentare un coefficiente di valutazione importante, senza stupide negazioni e orgoglio di sorta ma con l’umiltà che richiede proprio il prendersi cura di se stessi.

Ascoltare uno psichiatra parlare di segnali di PTSD (post traumatic stress disorder) disturbo da stress post traumatico in Fabio, non è una novità per me come non lo è per lui stesso, perchè le esperienza della “sua storia” hanno tutte le possibilità di uno sviluppo in tal senso che, certamente, non ignoriamo e che da anni invece affrontiamo e confrontiamo insieme ad un gruppo di mutuo aiuto americano di civili ed ex militari affetti da PTSD nelle sue tante escursioni.

Credo molto nella “energia” donata dall’intelligenza delle emozioni e la fisicità dell’intelligenza è parte di questa “energia” di cui parlo, donata dalla capacità di elaborare il risultato delle proprie risorse interne e di rendere quelle residue degne di essere espresse, sia sotto il profilo intellettivo ed emotivo che fisico motorio oltre che relazionale.

Da sempre ascoltiamo il significato della mente sana in un corpo sano che possiamo assimilare ormai al corpo sano in una mente sana, la cui cura non deve scindere le “due cose” ovvero mente e corpo.

Prendersi cura del proprio corpo non rappresenta la sola pratica di uno sport dedicato alla muscolatura o alla acrobaticità oppure alla postura del fisico ma tutto questo insieme alle emozioni ed alla intelligenza, tramite cui riuscire ad elaborare gli eventi e le esperienze, iniziando con la capacità di porre in discussione un comportamento sia fisico che relazionale con se stessi e con gli altri da se.

Mio marito prima ed insieme poi abbiamo sempre studiato queste dinamiche, ora arricchiti dalla presenza dei nostri tre figli che loro stessi agiscono come soggetti autonomi nelle risposte del fisico e della mente che attivano nell’affrontare le loro individuali esperienze emotive e la relazione con noi e fra noi.

La fisicità dell’intelligenza si esprime in ogni gesto coordinato da una emozione espressa o repressa, negativa o positiva, compresa o negata, contro cui ci difendiamo oppure capaci di elaborarne serenamente i contenuti.

Osservo la risposta del fisico come indice di riconoscimento di una esperienza emotiva e psicologica, allo stesso modo osservo la risposta psico-emotiva ad una esperienza fisica caratterizzata da una sofferenza o da una temporanea o persistente disabilità sensoriale o motoria.

La PTSD nella cui misura soffre mio marito è una risposta a delle esperienze emotive e psicologiche che, anche se elaborate, hanno lasciato quella “ferita nell’anima” che si manifesta in taluni momenti e sotto numerose forme, capirne le dinamiche ed i meccanismi è assolutamente importante per non confondere un sintomo con una cosiddetta sindrome, per non rischiare soprattutto di “raccontarsela” quando conviene buttarla appunto in sindrome di fronte invece al timore di una patologia oncologica, oppure il contrario.

Occorre quindi il coraggio delle emozioni per mantenere un equilibrio mente corpo senza condizionare la mente ed il corpo ma, al contrario, seguendone le naturali espressioni e lavorare su queste laddove rappresentano la causa che attiva un danno secondario sia fisico che emotivo.

Nel confronto con chi questa PTSD la patisce da anni ho potuto fortunatamente rilevare che mio marito non manifesta quei segnali di disagio “mente-corpo” invece più radicati nei soggetti statunitensi, evidenzio però un comune “male” in tutti loro, quello della capacità di reagire alla sofferenza fisica senza “agire” nulla, come se la ritenessero una sorta di  “strumento” utile per “riconoscersi” in qualche modo nella persona originale che ha patito quella esperienza dalla quale trarre quella necessaria “motivazione” per affrontarne la cause ma patendone il percorso, anche rappresentato dalla frustrazione, dal disorientamento sociale, dalle tante complicanze relazionali ed emotive ma anche fisiche.

Quando siamo tornati a casa sapevo che mio marito mi avrebbe detto che sarebbe andato fare una “pisellata” ovvero l’esatto contrario di quanto gli aveva consigliato il medico, questo non per una sua spavalda stupidità ma quel “non possiamo permettercelo” a causa della nostra situazione generale.

Il buon marito ha quindi “preso il suo fisico ed incartato il suo cervello” per andare al mare e compiere una serie di esercizi fisici con un elevato contenuto emotivo e psicologico che, se visti da fuori, non manifestano nulla di diverso da chi nuota o fa ginnastica ma, osservati da me, rappresentano quel soggetto “anomalo” che anche il professore ha saputo riconoscere, col sorriso di compiacenza sulle labbra e non con gli occhi giudicanti o preoccupati.

Il mio francese non è perfetto ma ho compreso il significato di quel che il medico ha desiderato farmi capire, quando ha parlato di esperienze di sofferenza che superano i limiti della ordinaria comprensione, le quali possono distruggerti immediatamente nel corpo e nello spirito oppure donarti quelle risorse per superarle, cosciente che le ferite te le porti dentro e con le quali devi solo imparare a conviverci, non fuggirle ne dissimularle.

Questo fa mio marito, soprattutto quando ha sempre detto che non vuole usare i suoi figli come “medicina” ma come risorse meravigliose dalle quali trarre tutte le opportunità per condividerne l’energia, quella fatta di amore e di relazione, non di amuleti o fregi compensatori di una frustrazione.

Il coraggio delle emozioni è quindi una risorsa quando espresso con la fisicità dell’intelligenza, senza simulare un bene-stare o dissimulare un malessere, motivo per cui si riesce a capire che dei linfonodi diffusi non sono necessariamente riconducibili ad un tumore e che l’essere “calmo e tranquillo” non vuol dire che tutto va bene.

Non ho compreso realmente la natura di quel linfonodi reattivi flogistici, sui quali i medici hanno prescritto ulteriori accertamenti da fare fra qualche settimana, mentre ho capito cosa scatena la “schicchera” di Fabio quando il suo fisico ed in particolare la sua schiena patisce un trauma nella regione C1-C2-C3.

Occorre adesso organizzare la vita in funzione della prevenzione di ogni potenziale ulteriore evento del genere, motivo per cui ci siamo presi un paio di giorni di riflessione, durante i quali Fabio ha ritrovato la sua “energia”, che ci dona in ogni istante, sia quando è al massimo di ogni sua potenzialità che quando casca in terra con la bocca storta e col rilascio delle urine.

Vederlo nuotare, correre e fare le sue capriole, anche se male e con sofferenza, è un piacere, perchè sono consapevole che questa è la sua medicina per consentirci di aver un marito ed un Padre sereno, cosciente di essere diverso, non migliore o peggiore di nessuno, solo proiettato in uno stile di vita meno ordinario, che ho sposato consapevole di tutto questo e non è quindi una “punizione” da cui fuggire o temere per il futuro.

La PTSD è un coefficiente da tenere in considerazione per prevenire i fattori che portano il corpo ad accumulare quello “stress” che le emozioni producono che poi un evento scatenante trasforma in “schicchera” a causa di un quadro generale di problemini diffusi.

Sono convinta, per gli anni di esperienza e di convivenza con mio marito, che le ferite dell’anima siano talvolta capaci di condizionare il fisico e le emozioni, a tal punto da ritrovarti nella situazione in cui si attivano quei fattori esclusivamente fisici che scatenano la “schicchera” ma rimango certa del fatto che “il raggiungerli senza cercarli” possa dipendere da quando quelle ferite siano capaci di orientare una scelta emotiva.

E’ sulle emozioni ce ci concentriamo, l’unica vera risorsa di cui siamo padroni, l’importante è capire quando ne siamo gestiti e quando invece le viviamo serenamente…

Sara


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