la nuova politica, fra leghe stellate e stelle legate…

Finalmente abbiamo un governo, dopo un lungo travaglio è giunto il cesareo che ha tirato fuori un bel bambino di sangue misto. Evviva la politica, capace di mutare se stessa ma non un paese che rimane sempre vittima dei mutamenti politici dei tanti governi che si sono alternati negli anni.

Sono felice di osservare che in alcuni ministeri importanti hanno posto dei ministri quantomeno qualificati in materia, non più quindi parrucchiere alla salute e riformati alla difesa ma, battute a parte, questo governo sembra essere meno misero dei precedenti e ci auguriamo che da domani gli ospedali siano tali e non un terreno di carriere politiche costruite sulla pelle dei pazienti.

La rivoluzione iniziale dei 5stelle ha incontrato la mediazione obbligata della rivoluzione stessa che ha imposto il compromesso per riuscire a mettere un piede nei ruoli chiave e, già questo, rappresenta un risultato importante.

La Lega ha finalmente concretizzato il sogno del potere di polizia e potrà così cercare di arginare la deriva del commercio della migrazione, salvo poi dover giustificare agli alleati tutti i soldi ricevuti per gestirla evidentemente spesi male.

Abbiamo quindi un governo di duri, contenuti dal buon senso e di persone di buon senso stimolate dai duri, i quali tutti quanti sono presumibilmente gestiti e lasciati liberi di agire nei confini dei mercati che, ormai, sono il nucleo centrale dei programmi politici.

Far tornare la politica alle persone potrebbe essere una opportunità per questo nuovo governo, sarebbe quindi un messaggio reale di un cambiamento culturale importante per riconciliare l’italiani all’Italia senza il bisogno di un collante rappresentato dalla paura fino ad oggi utilizzata da tutti.

Vorrei non più vedere anziani viziosi dettare delle regole morali oppure dei ministri privi di ogni qualità intellettiva anche solo per capire quel che stanno avallando con la propria firma.

Temo, purtroppo, che saranno solo dei ragazzini lasciati allo sbaraglio nella politica del “diamogli corda e s’impiccano da soli”.

Noi, collettività, italiani e cittadini del mondo, dovremmo cogliere questa occasione per iniziare a guardare oltre i confini nazionali per capire che tutta l’importanza che siamo ad un nome o ad un simbolo di partito altro non è che un gioco sociale, poco conta sui mercati esteri e nelle strategie geopolitiche internazionali, quello ove invece dovremmo contare per non essere solo una porta per l’Europa per chi commercia in migranti.

Meritiamo molto di più di una politica del male minore, dipende però da noi cittadini raggiungere quella maturità utile per rinforzare anche dei ragazzini ai ruoli di potere.

Mio marito mi ha sempre detto che è il cavallo che conta e non solo la capacità di chi gli è in sella, per questo dovremmo tutti noi chiederci se siamo cavalli oppure asini…

Sara


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