la fuga dall’ignoranza…

Il paradosso del nostro paese si evidenzia quando il solo fatto di essere persone educate e cortesi oppure rispettose anche degli altri da noi, rappresenta una sorta di fastidio in chi ha fatto della propria ignoranza uno stile di vita che, condiviso con altri, sembra essere una reciproca forma di relazione, simile al detto tutti ladri nessun ladro.

Il nostro è un paese la cui storia e cultura dovrebbe consentirci di apprendere molto e meglio di ogni altro cittadino del mondo, troviamo l’arte ad ogni passo, la storia in ogni monumento e soprattutto tutte le opportunità per sconfiggere il non sapere, l’ignoranza che, ormai, ha assunto il valore di essere transitando nell’arroganza che si esprime nella totale mancanza di educazione, di forma, di rispetto.

Siamo giunti al punto in cui occorre tollerare l’ignoranza manifestata anche nei bambini piccoli resi incapaci di comunicare se non con mere forme gutturali o urla, diverse dalle grida del gioco, molto diverse perchè contengono il senso del comunicare nelle loro famiglie.

Dico tollerare perchè è una partita persa anche il solo tentare di offrire un esempio diverso tramite il gioco, per capire il significato della bassa voce, del non tirare i bambini a se come fossero cani al guinzaglio, del tollerare i no, dell’essere capaci di ascolto.

E’ una partita persa e, al contrario, il fastidio lo rappresentano quei bambini più educati fra loro e con gli altri; è una partita persa perchè l’ignoranza è un ottimo rifugio per giustificare ogni azione, per ridurre la possibilità di una responsabilità, per miscelare nell’ampio panorama dell’ignoranza anche quei gesti invece tipici della violenza.

L’unica soluzione rimane la fuga, l’abbandono di ogni clima caratterizzato dall’arroganza dell’ignoranza che impedisce anche il sereno giocare, il semplice trascorrere del tempo insieme senza dover prestare attenzione a tutti quei gesti e quei comportamenti tipici dell’ignoranza sia nei bambini che nei loro trascuranti genitori.

E’ stancante dover inventare la scusa per portar via i propri figli da quei bambini ai quali nessuno ha insegnato che gridare in faccia non è parlare, che strattonare non è un invito, che le unghie nere di cacca di gatto vanno lavate, che strappare fiori e piante non è un gioco e che, soprattutto, gli altri bambini non sono giocattoli umani a disposizione della loro noia da pretendere ogni volta che i loro genitori li mettono fuori di casa.

Poveri bambini, mi dico, perchè la sofferenza che vivono la manifestano proprio con le piccole cattiverie, con l’ignoranza nei toni e nei gesti, tali da impedirgli di essere bambini coi quali giocare, finendo con l’essere scansati proprio per questo ed entrando così nel circuito terribile del disagio che i soldi ed il benessere possono camuffare rispetto al bambino delle sub-periferie ma, dentro, è molto simile.

Dispiace, perchè ogni bambino merita di esprimere le proprie emozioni che, in questi casi, sono solo fatte di rabbia e del risultato di un rapporto coi genitori pessimo, proiettato nel gioco con gli altri bambini che ne diventano le vittime principali.

Dispiace quindi dover trovare una scusa per togliere i miei figli dal continuo disagio, è una sconfitta per ogni pedagogista ed un segnale evidente che la partita è persa.

Quando i genitori preferiscono mettere i figli fuori casa senza nemmeno toglierli le caccole dal naso, significa che hanno dei problemi loro evidentemente non risolti, ai quali ho offerto ogni possibilità di confronto ma proprio l’arroganza dell’ignoranza spinge questi soggetti a credere di insegnare ad una pedagogista il rispetto degli esclusivi interessi dei minori, facendolo con la sigaretta in bocca e l’aria di chi ha trovato la ricchezza nel marito fuggendo così dalla propria miseria, senza capire che questa opportunità di benessere potrebbe essere una reale risorsa per imparare a superare quell’ignoranza che ancora li rende poveri nelle emozioni e nelle relazioni coi figli.

Dispiace molto osservare negli occhi dei miei figli il desiderio di giocare con questi bambini, per poi dopo pochi minuti vederli vessati dalla loro spontanea ignoranza perchè mai educati diversamente.

La serenità ha un prezzo che, in questo caso, si chiama fuga dall’ignoranza.

Dovremmo tutti noi chiederci che cosa stiamo offrendo alla nostra infanzia, che tipo di educazione, quali opportunità di espressione delle loro risorse ed emozioni, prima di giudicare un genitore che ha scelto di interrompere un gioco fra bambini che di gioco non ha nulla, sono solo grida informi di una bambina bellissima che se solo educata e gestita sarebbe meravigliosa ma per farlo occorre l’umiltà da parte dei genitori e non quell’arroganza manifestata dal tanto oro indossato o dai beni materiali di cui dispongono.

Dispiace, perchè ai bambini quando giocano tutto interessa meno che sapere chi è ricco e chi è povero, specialmente così piccoli.

Dovremmo tutti noi chiederci che cosa stiamo facendo ai nostri figli, prima di considerare diversi o strani quei bambini che non hanno bisogno di urlare, di strattonare, di pretendere, di manifestare tutto il disagio di una trascuratezza emotiva e relazionale coi loro genitori.

I figli richiedono un sacrificio immenso sotto forma di attenzioni, di cura interna ed esterna, di buon esempio e di rinuncia, altrimenti si rischia il paradosso di avere delle macchine lucide coi dei cerchioni bellissimi oppure dei cani educati a fare la cacca sempre nel solito prato ma dei figli che hanno delle righe di sudicio che non possono nemmeno essere scambiate per qualche tatuaggio maori…

Sara


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