la polivalenza come stile di vita, la differenza fra il saper fare più cose ed il voler far troppo…

Impara l’arte e mettila da parte è quel detto di buon senso che ognuno di noi ha potuto ascoltare almeno una volta nella vita.

Del suo significato abbiamo arricchito il nostro stile di vita, coscienti come siamo che proprio il fare e saper fare più cose rappresenta una opportunità di libertà e non una manifestazione di auto-elogio.

Questo è per me e per mio marito l’esempio che offriamo ai nostri figli, quello di essere liberi di partire in ogni momento sereni di poter portare con noi le competenze acquisite da poter spendere ovunque nel mondo, senza il vincolo di un lavoro e solo quello o del ricatto della sopravvivenza, che ben conosciamo.

Sapere e saper fare è l’espressione della libertà dall’ignoranza, dalla pigrizia e dal considerare “scontato” il benessere acquisito, perchè la vita ha nel destino una ampia serie di variabili per le quali è bene farsi trovare preparati per agire una risposta e non solo per subirne gli esiti.

Coloro che hanno delle competenze polivalenti non sono “troppo” ma un confronto utile per stimolare chiunque ad acquisirne delle altre, perchè saper fare più cose non significa farne troppe, da osservare con diffidenza e pregiudizio, quasi con fastidio ma rappresenta il desiderio di formarsi e di apprendere, senza spavalderia ma con l’umiltà della piena coscienza dei propri confini del sapere e del saper fare.

Educare i figli alla polivalenza è una risorsa emotiva, intellettiva, psicomotoria e relazionale importante, non è e non deve essere interpretata con quel “troppo” che stimola diffidenza bensì come una serie di strumenti utili per permettere ai bambini di esprimere ogni risorsa interna ed esterna.

Il fatto che parliamo in più lingue coi nostri figli non è il desiderio di mostrare come siamo “ganzi” ma un semplice gioco che facciamo da sempre con loro, utile per migliorarne l’apprendimento perchè parlare più lingue è una opportunità, specialmente per chi come noi viaggia da sempre.

Fabio, il mio buon marito, quando spiega ai figli il significato del saper fare più cose, adotta questa semplice spiegazione dicendo che se perde la vista può fare i massaggi, se perde l’uso delle gambe può lavorare in mare, se perde quello delle braccia può correre lo stesso, se diventa muto può fare yoga respirando, se diventa sordo finalmente dorme ma, battute a parte, gli spiega il senso della polivalenza per come lo intendiamo noi.

Senso che si concretizza nella complementarità fra le varie competenze acquisite, sia sotto forma di compensazione di una lacuna che come rinforzo di una risorsa.

Quanto sopra offre la cornice di quel quadro nel quale disegniamo la nostra vita, fatta di tanti colori e di tante forme ma sempre all’interno di un noi stessi ben definito, non cangiante o mutante in base al vento che tira.

La polivalenza è questa, capacità di adattarsi ad ogni ambiente e dimensione territoriale, sociale e culturale senza cambiare se stessi o rinunciare ai propri valori.

La libertà della polivalenza ha un alto costo in termini di impegno e di rinuncia, perchè per imparare a fare occorre studiare, fare corsi, applicarsi nelle ore da togliere al altri impegni.

La polivalenza significa saper fare più cose e bene, per cui si sposa appieno col detto “poche cose fatte bene” perchè la polivalenza non significa “farle tutte insieme”.

La natura ci ha dotato di numerose risorse fisiche ed intellettive, siamo fortunati rispetto a chi invece soffre delle invalidità motorie, sensoriali e relazionali, per questo sono fermamente convinta che investire nella polivalenza possa essere anche una opportunità di sostegno per tutti coloro che sono abilmente diversi.

La polivalenza è alla portata di tutti, nessuno è speciale o migliore di altri, occorre solo il desiderio di imparare, la volontà di superare gli ostacoli e quella grinta che insieme al coraggio delle emozioni rende forte la passione di vivere e di vivere la propria Famiglia in modo aperto, non difeso, non egoistico, non supponente.

L’umiltà la manifesta chi conosce i propri confini, la simula chi nasconde in essa le proprie lacune, la ignora chi finge di saper fare quel che non ha mai imparato.

La polivalenza è una espressione di umiltà, perchè il desiderio di imparare rende umili…

Sara


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