come gestire la regressione di un figlio…

Può capitare che un bambino possa regredire, tornando ad assumere dei comportamenti più infantili, già superati con la crescita ed ora apparentemente “contrari” al suo corretto processo evolutivo, ma non è così proprio perchè anche le regressioni fanno parte di questo processo.

Mio figlio Fabio Massimo ha iniziato la scuola a cinque anni, anticipando l’anno scolastico per motivi di opportunità, ha raggiunto gli obiettivi formativi con serenità ma ha incontrato degli ostacoli relazionali che hanno innescato una forma di regressione che, naturalmente, noi genitori abbiamo notato e gestito per il tempo in cui si è concretizzata ed anche ora che dobbiamo iniziare a superarla.

Non vi sono colpe da cercare o delle responsabilità da attribuire, al contrario occorre concentrarsi sul permettere a mio figlio di elaborare i motivi di regressione, i quali possono identificarsi in un solo evento, in più eventi complementari oppure in nessun evento assoluto, per questo è necessario il ricorso al buon senso ed alle capacità genitoriali che, nel nostro caso, hanno quel valore aggiunto di essere degli educatori pedagogisti.

La regressione nei bambini è una difesa di fronte ad un ostacolo emotivo più che pratico, generalmente nasce dal sentirsi mortificati o inadatti oppure dal vedere che le proprie competenze già acquisite sono sostanzialmente ignorate o delegate al tutoraggio da parte di soggetti che non hanno gli strumenti giusti per veicolare delle regole o il rinforzo di conoscenze da apprendere, specialmente in chi già è pienamente autonomo in tal senso.

La regressione che in famiglia abbiamo notato nasce anche dal clima che in famiglia mio figlio nota, perchè la relazione è aperta e serena, anche laddove il Padre cade in terra e sembra morto a causa di un malore e, per questo, adotto ed adottiamo tutti le risorse interne genitoriali e quelle professionali per porre in nostri figli in condizioni di tutela sia personale che emotiva, psicologica ed evolutiva in generale.

La regressione di mio figlio è quindi un segnale di attenzione, non un disagio e non un problema, bensì una fase che certamente “infastidisce” l’orgoglio ma non l’intelligenza e gli intelligenti generalmente sanno gestire il proprio orgoglio.

L’unico metodo di soluzione e di rinforzo è quello di non cambiare nulla nella relazione con il figlio sereno, rispetto a quel bambino ora regredito, ovvero ignorare nelle comunicazioni e nella relazione l’attuale fase ed interagire con Fabio Massimo e non con quel bambino di quattro cinque anni che attualmente “finge” di essere.

Certamente occorre un rapporto diretto con lui e non mediato da terzi di riferimento, per questo il mio buon marito appena può se lo prende e lo porta con se nelle loro lunghe passeggiate, anche sotto la pioggia, verso Villatella per poi tornare indietro zuppi come pulcini.

Allo stesso modo faccio io stessa, quando mi aiuta in casa o nel fare la spesa oppure con la sorellina Edda; noto così che la sua regressione è solo “simulata” ovvero riesce serenamente a compiere e gestire le situazioni per il livello evolutivo precedente alla regressione, quindi non “incapace” rispetto a prima ma ha solo assunto un comportamento ed un atteggiamento tipico della regressione difensiva contro un disagio patito, manifestandosi “incapace”.

Questo avviene quando un bambino è stato mortificato oppure tale si è sentito senza la volontà di farlo da parte di nessuno, capita spesso e può capitare ancora.

Ci siamo messi in discussione come sempre facciamo per capire se possiamo aver avuto dei comportamenti o delle frasi tali da mortificarlo, come abbiamo analizzato tutte le altre variabili, individuando la possibile fonte del disagio.

Adesso è solo questione di tempo e di attenzioni, di “educare” Fabio Massimo a riconoscersi nel bambino che era, quello cresciuto e capace, lasciandogli il tempo che merita e che desidera vivere in questa sua fase “piccola”.

Noi genitori abbiamo investito nella capacità di tollerare la nostra frustrazione di fronte a degli eventi che certamente danno fastidio, all’orgoglio e non all’intelligenza e, con l’orgoglio, sappiamo fare bene i conti.

Un bambino che adotta una fase regressiva di questo tipo sta comunicando il suo disagio, basta quindi ascoltarlo nelle parole e nei comportamenti senza concentrarsi troppo su quella “irritante” forma regressiva che ha attivato e manifesta.

Un bambino di sei anni usa i giusti strumenti dell’infanzia e, noi genitori, desideriamo che lo faccia sempre, perchè rinforza la nostra lotta contro la cultura adulto-centrica che cerchiamo sempre di non attivare sotto nessuna forma e che sin dalla scelta della facoltà abbiamo elevato a pessima scuola di relazione coi bambini.

Tempo al tempo quindi, con le giuste rinunce e coi sereni ritardi, tutto si recupera e si compatta nel modo migliore, basta restare sereni e coscienti delle proprie risorse.

Sara


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