pedagogia della resilienza e della bellezza del vivere ogni giorno come se fosse il primo…

Nel mio lavoro ascolto molta sofferenza, spesso al limite della sopportazione da parte di chi ha perduto ogni interesse nel vivere e si lascia scorrere gli anni addosso, senza più nessuna passione per la vita stessa.

Non lasciate che il dolore vi sconfigga, reagite, un passo alla volta perchè se attendete di avere la soluzione non troverete altro che il problema dentro di voi.

Reagite usando le risorse che vi appartengono, non esistono ricette magiche o improbabili guru capaci di guidarvi, ritrovate invece il vostro essere andandolo a cercare nei ricordi più belli della vostra vita, sin dalla nascita ed in ogni occasione possiate recuperare una sensazione di benessere al solo pensarvi.

Reagite al male col bene, il dolore non si sconfigge con la rabbia, con il rancore o con l’odio verso tutto e tutti, è solo un perso enorme che vi portate dietro e che cercherete di liberarvene gettandolo sugli altri.

L’amore di cui parlo vi appartiene, non proviene da una fede o da una persona ma sono quelle emozioni che siete in grado di esprimere, verso chiunque e soprattutto verso voi stessi.

Emozioni pure come quelle di un bambino, con la stessa energia e curiosità verso la vita, le cose, la gente, il mondo.

Reagite senza opporvi alla sofferenza ed ai problemi, investite nelle risorse di cui siete capaci ed esprimetene il meglio nella misura che scoprirete essere maggiore giorno dopo giorno.

L’amore di cui parlo non è solo un sentimento, una emozione, è quel meraviglioso potere dell’anima che vi consente di essere sereni anche di fronte al più grande dei mali, sereni di restare capaci di amare voi stessi e, con voi stessi, ogni altro da voi.

Reagite senza il dovere di dimostrare di saperlo fare, umili, silenti, sereni di soffrire quel dolore che si è impadronito di voi ma che non deve dominare la vostra esistenza.

Spegnete la televisione, alzatevi dal divano, reagite alla depressione, reagite alla tristezza senza attendere uno stimolo per farlo, voi stessi siete lo stimolo.

Reagite imparando di nuovo ad amare le piccole cose della vita, come se fosse il primo giorno e non l’ultimo, con la gioia della ri-scoperta e non con la rincorsa contro il tempo.

Uscite anche senza meta perchè la meta è uscire di casa o dal vostro guscio.

Reagite tornando a fare l’ultima cosa che vi ha reso felici, anche nel ricordo di chi non c’è più.

Capire che la sofferenza può trasformarsi in stimolo, è una delle risorse di cui tutti noi siamo capaci, questo non significa superare il dolore o annullarlo ma imparare a conviverci senza che sia più un elemento ostativo della vostra vita.

La vita è una esperienza a termine che non può terminare su un divano o chiusi in casa, senza esperire altro che la propria paura, la depressione, la sofferenza, il ricordo del dolore che si rinnova giorno per giorno.

Reagite, qualunque sia il vostro peso ed anche se credete di non avere più interessi nella vita, reagite e scoprirete che la morte alla quale tanto pensate, vi troverà vivi.

Reagite senza regole o dottrine, senza guida o indicazioni, fatelo come vi sentite e nei modi che riconoscete essere i vostri, facendolo.

Motivare una persona è facile ma dura poco, è invece importante per chi soffre, odia o maledice comprendere che non occorre un sergente di ferro per reagire.

Reagite dicendovi di farlo, non di doverlo fare per qualcuno o per degli stimoli esterni, fatelo senza etichettarne l’azione con nessun motivo se non quello che rappresenta, ovvero la volontà di agire, reagendo.

Ascolto tanta sofferenza nel mio lavoro, che a volte mi spinge a riflettere se sono in grado di continuare a farlo.

Reagire ai problemi è l’unica risorsa che abbiamo per non restarne schiacciati dal peso che hanno e che gli diamo.

Reagite e passeggiate per la vita, incontrerete altre persone che hanno fatto la stessa cosa, tante, perchè tanta è la sofferenza che ci circonda.

Siate il vostro Dio e pregatevi, riconoscetevi figli della vostra vita e vivetela come se fosse il primo giorno.

La sofferenza, il dolore che non si riesce a contenere si trasforma sempre in rabbia, in odio e, sempre, verso chi meno lo merita.

Una persona che non riesce a gestire la sua sofferenza non ve lo dirà mai col sorriso.

Imparate di nuovo a sorridere, non sentitevi vittime, reagite.

E, se uscendo, incontrate la Famiglia Piselli, al parco, al mare, in campagna o nei boschi, sappiate che non c’è dolore che non abbiamo abbracciato o persone il cui odio non agisce su noi, perchè è un peso che abbiamo imparato a non portare, per questo tutta la nostra capacità di sorridere e di serenità è mutuale, non riservata a noi come se dovessimo difendere chissà quale ricchezza.

Il nostro vivere sereni non significa non avere problemi ma rappresenta il risultato del non voler odiare, di non cadere nella trappola del rancore  e nel peso dell’odio.

Per farlo occorre reagire con le emozioni di cui siamo capaci, anche e soprattutto quando la situazione richiede il contrario, richiede rabbia, richiede rancore, richiede odio.

Reagite, uscite di casa e se ci incontrare fermatevi e giocate coi nostri bambini, che vivono la vita con la piena energia dell’infanzia.

Chi allontana i propri figli dalle persone che soffrono non li difende affatto, li protegge solo dal timore di soffrire e tutto questo è già sofferenza.

Nel mio lavoro ho incontrato madri che hanno perso i figli e persone che hanno subito delle sofferenze indicibili, pregne di rancore rabbia ed odio, alle quali i miei figli hanno saputo tendere la mano anche se la rifiutavano ma dove l’hanno presa hanno ritrovato la leggerezza che era già in loro, non nei miei figli.

Questo è il giusto segnale per capire che non serve la Famiglia Piselli per ritrovare la leggerezza, c’è un mondo fuori dal vostro dolore che attende solo la vostra capacità di tendergli la mano…

Sara


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