pedagogia delle competenze genitoriali, quando una madre crede di nascondere la sofferenza dei figli sotto un velo di ipocrisie…

Chiudere dei bambini piccoli nella stanza, sbattere la porta e spegnere la luce lasciandoli soli ed ignorandone i pianti, il loro sbattere i pugni contro la porta ed il muro ed il gridare “mamma” non ha nulla di educativo o di accompagnamento al distacco dalla madre.

Tutte fregnacce per giustificare la totale mancanza della minima competenza genitoriale per comprendere che i figli si accompagnano a letto, si spengono le luci lasciandone una leggerissima accesa, si rassicurano fino a farli addormentare, poi si chiude la porta con delicatezza, tutto il resto rappresenta solo mettere a cuccia dei cani mordaci lasciandoli abbaiare fino allo sfinimento, per farsi gli affari propri raccontandosi di essere una madre ed un padre che abituano i propri figli a dormire da soli.

Le competenze genitoriali non sono un pacchetto preinstallato nelle nostre applicazioni, richiedono invece molta applicazione ed interesse per esprimerle al meglio sin dalla presa di coscienza di essere in attesa fino al parto, momento in cui la relazione madre-figlio durante la gravidanza diventa anche fisica e costante nello scambio di emozioni, di contatto, di carezze, di una reciproca relazione, vera.

Ho conosciuto madri inadeguate ma con delle risorse ancora da comprendere e riuscire ad esprimere, ho conosciuto madri iper-protettive incapaci di capire che blindare i figli non rappresenta proteggerli, ho conosciuto delle madri talmente anaffettive da rappresentare per il figli “l’uomo nero” che li terrorizza.

Dei bambini piccoli non possono essere sbattuti a forza dentro la loro stanza e chiusi dentro, lasciati sfinire dal pianto e dalle grida fino al crollo per stanchezza, non funziona così e lo dico con tutta l’umiltà dell’essere una pedagogista ed una madre, nemmeno se in quella stanza c’è una sorella più grande che non solo non può sostituire la madre ma ne patisce essa stessa le complicanze traumatiche che inevitabilmente proietterà in qualche modo, negli stessi fratelli e nei compagni di classe, coi metodi della mamma purtroppo.

Questa attitudine comportamentale è più diffusa di quanto si possa immaginare anche nelle madri giovani, indipendentemente dalla loro nazionalità, è tale nella relazione coi figli nel totale del loro rapporto, non solo nel gettarli a dormire perchè è la relazione oggettuale che hanno con le persone e con le cose, funzionale ai soli propri bisogni, essenziale nel raggiungimento dello scopo egoistico, “marziale” contro ogni eventuale ostacolo fosse anche il desiderio di coccole dei figli.

Coccole, carezze ed abbracci che questo tipo di madri sanno anche fare e le donano sinceramente ma nei momenti di opportunità e talvolta, di opportunismo, sia per dimostrare qualcosa sia per difendersi da ogni eventuale giudizio da parte di chi rileva il disagio dei loro figli, ora a scuola, ora nell’interagire con altri bambini.

Madri costantemente difese e mai serene, schiave di questa “forma mentis” perchè non sono in grado di agire una benchè minima messa in discussione ma sono sempre sinceramente “vere” nella loro capacità di adattamento alle situazioni.

Talmente convinte del proprio raccontarsela, che somigliano a coloro che credono di poter “insegnare agli americani a parlare inglese” quando non ne sanno una parola.

Questo è il genere di madre peggiore, perchè avrebbe tutte le potenzialità per donare a se stessa ed ai propri figli un reale benessere in generale e soprattutto emotivo ed invece persiste nell’agire quelle “furbizie” dello scippatore da campo nomadi, che durano il tempo di una perquisizione per ritrovarne la refurtiva.

Madri di questo tipo sono generalmente supponenti per aver trovato un rifugio materiale che consente di camuffare la loro scarsa cultura e le pessime competenze genitoriali, con asili-parcheggio o la consapevolezza di essere “intoccabili” perchè possono nascondersi nel proprio benessere.

Ho offerto ogni possibilità di confronto a questo tipo di madri, pedagogico ed umano anche tramite l’esempio pratico della relazione coi nostri figli, sana, a misura di infanzia.

Questo tipo di madri non accettano il confronto perchè la menzogna emotiva è la moneta relazionale con la quale pagano la propria vita, fatta di un reale benessere e di un finto bene-stare.

Dispiace molto  assistere a questi eventi, sia umanamente che professionalmente, come ad altri eventi collegati a questi che rappresentano in toto il clima nel quale dei bambini si evolvono come meri accessori umani di una apparente famiglia, estesa a soggetti che hanno nella loro condotta ogni aspetto diseducativo che supera il mero affetto.

Non basta il “fregio” di genitori, di zio, di nonno o quant’altro che certamente contiene i valori affettivi ed emotivi di un simile ruolo, quando a questo rimane associato un comportamento ed una attitudine del tutto inadeguata nella relazione coi figli e coi bambini ancora piccoli.

Crescere i figli a regali quando “stanno buoni” oppure a ciaffoni quando “disturbano” non ha nulla di educativo o di genitoriale, solo di addestrativo e vincolato al “rispetto” delle esigenze degli adulti.

Il lavoro della pedagogista non prevede il giudizio delle persone, non giudico infatti, osservo ed evidenzio la differenza fra un corretto rapporto genitoriale ed una relazione madre-figli assolutamente nociva, lasciando un confronto al libero uso di questa madre.

Dispiace osservare il chiaro disagio di questi bambini, camuffato da mille giustificazioni diverse da parte di chi persiste a negare l’evidenza e non accetta il minimo umile suggerimento in materia di educazione e formazione, veicolato con tanta prudenza e dolcezza.

Il rischio futuro è quello che uno di questi bambini, specialmente la figlia più grande, possa incontrare un adulto sbagliato e ritrovarsi tutti quanti di fronte ad un giudice a giustificare la trascuratezza, l’incuria e la scarsa competenza genitoriale manifestata.

Nel mio lavoro in tutela dei minori sono costretta anche a valutare l’indice di vulnerabilità dei bambini rispetto ai rischi di una deriva emotiva, affettiva e relazionale, quella che li rende dei naufraghi del bisogno di affetto e che, purtroppo, li spinge sempre verso le isole sbagliate, quelle piene di pirati, di predatori di bambini e non educatori surrogati di parentele o amicizie saldate dal numero di bottiglie di birra bevute insieme…

Sara


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