come investire nelle risorse residue e come accettare le risorse perdute…

Attendere gli esiti di una serie di esami diagnostici sui linfonodi di mio marito presenti nelle varie aree del corpo non è solo una sorta di lotteria ma rappresenta anche il tempo necessario per riflettere, per pensare a come reagire di fronte agli ipotetici scenari che potremmo trovarci di fronte nel prossimo futuro.

Da alcuni mesi queste linfoadenomegalie nell’osso pubico, nelle ascelle ed in altre aree sono diventate la causa delle febbricole e dei pensieri della nostra giornata, per quanto ci concentriamo nelle cose da fare rimane una lacuna che inevitabilmente possiamo solo colmare col timore di qualcosa di brutto o con la serenità di radicarci ai dati di fatto giorno per giorno.

Fabio, il mio buon marito, ha compiuto i suoi 50 anni anagrafici con quella febbricola che persiste negli ultimi tempi, alla quale si oppone con le sue zavorrate fatte di lunghe camminate con lo zaino affardellato, con le “pompate” ovvero le flessioni sulle braccia da ex paracadutista e tramite il prendersi i figli ed andare al mare a fare parkour sugli scogli.

Ottimi esercizi fisici ed emotivi per contrastare la sensazione palpabile di aver perduto delle risorse rispetto al “Fabio di prima”, coscienti però che tutto questo potrebbe essere solo una sensazione psico-emotiva per reagire al “timore di”.

Una forma di conversione che scarica sul corpo lo stress accumulato ed aggravato da questi linfonodi zingari, per cui l’aver perduto delle risorse presenti fino a qualche tempo fa non significa non poterle esprimere affatto.

Non sappiamo in realtà la natura di questi linfonodi e dell’infezione alla quale reagiscono da mesi, prendiamo solo atto della loro progressione e ne controlliamo la situazione associando nel diario dei fatti la capacità di agire o meno quelle risorse conosciute, tali da essere per mio marito il coefficiente campione per capire “come sta”.

In sintesi se fino a pochi mesi fa era capace di fare duecento flessioni e una zavorrata di dieci chilometri con determinati valori  e, adesso, non riesce a raggiungere nemmeno un quarto di tutto questo, per Fabio è un segnale di attenzione, che insieme valutiamo sia sotto il profilo clinico che psico-emotivo senza grandi preoccupazioni ma con la dovuta presa di coscienza che “qualcosa” è cambiato.

Siamo consapevoli che tutto questo non ha nessun riferimento tecnico o scientifico e tanto meno è utile ai medici come un elemento indicativo, rappresenta il nostro personale “laboratorio di analisi” tramite il quale misurare la nostra febbre, quella del coraggio e quella della paura rispetto a ciò che noi conosciamo e riconosciamo e non a delle risposte diagnostiche, certamente importanti ma terze.

Osservare mio marito nelle sue quotidiane pratiche ginniche è sempre stato per me e per i miei figli uno “spettacolo” di grinta e di passione per la vita, vederlo ultimamente “arrancare” ferisce ma non per questo diminuisce quella grinta e quella stessa passione per la vita.

Accettare di aver perduto delle risorse per un cinquantenne atletico e da sempre sportivo al naturale, è impattante ma non traumatico; induce invece il nuovo stimolo ad investire nelle risorse residue sia per non perderle che per svilupparle o riconoscerne delle altre fino ad ora latenti.

Tutto questo non è una lotta contro un potenziale male o avversa al fisico che risponde meno di altri tempi, al contrario è una vera e propria alleanza alla situazione per fare lo stesso cammino, quel percorso comune utile a capire i propri passi senza ritrovarsi a dover rincorrere un evento meno positivo.

I bambini sono profondamente empatici nei confronti del Padre, hanno notato il cambiamento e soprattutto Matilde ne chiede le ragioni, rispondiamo in coro che “Babbo è vecchio” e come tale dobbiamo comprendere che diventerà “ciccione” come dice la nostra piccola Edda.

Bambini che allo stesso tempo reagiscono con la loro meravigliosa fisicità emotiva, quella che esprime le loro emozioni tramite una attività sportiva che hanno imparato a fare con Fabio, assisto così alle flessioni tutti insieme o agli zaini affardellati pronti per andare a “zavorrare” oppure a fare parkour sugli scogli.

La grinta è una risorsa meravigliosa che rende immediatamente pratica ogni residua capacità, anche quelle sotterrate sotto il timore o la paura ma che, ognuno di noi, ha il dovere di esprimere, sempre.

La parola “riposo” risuona come il buon consiglio dei medici, ci siamo accorti invece che per mio marito il riposo peggiora la situazione, per questo Fabio da buon livornese anarchico ha ripreso il suo normale tram tram fisico trovando giovamento, pur nella presenza dei linfonodi e di quelle febbricole che “stancano” il fisico.

Stamani attendo la risposta di un recente esame e la conferma di quando poter fare quella serie di esami emato-chimici per meglio comprendere la natura di questi linfonodi reattivi flogistici che hanno “gonfiato” mio marito.

Per accettare di aver perduto delle risorse occorre prima di tutto capire di averle e, l’unico modo per farlo, è esprimerle tutti i giorni con grinta e con passione, altrimenti rimane il solo “retrogusto” del buon vino d’annata ma in realtà tenuto in cantina.

Non nego che è frustrante non riuscire a fare delle azioni fino a poco tempo prima prassi abituale ma, proprio il saperlo accettare, trasforma questa frustrazione in una tolleranza e non in una intollerante reazione emotiva.

La vita contiene nel suo percorso una ampia serie di variabili negative, sono il prezzo da pagare per tutte le belle emozioni che il vivere regala, questo è il nostro pensiero ma non per questo siamo o restiamo passivi agli eventi del destino.

Non abbiamo scelto di nascere ma possiamo scegliere di vivere e lo facciamo con tutta la grinta e la passione di cui siamo capaci, sia col marito muscoloso ed aitante sia col marito imbuzzikyto e febbrykolante.

L’equilibrio mente-corpo di cui tanto parliamo non è solo una pratica “filosofica” ma anche e soprattutto il donare lo stesso valore agli aspetti positivi della vita come a quelli negativi, con la stessa grinta e con la stessa passione che mettiamo in ogni azione ed in tutte le nostre emozioni.

Questa è la più elevata forma di investimento nelle risorse residue, senza piangere per ciò che sembra non esserci più e senza credere di ritrovare gli stessi strumenti di un tempo.

Ogni età ha la sua stagione ed ogni momento della vita può avere i suoi ignoti linfonodi, questo non deve impedirci di essere noi stessi, grintosi e passionali verso il significato del vivere.

Ogni giorno prendo sempre più coscienza della frase che mio marito ripete spesso, quando dice in livornese che…”a me, la morte, mi troverà vivo…”

Sara


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