ai Signori Ministri della Difesa, dell’Interno e della Giustizia, lettera aperta da parte della moglie di Fabio Piselli…

Gentili Signori Ministri,

si rinnova anche in questa occasione tramite la presente il mio personale appello al fine di attivare quanto di Vostra competenza per verificare gli eventi che vedono coinvolta la Famiglia Piselli, composta da Fabio Piselli di anni 50, dalla scrivente Sara Moi Piselli di anni 41, dalla minore Matilde Piselli di anni 7, dal minore Fabio Massimo Piselli di anni 6, dalla minore Edda Piselli di anni 2, tutti residenti (solo cartolarmente) in Assemini (CA) perchè non viviamo presso quell’indirizzo ed attualmente siamo senza fissa dimora dopo aver lasciato la temporanea abitazione presso la frazione di Latte di Ventimiglia (IM), località in cui i figli hanno adempiuto agli obblighi scolastici con profitto e serenità.

In passato sono già state inoltrate alle Autorità Giudiziarie competenti per territorio le querele e gli esposti con la documentazione allegata idonea a supportare quanto ancora oggi prego sia finalmente attivato, allo scopo di offrire alla mia Famiglia quella giusta opportunità di una serena vita sociale e professionale in Patria, senza l’obbligo di emigrare all’estero per offrirci delle altre opportunità per difenderci dalle costanti ingerenze da parte di soggetti presumibilmente appartenenti alle amministrazioni dello Stato, aggravate dalla illecita divulgazione di notizie di polizia e soprattutto dalla redazione di informative di polizia, di sicurezza e di polizia giudiziaria aventi dei contenuti mendaci con una feroce valenza denigratoria, utile a screditare la credibilità testimoniale di mio marito ed a tutelare coloro che, in seno allo Stato, sono i presunti autori dei fatti già denunciati.

Sia ben chiaro che mai abbiamo chiesto allo Stato alcun sostegno di tipo economico o sociale come mai abbiamo accettato favori o convenienze di sorta, restando coerenti con la nostra storia ed in particolare con le scelte compiute da mio marito Fabio Piselli sin dall’inizio della sua carriera militare nel 1985.

Quel che è stato richiesto allo Stato, richiesta che oggi rinnovo, è il solo verificare che i contenuti dei documenti istituzionali a nome di Fabio Piselli siano coerenti con un radicamento alla verità e non pregni di mendaci informative basate sulla sola opinione di un compilatore e prive di ogni riscontro probatorio.

Faccio presente che in passato è stato possibile riscontrare il mendacio in alcuni atti recuperati da alcune amministrazioni dello Stato, sempre e solo coi nostri “mezzi propri” e con la volontà di interrompere quanto patito da decenni ormai.

Nel corso degli anni abbiamo presentato più denunce concernenti dei fatti accaduti in tempi e località diverse ma tutti simili nelle dinamiche e nei meccanismi che indirizzano ad identificare i presunti autori all’interno delle amministrazioni dello Stato stesso, i quali hanno modo ed opportunità per gestire e veicolare le notizie di polizia, monitorare ed inquinare i procedimenti giudiziari tramite la gestione delle informative e sviluppare delle false accuse, come già avvenuto ed accertato nel corso degli anni.

Sostanzialmente quello che chiedo altro non è che la raccolta di ogni documento, fascicolo, cartella, informativa, appunto o velina che sia, con oggetto il nome Fabio Piselli ed eventualmente anche il mio, presente in ogni sede centrale o periferica delle amministrazioni della Difesa, dell’Interno e della Giustizia e con ogni eventuale classifica di segretezza.

Questo al fine di valutarne i contenuti e riscontrarne la veridicità e la coerenza sia fra i documenti stessi che con una attenta analisi dei fatti che hanno visto Fabio Piselli assumere l’ufficio di militare di carriera presso la scuola sottufficiali dell’esercito (58°corso del 1985) presso la brigata paracadutisti Folgore, di consulente ausiliario di Polizia Giudiziaria,  di testimone e persona informata sui fatti in più eventi giudiziari caratterizzati dal presunto coinvolgimento di reti ed apparati clandestini in seno allo Stato, di consulente tecnico di parte, di parte offesa di reato, di indagato e di imputato nei vari procedimenti datati sin dal 1986; ad iniziare da quello che lo ha visto alla guida di una vettura targata AFI di pertinenza della base di Camp Darby nel gennaio del 1986 fino a quello che lo ha visto nel 2007 accusato di aver violato un segreto investigativo e di aver condotto delle intercettazioni illegali, le cui accuse sono cadute per infondatezza della notizia di reato ma dopo oltre cinque anni da indagato con tutte le complicanze immaginabili sotto il profilo professionale e sociale.

Proprio le dinamiche di queste ultime accuse sono esemplari per comprendere i meccanismi dello sviluppo delle strumentali false accuse utili ad ingerire in altri procedimenti penali collegati col sequestro di atti e documenti che, coincidenza, potrebbero porre in discussione proprio l’operato di chi quelle false accuse le ha gestite e manipolate imponendo così ad un cittadino italiano il ricatto di un procedimento penale, durato oltre cinque anni quando sarebbe bastato leggere due fogli per chiuderlo nel giro di cinque giorni.

Ultime accuse, quelle del 2007, che hanno seguito altre false accuse precedenti, tutte nate a tavolino in orari ministeriali con ipotesi di reato gravi, che hanno distrutto ogni credibilità sociale, finendo archiviate per l’infondatezza della notizia di reato, procedimenti privi di parte offesa e caratterizzati dalla feroce valenza denigratoria delle informative redatte, la cui analisi ha permesso di riconoscerne sia il mendacio che l’interessata manipolazione del contenuto informativo stesso.

Siamo una Famiglia di educatori pedagogisti con una formazione specifica, pur svolgendo tutte le mansioni idonee a sostenerci in modo onesto e trasparente, abbiamo scelto di non restare nostro malgrado su un territorio e di essere “nomadi” proprio per ridurre quei problemi di volta in volta denunciati ma che trovano sia nell’ordinaria burocrazia giudiziaria che nella maliziosa ingerenza di interessi specifici, quegli ostacoli utili ad “allungare il brodo” mentre per noi ogni giorno rappresenta un motivo di sopravvivenza e, come detto, mai abbiamo chiesto un sostegno pubblico assumendoci la responsabilità del benessere interno ed esterno della nostra Famiglia con particolare interesse al sereno processo evolutivo dei nostri figli, anche avvalendoci delle reti parentali con un sostegno economico in termini di anticipi di eredità o di temporanea rimessa da parte dei genitori o di uno zio.

Giunti al 2018 non posso che pregare gli attuali nuovi componenti del Governo pro tempore ed i Signori Ministri di acquisire tutta la documentazione reperibile e valutarne i contenuti, tramite questo sarà già possibile prendere atto dei motivi della nostra lotta ed iniziare così una seria, capace, attenta analisi degli oltre trenta anni in cui il nome di Fabio Piselli è stato oggetto di documenti istituzionali nelle varie amministrazioni della Difesa, dell’Interno e della Giustizia.

Non è più possibile da parte nostra sostenere il gravissimo esito di ogni azione protesa a screditare socialmente e sotto il profilo della credibilità un uomo che ha dato allo Stato i suoi migliori anni e mai ha fatto mancare la coerenza coi doveri del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio, come taluni magistrati della Procura Nazionale Antimafia potranno eventualmente confermare come soggetto che si è sempre assunto tutte le responsabilità di quanto dichiarato senza mai nulla chiedere.

Nulla chiediamo infatti di materiale se non la possibilità di riprendere il corso di una vita normale, ordinaria, basata sulle competenze che sappiamo esprimere e sulla serenità che caratterizza la nostra Famiglia nonostante le costanti attività di ingerenza denunciate.

Un errore giudiziario è parte del destino e si può comprendere, un abuso investigativo rappresenta invece la volontà precisa e mirata da parte di un operatore di una amministrazione di polizia o di sicurezza di compiere quell’errore e di attribuire la configurazione di una ipotesi di reato a carico di un soggetto saputo innocente, questo sia a difesa del proprio ufficio o in tutela di interessi diversi da quelli squisitamente istituzionali.

Siamo stanchi dei ripetuti presunti abusi investigativi che rileviamo ogni volta che acquisiamo degli atti giudiziari o istituzionali, non senza fatica ed investimento personale, laddove questi atti sono dichiarati dispersi e solo da noi ritrovati dopo tanto insistere anche in modo poco ortodosso quando necessario, oppure caratterizzati dai frequenti errori di battitura di una informativa che cambiano un nome ed una data tanto da impedire l’acquisizione di un atto o di altre procedure giudiziarie.

Come siamo stanchi di subire gli sputi da parte di chi, estraneo agli ambienti di polizia, riceve delle notizie di polizia da parte di sedicenti operatori dello Stato, senza nemmeno averle richieste, sul conto di Fabio Piselli del tutto false o falsate e tali da indurre un pregiudizio ed una sensazione di timore alla quale la “casalinga di Voghera” risponde con quella presa di distanza o con supportare il chiacchericcio, tanto da pregiudicare il sereno svolgersi della nostra vita professionale e sociale.

Ripetuti sono gli eventi ampiamente documentati in tal senso nel corso degli anni, tanto che esiste una condanna definitiva di un operatore di polizia per questo tipo di reato.

Più recentemente ho dovuto subire il disagio di ascoltare da parte di un operatore di polizia la notizia che presso i suoi colleghi degli uffici di Roma è veicolata l’informazione, falsa, di una illecita acquisizione dei beni di una zia di mio marito grazie ai quali vivremmo adesso serenamente in Costa Azzurra, ove praticheremmo degli esercizi sessuali trasgressivi e libertini.

Proprio questo tipo di informazioni, che se non avessero un apparente fregio di Stato, rimarrebbero al valore di pettegolezzo, rappresentano il peggior metodo nel seminare un pregiudizio e stimolare l’isolamento, non diverso dal metodo mafioso.

Per inciso faccio presente che non abbiamo ricevuto nessuna eredità o fondo monetario da parte di nessun parente di mio marito, non viviamo in Costa Azzurra bensì abbiamo vissuto in una frazione di confine all’interno di abitazioni temporanee, non pratichiamo libertinaggi sessuali di sorta e, anche laddove fosse, sarebbero fatti privati e non oggetto di notizie di polizia in alcun modo.

In buona sostanza l’unico modo per ottenere il corretto equilibrio della verità di tutti i fatti datati sin dal 1985, collegati e complementari fra loro anche se rubricati per amministrazione e competenza territoriale, è proprio quello di acquisire tutti i documenti aventi come oggetto Fabio Piselli ed analizzarne i contenuti per comprendere di che cosa sto parlando, basterebbe infatti prendere atto delle differenze fra una informativa e l’altra riferibile allo stesso evento per stimolare un maggiore interesse ed approfondimento compiuto con un intervento personale di un Ministro e non solo in forza di quell’arte della delega che alla fine rappresenta solo il mero atto dovuto eseguito da un operatore ordinario, atto che si perde nel tempo e nelle procedure tanto da disperdersi.

Recentemente abbiamo ricevuto un plico anonimo proveniente da un ufficio di polizia e di intelligence tale da mutare radicalmente l’interpretazione di un evento giuridico datato anni ottanta, per il quale era ancora in vigore il vecchio ordinamento, i cui documenti sono risultati originali ma proprio perchè sottratti in modo illecito da un archivio istituzionale lo abbiamo segnalato alle competenti autorità, senza più saperne nulla.

Abbiamo trascorso dei momenti terribili riuscendo a scolarizzare serenamente i nostri bambini con tutti i dovuti sacrifici, che trovano però una minore opportunità di sviluppo proprio a causa di quanto posto in essere da dei presunti operatori di qualche amministrazione dello Stato.

Qualche tempo fa mi è stata segnalata l’audizione di una giornalista livornese nel corso di una commissione parlamentare di inchiesta, la quale ha introdotto il nome di Fabio Piselli descrivendolo con una forte valenza denigratoria, riferendo le sue considerazioni alla lettura di carte di polizia.

Orbene quelle carte le ho lette e le ho analizzate attentamente, spero lo facciate anche Voi, per comprendere che è giunto il tempo di impedire a dei soggetti che hanno nel proprio mestiere una qualche credibilità sociale di gettare quel fango su un soggetto che, paradossalmente, non hanno nemmeno mai conosciuto personalmente, facendo così fede ai contenuti di “quelle carte” di polizia e di intelligence.

Scrivo personalmente perchè mio marito Fabio Piselli ha perduto non solo la fiducia nelle istituzioni ma anche quel senso del dovere che lo ha sempre caratterizzato, impegnato ora a risolvere le complicanze psicofisiche delle sofferenze patite negli anni.

Sono una donna serena, una moglie ed una madre felice, una pedagogista laureata che ragiona con la propria testa, questo dovrebbe già stimolare ad approfondire la mia preghiera di un serio intervento istituzionale.

RingraziandoVi in anticipo per ogni Vostro interesse

con osservanza

Dott.ssa Sara Moi Piselli


 

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