riflessioni di una pedagogista sul pregiudizio sociale che genera paura…dall’invito ad andar via al suggerimento a non tornare…la ripresa del viaggio di una “Famiglia nello zaino”…

Siete persone oneste, gentili, con dei bambini bravi ed educati, siete delle persone perbene ma preferiamo che ve ne andiate e, se potete, non tornate.

Non è la prima volta che mi sono sentita dire una espressione del genere, da parte di persone con le quali abbiamo avuto un qualche tipo di relazione personale, professionale oppure amicale tale da permettere di riconoscere le reciproche qualità umane che, purtroppo, non superano lo spessore della paura e del pregiudizio che la Famiglia Piselli si porta dietro e, mi si permetta dire, inseguita da parte di chi semina i germi della paura e del pregiudizio stesso tramite una qualifica apparentemente istituzionale, come abbiamo più volte denunciato alle competenti autorità e scritto in alcuni articoli di questo Blog.

E’ buffo osservare la mia vita come Sara Moi, singola persona e singola professionista che si interfaccia con la collettività, con gli enti locali e le varie realtà sul territorio o centrali senza nessun problema o interferenza di sorta, per poi notare l’enorme differenza quando mi qualifico come la moglie di Fabio Piselli, madre dei tre figli avuti con lui, aggiungendo perciò alla dottoressa Sara Moi anche il cognome da sposata, Piselli.

In questi lunghi e difficili mesi trascorsi al confine con la Francia sin dall’inizio della scuola dei nostri figli, che termina oggi, insieme a mio marito Fabio abbiamo ipotizzato di interrompere gli otto anni precedenti trascorsi in viaggio come “una Famiglia nello zaino” per donare ai bambini un radicamento sul territorio a lungo termine.

Abbiamo quindi provato a cercare una casa con la possibilità di un contratto regolare ove prendere la residenza e pian piano diventare parte della comunità, gente semplice di una vita semplice.

Ma, gente semplice, non lo siamo in realtà quando al mattino trovi i piccioni decapitati fuori la porta di casa, oppure quando qualche ingerente personaggio che si qualifica come appartenente ad un corpo dello Stato veicola delle notizie false e tendenziose, come si usava dire un tempo, tali da seminare il germe della paura e del pregiudizio, che si rinforza con l’osservare sia lo stile di vita sostanzialmente minimalista che lo spessore patrimoniale di una Famiglia tanto perbene quanto priva di risorse maggiori della sola sopravvivenza.

Gente semplice non lo siamo quando una ricerca in rete compiuta anche da parte del vicino curioso fa emergere il nome “Fabio Piselli” associato ad eventi grandi, sui quali si assume il senso o si crede di capirne i contenuti da qualche veloce lettura o dai soli titoli di un giornale o di un servizio televisivo.

La paura è una emozione assolutamente comprensibile in chi la prova, specialmente da parte di quelle persone comuni che vivono la propria vita basata sull’organizzazione della giornata pari a tutti gli altri, ti alzi al mattino e porti i figli a scuola, vai a lavoro e torni, riprendi i figli e fra sport giochi ed altro torni a casa, ceni e vai a letto con la consapevolezza di avere in varia misura un vita organizzata, felice o meno felice che sia ma non diversa dal vicino di casa o dalla famiglia del compagno di scuola dei tuoi figli, nella quale puoi subire il pettegolezzo se ti vesti scollata o se raccontano a tuo marito che ti hanno vista parlare con l’idraulico in modo confidenziale.

Una vita ben diversa da chi vive in una casa chiaramente per turisti e quindi a breve termine, senza alcun tipo di contratto e non residente quindi, in chi accompagna i figli a scuola dopo aver spazzato i piccioni decapitati dai pressi della porta di casa, in chi tutte le mattine deve produrre il sostentamento quotidiano per il cibo e l’affitto oltre alle spese generali ed emergenziali, in chi accompagna i figli a scuola sempre con quei due vestiti, in chi torna a casa e magari trova la pattuglia dei carabinieri o della polizia per una notifica relativa ai procedimenti giudiziari nei quali è parte offesa o testimone, in chi non frequenta i classici circuiti amicali dell’aperitivo, della palestra ed incentra la propria vita sulla Famiglia e sui figli per cui la incontri solo al parco o a scuola, in chi svolge una professione come quella della pedagogista ma non disdegna la possibilità di lavare le scale o fare la badante se questo rappresenta una fonte di guadagno, il cui marito è conosciuto come un cuoco ma svolge anche altri lavoretti quando il cuoco non può farlo, marito sul quale girano le voci più disparate, dallo “sbirro” all'”agente segreto” oppure dal “malato mentale” al “poverino è bravo ma ha dei problemi” tanto da dover scrivere un Blog da anni per offrire quantomeno un confronto collettivo per gli interessati.

Quanto sopra è un esempio del problema che impedisce ad una Famiglia perbene di ipotizzare di scegliere una vita cosiddetta normale, perchè ormai abbiamo perduto il diritto alla normalità.

I motivi di tutto questo li ho riassunti nell’articolo “la moglie del testimone” (leggi) ma riferiscono a quella periodica e costante opera di ingerenza posta in essere da chi ha mezzi e strumenti tali da avere una sorta di controllo delle informazioni in tempo reale e la possibilità di agire una credibilità sociale nei confronti del semplice cittadino e soprattutto nella casalinga di Voghera.

Non basta quindi essere una Famiglia per bene, non basta quando per ottenere un contratto di affitto a lungo termine chiedono delle garanzie che non hai, non basta quando queste ingerenze persistono a porre in essere la semina di presunte notizie sul conto di mio marito che sembrano avere il valore di credibilità perchè apparentemente generate da chi si qualifica coi fregi di Stato.

La paura nella gente onesta, semplice, anche protesa alla massima collaborazione, genera l’istintiva presa di distanza della prudenza, soprattutto di fronte a chi come noi non crea nemmeno dei grandi legami di amicizia oltre il cordiale saluto e qualche parola scambiata al parco o nei motivi di scuola.

Il pregiudizio, in chi ne fa strumento difensivo o offensivo, rappresenta una vera e propria arma sociale, utilissima perchè ottiene sempre lo scopo in ogni misura.

E’ stato un anno scolastico importante, per tutti noi e soprattutto per Matilde e Fabio Massimo che hanno terminato oggi il loro primo anno di scuola con profitto e felici della esperienza vissuta.

Anno durante il quale mi sono misurata con la ripresa di una “vita normale”, la stessa che avevo prima di “trasformarmi” dalla dottoressa Sara Moi alla signora Piselli.

Con mio marito abbiamo trascorso le ultime settimane a provare in ogni modo possibile a radicarci sul territorio, nella provincia di Imperia, non lontano dalla Francia, incontrando gli stessi ostacoli esterni già patiti in passato ma anche quelli interni che hanno preso forma, come la stanchezza, la delusione e la presa di coscienza di non poter più sperare nella ripresa di una serena vita sociale fino a quando non saremo tornati ad essere autonomi a tutti gli effetti e sotto ogni profilo.

I miei tre figli, specialmente i due più grandi, hanno vissuto in questo anno scolastico la differenza fra la loro vita e quella dei compagni di classe e di giochi, bambini figli di “una vita normale” con una organizzazione della giornata comune e condivisa, non come i miei figli invece “vincolati” alle complicanze della Famiglia Piselli, sereni e felici per tutto l’impegno e l’amore che come genitori investiamo e doniamo proprio per tutelare il loro sereno processo evolutivo in ogni più piccolo momento, ma certamente coscienti di essere in qualche modo “diversi”.

Mi trovo quindi di fronte agli occhi di mio marito col quale scegliere di riprendere il viaggio, grazie anche alla stagione estiva che ci consente di muoverci più serenamente ed offre le varie opportunità di lavoro col turismo in Italia e all’estero.

Restare per essere dei “poverini, hanno bisogno” che mai abbiamo voluto rappresentare, significherebbe far del male ai nostri figli e ridurre il valore della Famiglia Piselli all’interpretazione della casalinga di Voghera, la stessa che impedisce di capire che una Famiglia non ricca la si aiuta riconoscendone le qualità professionali se di interesse, non portandogli una borsa della spesa che nessuno ha mai chiesto per “dimostrare alla gente” che aiuti “delle persone in difficoltà”, diverso da chi ci ha offerto una cipolla fresca che abbiamo gradito in nome della reciprocità.

Borsa che abbiamo gentilmente rifiutato non per orgoglio ma solo perchè non vogliamo essere ridotti a quei “poverini, hanno bisogno” per il solo osservare il nostro accompagnare i figli a piedi o col bus, indossare i due dignitosi vestiti, non manifestare nessun segnale tipico del benessere materiale e, per questo, apparentemente “bisognosi”.

Dinamiche e comportamenti sociali del tutto normali e comprensibili ma dalle quali abbiamo sempre preso la prudente nostra distanza, altrimenti di parenti benestanti ne abbiamo anche noi laddove volessimo adottare la questua del “poverini, hanno bisogno”.

I miei figli sono bambini sereni, felici, amati dai loro genitori, questo è un elemento di riconoscimento che il contesto sociale e la scuola ci riconosce, questa è la nostra ricchezza che paradossalmente abbiamo offerto a tutti, senza imbustarla e senza manifestarne il dono.

Riprendere lo zaino e riprendere così il nostro viaggiare rappresenta da un lato la scelta obbligata, anche se questa volta avremmo preferito radicarci a lungo termine, mentre dall’altro lato ci offre le opportunità di quella autonomia dal pregiudizio di cui abbiamo sinceramente bisogno.

Viva la vita, con energia grinta passione come sempre, felici di essere la Famiglia Piselli, gente semplice, che ha fatto del coraggio delle emozioni la propria bandiera, non un possesso personale ma un confronto, in favore di tutti…

Sara


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