il non odiare è sempre la scelta giusta…

Sono una donna adulta, una madre, una moglie ed una pedagogista che educa e forma i bambini e gli adulti soprattutto a comprendere e ad esprimere le proprie emozioni.

Educo e formo me stessa a gestire gli stimoli dell’intolleranza alla frustrazione che provo a causa delle difficoltà che tutta la mia Famiglia patisce, ragione per cui il semplice vivere diventa difficile in ogni aspetto della giornata, ad iniziare dal timore di andare a letto la notte per paura di risentire dei forti colpi alla porta, oppure di alzarsi al mattino col timore di trovare dei piccioni decapitati fuori la porta stessa ed anche di camminare per strada col terrore di vivere ancora una volta l’esperienza di vedermi un braccio puntato contro con in mano un’apparente arma.

Gestire queste emozioni non è facile nemmeno per una professionista, richiede uno sforzo enorme anche il tenere a freno mio marito, più maschio e come tale proteso alla lotta fisica contro i presunti autori o responsabili di tutto questo, che supera il solo Fabio Piselli perchè coinvolge me ed ha coinvolto direttamente i nostri tre figli.

Mi sono confrontata a lungo con mio marito, il Padre dei nostri bambini, con cui sono giunta alla semplice scelta di non odiare, di non caricare la nostra vita col peso dell’odio ma di restare noi stessi e di viverla col coraggio delle emozioni che ci ha sempre caratterizzato.

Certamente sono stanca, di assistere al progressivo isolamento, di ascoltare tante di quelle stupidaggini sul nostro conto, di dover attivare tutti i giorni quelle misure di sicurezza che mio marito mi ha insegnato nel corso degli anni, dallo spezzare la routine alla contro sorveglianza, dal difendermi fisicamente da una aggressione al gestire il panico.

Sono stanca di dover faticare il triplo per ottenere la metà di quello di cui abbiamo diritto, stanca di dover gestire il nulla per trasformarlo nel minimo indispensabile che per tutti noi ha un grande valore.

Sono stanca di scrivere lettere alle istituzioni per ottenere al massimo un incontro col funzionario delegato con la mente ministeriale e la prudente difesa del proprio ufficio, ma questo è il gesto dovuto per manifestare l’interesse verso la tutela dei nostri diritti, per non restare passivi agli abusi.

Sono stanca di non avere una dimora fissa, perchè non vogliamo coinvolgere i parenti in tutti i nostri problemi, come avvenuto in più occasioni nelle varie località in cui siamo stati ospitati all’interno della rete familiare, per questo viaggiamo.

Sono stanca di dover dare sempre delle spiegazioni, anche al semplice conoscente o potenziale cliente che si domanda i motivi per i quali una Famiglia come la nostra, la cui immagine è quella della serenità e della compattezza, non ha una casa propria, un mezzo di trasporto proprio, non ha una “vita normale” nonostante le qualità personali e professionali, dalla formazione universitaria alla conoscenza delle lingue e così via, rispondendosi da solo quando ipotizza che, in questo caso, i problemi debbono essere seri e non collegati ad una temporanea difficoltà, spaventandosene.

Sono stanca di osservare mio marito rinunciare alla diagnostica per gestire l’economia delle spese, ove anche il ticket di una risonanza magnetica rappresenta qualche giorno di cibo per tutti noi.

Sono stanca di parlare coi miei clienti o con i datori di lavoro di Fabio per organizzare una collaborazione che poco dopo svanisce, dopo la visita di qualche interessata ingerenza col potere di indurre un pregiudizio grazie ad una qualche credibilità sociale dovuta presumibilmente alla qualifica istituzionale che rappresenta o che simula di avere.

Sono capace di pormi e porre in discussione, sempre, in ogni esperienza vissuta, senza fare lo sconto a nessuno e tanto meno a mio marito, per il quale sono il più feroce degli specchi in cui riconoscere se stesso sotto tutti i profili.

La stanchezza non diventerà mai odio, perchè l’odio, il rancore, il bisogno di rivalsa è un’arma per chi è incapace di vivere le proprie emozioni, mentre desidero esprimere appieno le mie e vivere quelle della mia Famiglia.

Ad ogni difficoltà possiamo reagire di carattere ma anche agendo delle scelte dovute o forzate, anche scegliendo il male minore, la rinuncia ed il sacrificio ma in tutto questo non cambia la proprietà delle emozioni che ci doniamo fra noi e che gli altri da noi possono vedere e trarne la giusta energia.

Ho scelto di non odiare, abbiamo scelto di non farlo ed educhiamo i nostri tre figli al rispetto delle proprie emozioni, anche della sofferenza causata da chi agisce quelle azioni in nostro danno, che certamente tre bambini così piccoli non meritano.

Siamo una Famiglia unita e compatta, tutto si risolve, dalla sopravvivenza quotidiana tramite ogni opportunità di lavoro e di fonte di onesto guadagno, fosse anche svolgere ogni mansione più umile, fino alla scelta di riprendere a viaggiare in assenza di una seria opportunità di una radicamento a lungo termine su un territorio.

Viaggiare camuffa la condizione di “povertà” e consente di incontrare delle maggiori occasioni di lavoro e le opportunità di stabilizzarci da qualche parte, anche se spero di tornare a Latte di Ventimiglia, ove desideriamo vedere i nostri figli tornare nella stessa scuola che hanno appena terminato.

E’ vero, siamo una Famiglia povera ma non in miseria morale, abbiamo poco ma con tante risorse e per questo ci sentiamo privilegiati.

Privilegiati soprattutto di essere in grado di non odiare, sarebbe una sconfitta, un peso enorme nella esistenza umana.

Sono le tre di notte, mio marito è andato a fare un giro intorno alla casa come tutte le sere, i nostri figli dormono sereni dopo aver giocato tanto insieme a noi.

Questa è la nostra vita, senza una casa fissa, senza un mezzo di trasporto, senza una fonte di guadagno ministeriale o la classica busta paga.

Una vita alla giornata, forse, certamente una vita che giorno per giorno costruisce il nostro futuro che viviamo tramite il presente, anche se il passato sembra tornare ad ingerire nella nostra esistenza.

Sono stanca, ho paura di perdere mio marito che negli ultimi tempi ha avuto alcune “schicchere” ed ha quei diffusi linfonodi per i quali ha deciso di non proseguire nessuna diagnostica per capirne l’origine, non possiamo permettercela e non riusciamo nemmeno a dimostrare che siamo in fascia minima perchè risultiamo paradossalmente in fascia alta per motivi stupidamente burocratici, stanchi anche di lottare con un impiegato dello sportello del ticket.

Domani ripartiamo, torniamo ad essere una “Famiglia nello zaino” colmo di amore e di rispetto, tale soprattutto perchè privo di odio.

Siamo sereni e fiduciosi nelle nostre capacità in generale, la stagione estiva ci consentirà di individuare la migliore forma di lavoro e la giusta fonte di guadagno, per tornare a settembre con la forte speranza di accompagnare di nuovo i miei figli alla scuola di Latte…

Sara


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