della scelta fra la scuola pubblica o l’educazione parentale (in viaggio)…

Eccomi tornare a scrivere il Blog della Famiglia Piselli dopo un’estate colma di eventi e di emozioni da quando il 15 giugno scorso abbiamo lasciato il confine con la Francia, Latte di Ventimiglia, dove i miei figli hanno frequentato positivamente il loro primo anno di scuola.

Eccoci quindi di fronte alla scelta fra il continuare la scuola pubblica con Matilde e Fabio Massimo che entrano in seconda e la piccola Edda ormai pronta anche lei al confronto con la materna per la sua prima volta.

Attualmente siamo fermi nelle Marche, con il mio buon marito Fabio che ancora insegue (o fugge) le sue linfoadenomegalie con le quali prima o poi dovrà fare i conti di fronte ad uno specialista, mentre rifletto sul desiderio di continuare a viaggiare oppure tornare ad essere una Famiglia “convenzionale”.

Prendere quindi di nuovo un appartamento in affitto e di nuovo organizzare le giornate scandite dagli orari scolastici e dagli impegni lavorativi stanziali, come quasi tutte le famiglie tradizionali del nostro meraviglioso paese chiamato Italia.

Continuare a viaggiare significa educazione parentale, una responsabilità che come genitori educatori pedagogisti possiamo anche assumerci ma dobbiamo confrontarci con le necessità generali dei figli oltre i nostri desideri, proprio per il rispetto delle loro esclusive esigenze evolutive.

Figli che questa estate hanno fatto “i villeggianti” mentre mio marito era sui campi a curar le vigne e potare gli ulivi oltre a fare i massaggi olistici per “lavorare dopo il lavoro” e mantenere così i loro “vizi”, rappresentati dal trascorrere le giornate al mare per giocare e divertirsi dopo un lungo anno scolastico.

L’educazione parentale (D.L. n° 62 del 13 aprile 2017 art. 23) nel nostro paese è un argomento sconosciuto ai più, ben poco infatti rispetto all’estero ove è una scelta praticata e meglio strutturata rispetto alle nostre latitudini ma non per questo “migliore” della scuola pubblica, certamente diversa per tempi e per modi, diversa per la qualità della vita e diversa per la fonte educativa che i genitori debbono saper sviluppare e gestire anche nei vincoli legali e burocratici che lo Stato richiede a chi decide di non avvalersi della scuola pubblica e non può permettersene una privata, trasformandosi non solo negli educatori dei propri figli ma anche nei loro insegnanti.

L’educazione parentale è quindi una scelta di libertà e di autonomia educativa che i genitori compiono, con coraggio debbo dire, laddove decidono di non portare i figli presso un plesso scolastico istituzionale ed istituzionalizzato per assumersi la meravigliosa responsabilità di insegnare ai propri figli tutto quello che possono imparare sui banchi di scuola.

Scelta che non elimina il rapporto con lo Stato negli obblighi scolastici in favore dei figli, bensì lo rende più elastico, pari alla capacità di autonomia e di rispetto dei risultati che lo Stato stesso monitorerà osservando tramite dei confronti programmati le tappe di apprendimento dei contenuti ministeriali che la famiglia deve rispettare anche nell’educazione parentale, in buona sostanza si studiano le stesse cose ma in modo diverso.

Noi genitori possiamo in tal senso essere liberi dagli orari e dai vincoli scolastici tipici della scuola pubblica per insegnare le stesse cose con un metodo pregno di amore e di rispetto dei tempi dei propri figli, con un metodo personalizzato a tal punto da educare proprio delle persone nella loro individualità e non solo degli alunni parte di una classe che si uniforma alle griglie previste dai modelli educativi d’istituto.

L’educazione parentale non priva i figli dal socializzare con gli altri bambini, al contrario possono interagire col mondo intero, possono imparare “sul posto” ovunque essi siano, possono confrontarsi con il loro mondo interno ed esterno tramite il condurre una vita fatta di scuola, di gioco e di sport come tutti gli altri bambini con la differenza che la loro scuola non prevede l’obbligo del grembiule e tutto il resto.

Per noi, Famiglia Piselli, la variabile discriminante la scelta di continuare a viaggiare e quindi intraprendere l’educazione parentale è tutta riposta nella condizione fisica di mio marito, il quale da personcina intelligente è ben consapevole che potrebbe portare nello stesso viaggio qualche ospite indesiderato nel suo corpo che potrebbe così rivoluzionare ogni scelta e costringerci a rincorrere le opzioni residue, in danno proprio delle esclusive esigenze evolutive dei nostri figli.

L’educazione parentale richiede delle certezze materiali ben oltre la consistenza patrimoniale, le quali riferiscono alla programmazione a medio e lungo termine del rispetto di questa scelta laddove si desidera coltivarla durante il viaggio, vivendo quindi in viaggio e producendo sostentamento viaggiando.

Al contrario dobbiamo valutare anche l’opportunità di riprendere da dove abbiamo lasciato, ovvero una abitazione, i grembiuli, vincoli regole e doveri che condizionano inevitabilmente l’organizzazione della giornata di una Famiglia.

Riprendere a vivere in un luogo fisso, rinunciando ad essere quella “Famiglia nello zaino” che ha caratterizzato i nostri ultimi otto anni.

Ancora pochi giorni prima di decidere, nel frattempo cerchiamo di capire come tornare eventualmente a Latte dopo il crollo del ponte di Genova, sempre che non decidiamo di fermarci nelle Marche e trovare un paesino altrettanto piccolo con una scuola a portata di piedi…

Sara

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