il rapporto di mio marito con le sue linfoadenomegalie diffuse e la pasta alla carbonara con o senza guanciale…

Da qualche tempo mio marito Fabio ha il dovere di controllare l’evoluzione di un qualcosa che impone ai suoi linfonodi una reazione flogistica tale da essere ormai diventati delle linfoadenomegalie, sulla cui causa mancano quelle risposte certe per capirne la natura benigna o maligna.

Dolori, gonfiori e febbricole altalenanti sono il quotidiano osservare la presenza di una “infezione” per la quale il corpo ha attivato le sue difese tramite i linfonodi, la cui misura ha oggi raggiunto quella che i medici chiamano linfoadenomegalia con tutti i giusti inviti alla diagnostica periodica ed anche con la curiosità di capirne bene le ragioni, fra chi le riferisce all’esposizione all’uranio impoverito perchè i classici marcatori dei potenziali tumori noti sono negativi e ipotizzano un inquinamento radiattivo o chimico e chi invece ancora non si esprime.

Debbo dire che negli ultimi due anni Fabio è cambiato, meglio il suo fisico è cambiato, perchè il mio buon marito ha nella sua filosofia di vita anche l’accettazione delle malattie e della eventuale morte, contro la quale agisce non un’apatica rassegnazione bensì la sua solita grinta e voglia di vivere appieno le emozioni della vita sia nel rapporto con noi Famiglia che con la sua “via di fuga” ovvero il cucinare.

Non è difficile quindi ascoltarlo durante le fasi di diagnostica discutere sul tema della pasta alla carbonara e sull’impiego del guanciale rispetto alla pancetta, questo non solo come intelligente meccanismo difensivo contro l’ignoto quanto per ridurre l’indice di ansia e di angoscia di tutti gli altri pazienti che, anche loro, si trovano in quell’ospedale per verificare la natura del loro problema o per sottoporsi alle varie terapie dopo aver superato la speranza del “benigno”.

Lo so, è un uomo antipatico ed irritante nella sua calma e tranquillità anche di fronte agli eventi più difficili, ma è sempre stato così durante quelle situazioni che dovrebbero richiedere l’ansia e l’angoscia e, purtroppo, sono costretta ad amare Fabio anche per questo suo modo di essere, coraggioso non di ardimento ma di serena consapevolezza degli eventi della vita, fra i quali anche quelli meno felici.

Un tempo lo denudavo per passione oggi anche per comprendere la misura di quei gonfiori all’osso pubico che osservo quasi con lo spirito dell’archeologa, senza giocare al medico ma con la piena coscienza che la pasta alla carbonara la si cucina col guanciale e per farlo occorre essere in piena forma fisica e, atteso che amo mangiare quanto adoro mio marito, voglio essere certa che la tavola sia ben imbandita in ogni senso.

I nostri figli sono coscienti che il loro Padre di tanto in tanto “non sta bene” sia perchè sono stati testimoni di un paio di eventi che hanno richiesto l’ambulanza sia per il ridotto impegno fisico nel giocare con loro, talvolta condizionato proprio da quei dolori.

Sono bambini sereni che vivono “il momento”, cresciuti con due genitori che cercano tutti i giorni di tenere l’ansia della vita fuori dalla porta investendo nel coraggio delle emozioni che si esprime non solo nella nostra generale filosofia di vita ma anche nei sorrisi pregni di quelle stesse emozioni e, non, usati a scudo di un dolore.

La sofferenza fisica o emotiva non va mai nascosta ma gestita nella sua espressione, i bambini la percepiscono comunque e specialmente se sostituita da una finta felicità, per questo il mio buon marito manifesta tutta la sua gioia di essere il loro Padre, sempre ed in ogni situazione, perchè è il loro Padre sempre ed in ogni situazione e la sua felicità non si riduce di fronte alle situazioni meno felici.

La realtà della vita la si affronta con la vita reale, anche se condita da quelle dinamiche difensive che ci spronano a mutarne i contenuti ma inutilmente, perchè poi la vita stessa ci ricorda che si può mentire a noi stessi, raccontandocela per non affrontare la realtà ma difficilmente la realtà ci mente, per cui dobbiamo prima o poi prendere coscienza del vero e reale rispetto alle nostre speranze o a quel che, appunto, ci raccontiamo per fuggire una sofferenza sia sotto forma di quei meccanismi difensivi inconsci che con la piena consapevolezza di “non avere” voglia di soffrire.

Nella nostra Famiglia cerchiamo di ridurre i tempi della fuga affrontando la realtà in modo immediato e concreto, almeno consciamente, motivo per cui raramente ci raccontiamo che quelle linfoadenomegalie diffuse sono delle punture di insetti come allo stesso tempo manteniamo i confini della paura alla loro stessa realtà, non sono dei tumori maligni e come tali non sono ancora stati diagnosticati.

Sedersi a tavola con un buon piatto di carbonara fatta col guanciale, rappresenta il momento della relazione fra tutti noi Famiglia Piselli, Padre Madre e tre figli, durante il quale gli sguardi ed i sorrisi hanno il valore aggiunto della vita reale, quella in cui mio marito non permette a nessuna potenziale malattia di rovinargli la cena con la sua Famiglia…

Sara


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