i misteri giudiziari, il bisogno dei complotti ed i tifosi del consenso verso una ipotesi investigativa…

Da quando ho scelto di essere la Signora Piselli ho capito di aver sposato anche un annoso fascicolo giudiziario e non solo l’uomo che amo, ho compreso di essere diventata parte di una serie di eventi che si legano fra loro sin dal 1985, periodo in cui ero ancora una bambina mentre mio marito era un sedicenne in uniforme che iniziava la carriera militare infilandosi anima e corpo in quei fatti che ancora oggi, dopo oltre trenta anni, sono oggetto di indagini.

Fatti che sono anche di interesse collettivo per questo nel corso degli anni ho risposto alle telefonate ricevute, ho letto le tante lettere postali ed elettroniche, ho aperto la porta a chi ha desiderato farci visita e conoscere “quel Fabio Piselli” e la sua Famiglia.

Molti di loro li ho classificati (brutto termine ma rende l’idea) come dei “tifosi”, delle persone interessate a rinforzare la propria ipotesi rispetto agli eventi oggetto di indagini che avevano letto su qualche giornale e libro o visto in televisione ed hanno desiderato farne parte avvicinandosi ai protagonisti che in diversa misura ne erano coinvolti, fra questi mio marito.

Decine e decine di persone apparentemente solidali ma vulnerabili, soggetti potenzialmente utili da oggettualizzare in ogni modo se solo fossimo stati interessati a farlo ed invece gli abbiamo offerto un confronto più realistico e meno “battagliero” in difesa della ipotesi investigativa sulla ragione dei fatti oggetto di indagini.

“Tifosi” vulnerabili di questo tipo riempiono le piazze reali e virtuali, indossano magliette e sposano slogan di protesta o di ricerca della verità, persone assolutamente in buona fede ma che ritengo essere “pericolose” perchè non accettano una ipotesi contraria e questo per più ragioni, dagli ideali politici al bisogno del complotto, dall’innamoramento delle persone coinvolte alla identificazione nella vittimizzazione degli eventi, fino alla più banale delle ragioni individuata nel bisogno di protagonismo “vestendosi” di battaglie altrui.

Nulla c’entra la solidarietà sociale o il reale ed effettivo supporto nella ricerca di una verità in quei “fatti di Stato” che caratterizzano alcuni e troppi eventi tragici del nostro paese; c’entra invece la persona e la personalità di chi crede che il solo rinforzare la tesi di una parte sia considerato un supporto o un reale rinforzo., soggetti che rischiano solo di diventare “oggetto di consenso” verso una o l’altra tesi investigativa spesso proprio perchè riguarda dei fatti di Stato strettamente legata ad una polarizzazione politica.

Se avessimo voluto vivere di libri, vendere magliette, organizzare incontri a pagamento avremmo probabilmente avuto la possibilità di risolvere la gestione delle entrate e dei guadagni ed invece abbiamo preferito rinunciare alla “massa del consenso” offrendo ciò che questo tipo di persone non voglio sentire, cioè quel confronto critico utile soprattutto a noi per capire la realtà degli eventi e quel “qui ed ora” al quale ci ispiriamo.

Ben venga colui o colei interessata ai fatti che ormai ci riguardano, ben venga con uno spirito di solidarietà ma anche con la critica intelligenza che aiuta a porre in discussione i nostri stessi convincimenti o le ipotesi che certamente valutiamo, diverso da chi offre la pacca sulle spalle o crede che “vestendosi” del nostro caso rinforza le sue stesse idee complottistiche sul caso stesso.

Io e mio marito insieme ai nostri tre figli siamo delle persone, non un fascicolo rubricato da una autorità giudiziaria, da un ministero della Difesa o dell’Interno o dalla Presidenza del Consiglio.

Persone con la propria forza e fragilità, con la propria intelligenza e le proprie debolezze, persone che sono rimaste coerenti coi propri valori e con quel noi stessi in costante evoluzione, sempre pronti a porci in discussione.

Ritengo e riteniamo inutile e controproducente far massa, diverso da chi invece necessita del consenso per rinforzare una protesta o una richiesta verso lo Stato, mentre per quanto ci riguarda proprio il far massa sarebbe solo un “movimento” inutile e non un segnale di forza per ottenere una verità.

Un conto è l’attività di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e delle coscienze che faccio e facciamo anche tramite questo Blog, offrendo quel “confronto collettivo delle singole esperienze” che ha ispirato mio marito a scrivere in rete sin dal 2007, diverso è invece è l’attività di “induzione a credere” tramite la strumentalizzazione dei bisogni di chi trova nei complotti e nella tifoseria giudiziaria la propria identificazione.

Sarebbe fin troppo facile mettere insieme tutte queste debolezze individuali da compensare con una bella maglietta, uno slogan e tanti apparenti solidali compagni di lotta, col vantaggio di acquisire dei profitti fra quote associative e oboli pro maglia e col rischio di essere rinforzati solo da una vuota massa che muove aria e non smuove le intelligenze collettive.

Abbiamo così preferito restare in disparte pur se sempre presenti in rete, presenti a noi stessi e coscienti del significato sociale della nostra battaglia.

Preferiamo avere accanto poche persone anche critiche e costruttive che tanti tifosi coi “colori di istituto”.

Ci sono eventi che hanno riguardato la storia giudiziaria del nostro paese che non possiamo considerare “passato” proprio perchè resi sempre attuali dalle nuove indagini o da quelle mai terminate, occorre quindi  da parte dell’opinione pubblica quel consenso critico utile a stimolare una messa in discussione del perchè le non-verità condizionano il raggiungimento di una compatibilità fra la verità storica e la verità giudiziaria di un evento tragico.

Per quanto ci riguarda, come Famiglia Piselli, continuiamo nella nostra esigenza di Giustizia senza vittimizzare la nostra vita, affrontandola per quel che è sia nella sua qualità che nelle scelte, ove la qualità può anche essere condizionata dagli eventi giudiziari in cui siamo ancora coinvolti come parti offese e testimoni mente le scelte dipendono solo da noi, qualunque sia la qualità della nostra vita, perchè non permettiamo a niente e nessuno di impedirci di compiere delle scelte nel rispetto del nostro stile di vita, al massimo possiamo essere limitati o resi più deboli verso la scelta che vorremo compiere ma non per questo impediti di farlo.

Quanto sopra è la più elevata forma di lotta, restare se stessi, sempre e comunque anche di fronte agli svantaggi, come quello del presunto isolamento di una ragione di Giustizia per il solo fatto di non essere circondati da dei numerosi tifosi.

Il nostro è il paese del consenso acquisito dagli imbonitori delle masse, non delle persone che individualmente si mettono insieme nel rinforzare un idea condivisa, rappresentando così quello sperato insieme, ben diverso dalla massa.

Insieme è ciò siamo come Famiglia e vorremmo essere con chi desidera confrontarsi con noi e con il c.d. “caso Piselli”.

Ben diverso da chi trova nei complotti ad ogni costo le ragioni di una verità non ancora raggiunta…

Sara


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