scegliere fra lavorare “sotto padrone” ed essere “padroni” del proprio lavoro…

In questi giorni mio marito collabora con un laboratorio di pasticceria con ristorante a Macerata, circa una quarantina di minuti di auto di distanza ed inizia molto presto la notte fino a metà pomeriggio, con la possibilità di un contratto di lavoro dipendente a tempo determinato e qualche embrionale progetto a più lungo termine fra tanti se e molti ma; un lavoro un tempo definito “sotto padrone” proprio perchè dipendente dalle scelte altrui e dalle altrui esigenze.

Di fronte invece alle, nostre, esigenze pratiche questa opportunità potrebbe rappresentare una immediata soluzione ma occorre valutare se il tempo investito in termini di ore lavorative e di soldi in costi di trasporto e spese accessorie, rappresenta una effettiva soluzione per una Famiglia di cinque persone con tre bambini in piena età evolutiva.

Il nostro è ancora un paese dalla mentalità del posto fisso, fra concorsi statali e impieghi meglio garantiti, è il paese in cui i giovani con delle capacità formative e personali emigrano, ove alcuni lavori sono classificati in base al valore sociale o al corrispettivo di guadagno o addirittura in base alla nazionalità di origine.

Il lavoro non dovrebbe essere uno strumento estorsivo, non imposto da una difficile situazione economica, non imposto da dei requisiti capestri  o tanto meno dalla ormai raggiunta considerazione del “meglio di nulla” che porta ad accettare dei compensi da sfruttamento o delle limitate garanzie di sicurezza.

La gente comune tende a ripetere che pane e valori non sfamano, che gli ideali non portano soldi, che i diritti giungono storti alla fine del turno di lavoro e tutta quella serie di frasi fatte che se da un lato contengono la saggezza popolare, dall’altro hanno bisogno delle intelligenze individuali per il giusto confronto utile a saper compiere la scelta migliore per le proprie individuali esigenze senza egoismi o opportunismi di sorta.

“Non c’hai una lira e ti lamenti” è la classica espressione di chi agisce sui bisogni rispetto che sui diritti, senza comprendere il reale senso del sacrificio rispetto che l’accettazione di condizioni di lavoro difficili.

Il sacrificio ben lo conosciamo, come ben conosciamo le nostre possibilità e qualità professionali ed altrettanto ben conosciamo il valore dei diritti del lavoro e non solo dei lavoratori di ogni livello e classe, dipendenti o autonomi che siano.

Sappiamo quindi riconoscere le opportunità reali dalla pratiche occasioni, il valore di una azienda e della sua proprietà rispetto che gli opportunismi e la strumentalizzazione dei lavoratori e dei loro bisogni pratici.

Abbiamo lavorato anche per 2,50€ all’ora come per 120€ al giorno, incontrando proprio chi è stato in grado di riconoscere il valore della qualità del lavoro e chi invece il solo proprio guadagno proveniente dalle fatiche altrui e, proprio per questo, sappiamo riflettere sulle scelte e sulle occasioni anche di fronte alle esigenze immediate della copertura delle spese quotidiane e delle scadenze mensili.

Non abbiamo una mentalità del classico lavoratore dipendente come non abbiamo quella del tipico imprenditore, siamo e desideriamo restare delle persone equilibrate in grado di gestire il confronto con le scelte migliori nel rispetto di tutti, senza essere schiavi delle sole proprie esigenze per non finire negli egoismi e negli opportunismi a discapito degli altri.

La libertà del lavoro si identifica proprio nel non rendere schiavo nessun altro per difendere il proprio posto di lavoro, come il non restare vulnerabile contro le prepotenze altrui, dal fumo passivo imposto dai colleghi ignoranti alla maliziosa gestione delle ore di straordinario non pagato da parte dell’azienda.

Padroni di noi stessi e del nostro lavoro lo possiamo essere solo in modo autonomo o imprenditoriale, per questo ho la partita IVA e mio marito ha avuto la ditta gastronomica in passato ma occorre poi fare i conti con la possibilità di concretizzare le proprie risorse per trasformarle in delle reali fonti di guadagno, proprio perchè i panini coi sogni non sfamano.

Eccoci quindi di fronte al quesito se accettare questa opportunità d’impiego con tutti i vantaggi ed i disagi oppure investire nelle nostre esclusive risorse e capacità personali e professionali, da misurare con la loro effettiva realizzazione nella situazione attuale.

Fabio, mio marito, adora questo tipo di lavoro che gli ricorda la sua infanzia quando faceva il garzone in un laboratorio di dolcetti e roba varia, ben diverso dalla professionalità oggi richiesta ad un pasticcere per quanto le macchine di panificazione i forni e le impastatrici sono un incredibile forza motore.

Adora cucinare ma è ben diverso farlo in un locale che gestisce invece di un ristorante altrui con tempi e  modi di lavoro diversi ed inoltre anche l’età rappresenta quel filtro importante che delinea i contorni di una possibilità di collaborazione a lungo termine.

Sono tante perciò le variabili di scelta e di riflessione oltre il mero apparente guadagno o i vantaggi di una busta paga in termini di prestiti e fidi bancari, dipendono soprattutto dalla situazione individuale di una persona e di una Famiglia che non dovrebbe mi incontrare il banale giudizio altrui.

Sono fermamente convinta che credere nelle proprie capacità richieda prima di tutto la capacità di riconoscerle, altrimenti ci raccontiamo un sacco di storie per giustificare la propria scarsa voglia di sacrificio.

Ho conosciuto delle persone che lavorano come schiavi per mantenere la propria famiglia, spesso sfruttati da imprenditori egoisti, spesso ignorati da una società perbenista e spesso talmente stanchi da non riuscire nemmeno a viverla la propria famiglia.

In passato abbiamo lavorato per molte ore al giorno durante la gestione di un agriturismo o nella Gastronomia Piselli ma eravamo uniti ed insieme ai nostri figli, uno stimolo importante anche di fronte a qualche disagio, ben diverso dall’essere “a testa bassa” in fabbrica o in laboratorio con colleghi fumanti o fastidiosi e dirigenti o una proprietà arrogante.

Lavorare sotto padrone od essere padroni del proprio lavoro è la riflessione che consente di scegliere, non tanto sulla qualità del tipo di lavoro quanto sulla qualità della vita e del tipo di lavoro che consente di viverla, quella qualità.

Fra un pensiero è l’altro ci si scontra con la vita pratica, fatta di scadenze e di doveri, in una società sempre più stressata e resa cieca dei propri diritti, primo fra i quali quello della felicità di vivere.

Dovremmo tutti quanti riflettere se viviamo malati per morire sani, oppure se abbiamo realmente compreso il valore della qualità del tempo…

Sara


torna alla home page

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: