a domanda risponde, Fabio Piselli e la strage del Moby Prince…(quarta parte)

Quale era, secondo te, la situazione delle presenze anomale nel porto e nella rada di Livorno prima, durante e dopo la collisione fra il Moby Prince in navigazione e la petroliera Agip Abruzzo alla fonda?

La presenza che è sempre emersa con maggiore evidenza è certamente quella riferita a nave Therese, della quale ancora oggi non si ha una certa ed accertata identificazione di bandiera. Come allo stesso modo non si conoscono gli scopi per i quali era in zona e nemmeno i motivi per cui ha occultato la sua posizione alle autorità portuali.

Un’altra presenza emersa e degna di un maggiore interesse è quella della nave fattoria della Shifco denominata XXI Oktobeer II, sui movimenti della quale vi sono state due versioni fra chi ha creduto di averla vista lasciare gli ormeggi e chi invece ha asserito che le riparazioni che stava eseguendo le avrebbero impedito di navigare.

Le navi noleggiate dalla Difesa statunitense erano una procedura rodata negli anni e sostanzialmente nota alle autorità ed agli operatori portuali, con la differenza che la sera del 10 aprile 1991 hanno continuato a caricare e scaricare anche oltre le ore venti, ovvero l’orario di sicurezza consentito e gli americani non hanno informato la prefettura di Livorno rispetto all’esatto numero dei navigli impiegati e la loro corretta anagrafica.

Tornerò poi sulle procedure americane quando parleremo del confronto avuto con un responsabile dei trasporti marittimi di Camp Darby.

C’erano, secondo più fonti testimoniali, anche delle imbarcazioni più piccole con a bordo delle persone che certamente potevano essere dei pescatori, come i molti che tutte le notti si recano in rada con un “calafuria” per intenderci; putroppo nessuna indagine svolta negli anni ha mai fornito alla procura l’esatta situazione delle presenze in rada, specialmente quelle rappresentate dai piccoli pescherecci o i gommoni.

Dico questo perchè nei contenuti della mia testimonianza ho fatto emergere la presenza di un peschereccio invece mai annotata prima e, questo, è un esempio di lacuna da colmare, ovvero rilevare la presenza di ogni eventuale fonte testimoniale che possa ancora estrarre dei ricordi genuini nonostante gli anni trascorsi.

In una testimonianza di due soccorritori che erano nei pressi del traghetto si evidenzia la presenza di tre uomini a bordo di un motoscafo-gommone sotto bordo del Moby Prince appena ritrovato e riconosciuto come tale, i quali non rispondono a nessun richiamo da parte di chi li osservava girovagare intorno al traghetto per poi allontanarsi.

Di questi due testimoni che parlano di una specie di motoscafo con tre uomini a bordo che restano in silenzio ne parlò anche un articolo di stampa, sul quale tornerò in seguito.

Un’altra testimonianza, parla di aver visto altri motoscafi simili indirizzarsi verso la Darsena provenienti da Marina di Pisa.

Poi c’è l’elicottero di cui parlano più testimoni, compreso l’osservatore del porto, che lo “sente” sorvolare la zona.

Un marinaio dell’Agip Abruzzo parla di aver visto una piccola imbarcazione, apparentemente in fiamme, quasi collidere con una fiancata della petroliera, dalla parte opposta a quella in cui pochi minuti dopo impatterà il Moby Prince.

Nella mia testimonianza ho fatto riferimento a questa piccola imbarcazione poi affondata e, dei resti di una barca, sono stati individuati nei pressi del punto nave di riferimento.

Perchè, la Procura di Livorno, dice che hai parlato dell’affondamento del XXI Oktobeer II?

Non so rispondere a questa domanda, non ho mai detto che il XXI Oktobeer II fosse affondata, ho invece riferito di una imbarcazione più piccola, ben più piccola della nave-fattoria della Shifco.

Ho parlato di una imbarcazione in fiamme che è presumibilmente affondata e mi sono riferito a quella a cui ho accennato, vista dal marinaio della petroliera, i cui resti giacciono sul fondale della rada di Livorno, dei quali una parte ritrovati e credo anche recuperati.

Se questa barca era già in fiamme prima della collisione fra il traghetto e la petroliera, è corretto pensare che vi fosse stato una sorta di scontro in rada?

Se un marinaio di una petroliera che pochi minuti dopo finirà in fiamme a causa dello speronamento di un traghetto di linea, parla di una piccola imbarcazione già in fiamme che rischia di finire contro una fiancata opposta a quella in cui il Moby Prince colliderà, rappresenta per me un serio elemento di interesse su cui approfondire le ricerche, anche solo per capire se ha confuso i ricordi oppure ha sviluppato delle false memorie a causa dell’esperienza traumatica vissuta.

Sono emerse quindi delle notizie, che ho raccolto senza attribuire a queste un radicamento alla verità ma considerandole come informazioni da valutare ed immettere nel quadro di insieme formato da elementi già acquisiti e quelli che si stavano sviluppando, dal quale indirizzare la coltivazione delle varie ipotesi poi formulate, basate su dei dati di fatto o solo su suggestive ricostruzioni ma degne di approfondimento proprio per escluderle definitivamente.

Parlami quindi della ipotesi dello scontro che ha portato alle fiamme quella piccola imbarcazione, prima della collisione fra il Moby Prince e la petroliera.

Ipotesi scontro.

Immaginiamoci quindi di osservare la rada di Livorno nella quale la sera del 10 aprile 1991 vi sono numerose navi che caricano e scaricano armi ed esplosivi per conto della Difesa americana, alcune segnalate regolarmente altre non segnalate.

Di certo conducono queste attività oltre l’orario consentito, perchè vi sono delle testimonianze che ce lo riferiscono, compresa quella di un ufficiale della Guardia di Finanza.

Immaginiamoci che sotto questo ampio ombrello offerto dagli americani, vi sia in essere anche un trasporto di armi e di presunti rifiuti tossici condotto in modo clandestino da parte di alcuni italiani, con l’avallo del Governo, protetti da soggetti istituzionali a bordo di due o tre gommoni.

Traffici condotti tramite una nave fattoria della cooperazione che dovrebbe raggiungere la Somalia o fare da “balena” per un’altra nave che dovrebbe distrarne parte del carico; nave fattoria la cui presenza in porto è stata accertata.

Immaginiamoci che parte di queste armi possano essere distratte in favore della Palestina per ragioni che in seguito potremmo anche scoprire essere plausibili, tramite un’altra nave che girovaga per la rada e che poi se ne andrà senza essere identificata.

Immaginiamoci che una aliquota di operatori israeliani stia conducendo una attività di monitoraggio verso queste presenze in un porto civile come quello di Livorno, celati a bordo di un anonimo peschereccio magari noleggiato da degli italiani in un porto non molto distante da Livorno, un’altra aliquota minore è invece a bordo di una barca più piccola.

Immaginiamoci che, per ragioni sconosciute, si sviluppa un conflitto fra questi israeliani e coloro che proteggono i traffici clandestini, giunti anche da Marina di Pisa con tre gommoni veloci, scontro dal quale una barca ne esce in fiamme e perde il controllo rischiando di finire contro una fiancata della petroliera, la stessa petroliera contro la quale pochi minuti dopo colliderà il traghetto che, per motivi ignoti, ha variato la sua rotta, anche e forse a causa del movimento di altre navi “fantasma” che le indagini hanno riscontrato reali nella loro anomala navigazione proprio in quei momenti.

Immaginiamoci che si attivi una sorta di allerta e dalla base di Camp Darby si alzi un elicottero, un AB 206 che sorvola la zona, prende atto che gli interessi americani sono tutelati e se ne torna in base.

Immaginiamoci ora che ognuno di questi soggetti abbia interesse a non farsi scoprire nell’immediatezza dell’emergenza.

Certamente non coloro che conducono un traffico di armi e di rifiuti tossici con la Somalia, per questo la nave fattoria rientra in porto e attracca in banchina.

Oppure una Therese che invece si sgancia dall’area.

Certamente non le aliquote di Israele che da qualche tempo stanno monitorando proprio quel porto ed anche i militari italiani di stanza a Livorno, come è emerso ed accertato in alcune inchieste sul traffico di armi con la Somalia.

Forse nemmeno la stessa petroliera dell’Agip che presumibilmente ha appena rifornito una qualche imbarcazione che non doveva apparire ai registri di bunkeraggio.

Gli americani e le loro navi si sono limitate a segnalare un incendio alla capitaneria ma hanno l’interesse a non evidenziare le altre navi non segnalate e, forse, qualche movimento svolto fuori le regole previste oppure altro ancora.

Alla fine l’unica nave che aveva la piena necessità del “may day” era proprio il Moby Prince ma nessuno lo ha sentito e nessuno ha cercato un traghetto di linea ordinario, quotidiano e certamente noto a tutti.

Traghetto che verrò poi ritrovato troppo tardi per fornire un soccorso adeguato alle vittime innocenti che erano a bordo.

Forse è stata una ipotesi azzardata ma gli ingredienti c’erano tutti…

Fine quarta parte, segue…

Sara


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