“a domanda risponde”, Fabio Piselli e la strage del Moby Prince… (terza parte)

Perchè, la Procura di Livorno, asserisce che avresti testimoniato di “una battaglia fra agenti segreti israeliani del Mossad e terroristi palestinesi” come causa della tragedia del Moby Prince?

Premetto dicendo che la Procura di Livorno nei motivi di archiviazione dell’ultima inchiesta ha redatto una serie di eventi che mi ha attribuito come fonte principale e diretta, che ho invece espresso in modo quantomeno diverso e certamente non nella sequenza che mi è stata attribuita.

Quindi, per togliere ogni dubbio e per non fomentare inutili polemiche, ho a suo tempo chiesto ad ogni effetto legge alle competenti autorità giudiziarie ed anche a quelle politiche, di acquisire i video di ogni interrogatorio e confronto che ho sostenuto avanti il pool investigativo della stessa procura al fine di valutarne i contenuti atteso che negli uffici c’erano sia i magistrati che i loro operatori di PG ed altri soggetti muniti di telecamere et microfoni.

Infatti proprio le immagini dei video e la mia voce originale dei vari interrogatori e dei due confronti che ho accettato di sostenere, rappresentano il documento certo ed incontrovertibile dal quale trarre le conclusioni sul contenuto, sul linguaggio e sul significato che ho inteso esporre con la mia testimonianza della quale mi sono sempre assunto tutte le conseguenze di legge.

Non ho infatti raccontato un “film” dentro una fumosa birreria ma ho espresso quanto ho ritenuto di aver appreso o interpretato nel corso delle mie ricerche, facendolo di fronte ad una Autorità Giudiziaria ben cosciente delle responsabilità civili, penali e morali che mi sono assunto nel farlo.

Non ho mai detto ai magistrati di avere delle “dirimenti verità” limitandomi invece ad offrire i risultati della mia ricerca, nata per i motivi già descritti nei precedenti articoli, in favore di chi aveva ruolo e strumenti per gestire le informazioni all’interno di una inchiesta giudiziaria, laddove lo avesse ritenuto utile, nel caso di specie la Procura di Livorno.

Li hai ottenuti poi, quei video?

Non io, mi auguro che almeno le autorità interessate lo abbiano potuto fare.

Torniamo al “Mossad” ed ai “palestinesi”, cosa hai detto esattamente?

E’ vero che ho parlato di un gruppetto di cittadini israeliani.

E’ vero che ho fatto riferimento alla Palestina.

E’ anche vero che ho parlato di un potenziale scontro avvenuto nella acque del porto che potrebbe aver con-causato la collisione fra il Moby Prince e la petroliera alla fonda e, su questo argomento, torneremo nel successivo articolo.

Ma non ho espresso tutto questo nei modi in cui si giunge ad attribuirmi la paternità di una “battaglia fra agenti del Mossad e terroristi palestinesi”.

Chi erano, quindi, gli israeliani di cui parli?

Per quanto riguarda gli israeliani, ho certamente parlato della presenza di un gruppo di cittadini dello Stato Ebraico che fra la fine degli anni ottanta ed i primi anni novanta vivevano all’Isola d’Elba, lavoravano per una società israeliana che prestava dei servizi di sicurezza di elevata qualità in favore di privati ed aziende, fra le quali la stessa Navarma.

Ho conosciuto nei primi anni novanta il loro responsabile e ne ho avuto conferma.

Li ho descritti ai magistrati come ex militari della Difesa israeliana ma non sono stato io a definirli ex agenti del Mossad bensì lo ha certificato il capocentro Sismi di Firenze, questo dopo che la Polmare di Livorno li aveva identificati e alcuni espulsi per violazione delle leggi legate al permesso di soggiorno e lo stesso Sismi li aveva acciuffati per ragioni a me sconosciute.

Sia ben chiaro che non occorreva dirlo o definirlo con certezza che tali fossero, per cui ritengo che tutti noi abbiamo dato per scontato che avessero avuto esperienze nel Mossad o comunque in un reparto di intelligence della Difesa Israeliana.

Il Mossad a Livorno ha un tradizionale terreno fertile.

Li ho descritti come soggetti che, strutturati all’interno di un dispositivo di sicurezza privato, hanno operato a Livorno, a Roma ed a Savona in tutela dei propri committenti, fra i quali la Navarma\Finarma ed altre società interessate.

Non ho escluso che questi israeliani fossero gli stessi operatori che hanno condotto una attività di monitoraggio e controllo verso il porto di Livorno e verso alcuni militari italiani prima della missione in Somalia e segnatamente negli anni e nei mesi precedenti la tragedia del Moby Prince, perchè interessati al presunto movimento di armamenti che sin dalla seconda metà degli anni ottanta da Livorno era diretto in Somalia e, presumibilmente, distratto anche in favore dei palestinesi, motivo che giustificava certamente l’interesse israeliano.

Questo è tutto il riferimento che ho fatto alla Palestina.

Ho parlato in realtà anche in un’altra occasione del fatto che avevo conosciuto un palestinese che viveva a Firenze e gestiva un Kebab, il quale aveva cooperato col nostro contingente in Libano nella missione 82-84 ed era rimasto in contatto con un operatore del Tuscania poi transitato al Sismi.

Questo palestinese era ancora utilizzato come mediatore di notizie e come ambasciatore di interessi, al quale era interessato anche quel federale americano con cui mi incontrai a Firenze nel 2007, qualche giorno prima che io stesso raggiungessi Beirut.

Quindi, se ho compreso bene, secondo la tua opinione gli italiani inviavano armi in Somalia prima durante e dopo la caduta di Siad Barre e, parte di questi carichi, finivano a disposizione dei palestinesi?

Gli italiani supportavano Barre prima e gli altri dopo di lui, anche in relazione all’uso del territorio somalo per il presunto smaltimento di rifiuti tossici che a mio avviso rappresentava il principale interesse (non esclusivamente italiano) specialmente dopo la caduta di Barre avvenuta nella primavera del 1991.

Parte di questi carichi finivano anche a disposizione di quei palestinesi ai quali gli italiani avevano dato sostanziale spazio operativo nel nostro paese, in virtù di accordi sui quali occorre fare maggiore luce.

Questi palestinesi trovavano infatti in Italia un territorio logistico relativamente sicuro, salvo intervento degli israeliani che mai si sono fatti scrupoli di interdire dei palestinesi anche nel nostro paese.

Quando parlo di “distrazione” dei carichi in disponibilità palestinese, non mi riferisco esclusivamente al trasporto verso la Palestina ma alla possibilità di alcuni palestinesi di accaparrarsi quelle armi, di quei trasporti, anche direttamente in Italia o più semplicemente in mare aperto, mare che ho infatti definito essere un “mare armato”. per impiegarle poi in ogni luogo questi intendessero colpire gli interessi israeliani.

Per cui nessuna “battaglia” fra “Mossad e terroristi palestinesi”?

Se uno scontro c’è stato, piccolo e contenuto ma tale da con-causare il cambio di rotta del traghetto, questo non è avvenuto coi “terroristi palestinesi” ma con chi proteggeva quei trasporti verso la Somalia.

fine terza parte, segue

Sara


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