alcune domande a (mio marito) Fabio Piselli sulle accuse di violazione di segreto di ufficio e di illecite intercettazioni…

Come nasce l’accusa che ti ha visto indagato per oltre cinque anni, prima di finire con un’archiviazione, perchè la notizia di reato era infondata?

Nasce a tavolino in orario di ufficio ministeriale, come altre accuse ricevute precedentemente a quelle, finite allo stesso modo ma che hanno prodotto il risultato sperato da chi le aveva sviluppate.

Nel corso delle ultime settimane del novembre del 2007 sono stato interrogato come persona informata sui fatti da parte della procura di Livorno in merito ai fatti legati alla strage del Moby Prince, neanche il tempo di tornare a casa che qualcuno ha confezionato quel pacchetto di accuse grazie al quale hanno sequestrato ogni mio strumento di lavoro e tutti i documenti a partire dal 1985 fino al 2007.

Dove era radicata la notizia di reato?

A Verona, riferita ad un evento di quattro anni prima (2003) nel quale ero parte offesa di reato contro degli appartenenti ad un corpo dello Stato, mentre la violazione di segreto non ho mai ben capito a cosa si riferisse, se a ciò che dissi ai magistrati rispetto a notizie riservate di natura militare oppure in relazione alle attività di consulenza in favore della polizia giudiziaria, quindi un segreto investigativo.

Come fu giustificato il sequestro dei tuoi materiali e dei documenti?

Con la presenza di un nutrito nucleo di carabinieri e dieci ore di perquisizione col giusto decreto che autorizzava il sequestro di ogni strumento compatibile con le attività intercettive e, visto che cooperavo in tal senso con più procure, ne trovarono in abbondanza, fra l’altro con all’interno ancora delle intercettazioni da masterizzare in favore dei vari PM procedenti le inchieste per la quali ero stato delegato con decreto del GIP di competenza territoriale.

Si portarono via anche i foglietti con scritti gli appuntamenti dal dentista insieme a tutti i documenti che avevo a casa ed in garage, tutto immesso in più scatoloni dopo che controfirmai ogni documento che fu progressivamente numerato, scatoloni che inviarono sigillati a Verona ma giunsero senza sigilli, come lo stesso PM veronese ebbe a rilevare unitamente al suo operatore di PG e al mio avvocato; qualcuno nel percorso cecina-verona c’ha messo le mani.

In realtà negli anni durante i quali è il materiale è rimasto sequestrato ha girato più procure, in quel materiale c’hanno messo le mani tutti, dalla procura militare alle varie digos, dai servizi ai PM che indagavano più filoni relativi alla Somalia ed anche qualcuno con le mani adesive perchè gli è rimasto attaccato un computer che non si è più trovato.

Cosa contenevano in particolare?

Tutta la mia vita privata e professionale a partire dall’inizio della carriera militare nel 1985, foto, video e documenti dal 1985 al 2007.

Contenevano gli atti delle consulenze di parte che prestavo ai vari studi legali in materia di tutela dei minori, ivi comprese le videoregistrazioni dei colloqui coi bambini vittime di reato, alcuni atti investigativi di polizia giudiziaria e le relazioni extraperitali che facevo per gli avvocati che mi avevano nominato.

Contenevano anche alcuni documenti riferibili all’evento Moby Prince per il quale ero stato appena interrogato dalla procura di Livorno.

Contenevano gli appunti ed i recapiti di quei militari che poi la procura di Livorno dirà che non ho saputo loro indicare durante un interrogatorio, certo che non ho potuto farlo, l’avevano sequestrati e non me li ricordavo a memoria come gli indicai durante lo stesso interrogatorio.

Contenevano i documenti ed i video delle attività che avevo appena svolto in Libano.

Contenevano tante fonoregistrazioni, alcune effettuate senza il consenso dell’interlocutore, dei tanti incontri con soggetti istituzionali e para-istituzionali con cui ho collaborato sin dagli anni ottanta oppure con chi mi sono più semplicemente confrontato su qualche tema di interesse.

C’era tutto quello che una persona generalmente considera il proprio archivio, disposto in più memorie e computer fisici o portatili, palmari e telefonini che hanno sequestrato per cinque anni, periziato, smontato e sostanzialmente “letto” senza trovare nulla di riferibile alla natura delle accuse, il GIP scrisse non solo che la notizia di reato era infondata ma che quanto sequestrato non era affatto incompatibile con gli incarichi che avevo ricevuto negli anni.

Hai avuto qualche risarcimento del danno?

No, anzi “negativo”.

Non ho mai ricevuto nemmeno le scuse da parte di chi si era prodigato a gettare fango, sia dagli ambienti di questura che dai giornalisti, se non una stretta di mano da parte di uno dei carabinieri che partecipò alla perquisizione, con cui avevo anni prima condotto alcune operazioni di polizia giudiziaria in materia di intercettazioni, il quale mi disse confidenzialmente che “l’ordine arrivò dall’alto”.

Quale è lo scopo per cui si sviluppano queste false accuse e chi è in grado di farlo così impunemente?

Lo strumento giudiziario, di polizia e di intelligence, rappresentano per chi ha modo ed opportunità di gestirlo, una risorsa importante per interdire sia le attività di una autorità giudiziaria che quelle di un denunciante o di un testimone oppure di un giornalista che coinvolga in qualche modo quei settori dello Stato in cui si nascondono altri interessi.

Basta una fonte confidenziale o qualche soggetto vulnerabile e manipolabile, oltre alla possibilità di aver accesso alle informazioni riservate sia arpo-sdi che presso le singole cancellerie dei pubblici ministeri, per confezionare una comunicazione di notizia di reato che un altro PM magari di una procura differente non può ignorare, in forza dell’obbligatorietà dell’azione penale, ma anche su questo avrei qualcosa da dire e magari in futuro facciamo un articolo.

Non potrebbe essere stato un errore giudiziario?

No, sotto nessuna forma.

Un errore giudiziario può sempre accadere in danno di chiunque senza intenzione di dolo ed a causa di più sfortunate variabili.

Questo è quello che ho sempre definito essere un abuso investigativo, laddove chi ha confezionato la polpetta avvelenata sapeva bene quel che faceva con l’intenzione precisa di ottenere il risultato sperato.

Quale è, nei fatti, questo sperato risultato che nasce da una falsa accusa?

La peggior condanna che può nascere da una falsa accusa è rappresentata dal tempo, dagli anni che passano da quando nasce la notizia di reato a quando si rileva come falsa accusa e muore così il procedimento ma, nel frattempo, tutta la tua vita sociale e professionale è stravolta a causa dei sequestri, di un arresto o delle paginate sui giornali, fino al coinvolgimento degli affetti, gli aspetti economici dei costi di Giustizia fra avvocati e consulenze di parte, fino naturalmente alla credibilità sociale e giudiziaria se sei anche un testimone che diventa così un soggetto segnalato con “notizie di polizia”.

Ma, il messaggio più grave è quello estorsivo, perchè una esperienza del genere ti lascia quello sgradito pensiero che recita “possiamo fare di te e della tua vita e di quella dei tuoi cari quel che vogliamo” e questo è assolutamente vero nel nostro paese.

Sara


torna alla home page

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: