“l’in-corsaro d’asfalto” e quel che rimane di mio marito…ma con grinta ed Amore si supera tutto…

Ieri è stata una giornata intensa e faticosa, di quelle che prima o poi devi affrontare per prendere coscienza della situazione che vivi anche se cerchi di non farci caso più di tanto, quasi per avere il tempo di saper gestire il fiato corto.

Le linfoadenomegalie che qualche mese fa erano state evidenziate in alcune aeree del corpo di mio marito, nelle ultime settimane hanno offerto dei momenti di puro dolore e quelle altalenanti frebbricole fastidiose ma non certamente invalidanti, tipici segnali di una attenzione da donare a quei medici che continuano a ricordare a Fabio di raggiungere il loro studio per studiare la natura di quelle linfo-etc-etc che il buon marito considera essere dei brufoli adolescenziali.

Dopo tre notti di febbre alta e dolori costanti, finalmente sono riuscita a convincerlo a mettersi in auto e recarsi presso un amico ex medico militare, il quale ci ha accolti con la battuta che in realtà ci aspettava per l’autopsia atteso il ritardo col quale abbiamo risposto ai suoi inviti dopo che ha letto i referti di qualche mese fa.

Prossimo passo la biopsia dei linfonodi, l’esame al sangue tramite uno specifico metodo per capire se è “radioattivo” ed altre “vacanze” simili per comprendere finalmente la natura del problema, nel frattempo si rinnova l’invito a ricordarsi di farla sul serio questa biopsia e tutto il resto. Fine ricetta.

Questo medico conosce mio marito da molti anni, già nel 1999\2000 era emerso qualcosa di simile, ne conosce la storia e gli eventi che ne hanno caratterizzato l’evoluzione sin dalla carriera militare, per questo lo ha sempre soprannominato “l’in-corsaro d’asfalto” per stigmatizzare il fatto che non è mai stato un incursore ma un paracadutista (con moto, all’epoca) “corsaro” ovvero quasi un pirata contro quella nozione di sistema che ha sostanzialmente combattuto e contro la quale sbattiamo il grugno di tanto in tanto ancora oggi.

E’ stato educativo per me osservare il quadro clinico di Fabio, che certamente ben conosco, tramite l’interpretazione medica di un medico del quale ho interpretato il senso delle parole quando, rivolgendosi a me, mi ha suggerito di “star dietro” a questo bambinone che evidentemente non ha raggiunto quella maturità tale da ricordargli che è un essere umano come tutti gli altri e quella “morte a paro a paro” amica dei paracadutisti, se continua così diventa cosa unica.

Sarcasmo a parte, sono anni che assisto questo soggettino chiamato Fabio Piselli affrontare le varie magagne fisiche fra la storica schiena malconcia e questi emergenti linfonodi diventati ora linfoadenomegalie diffuse, una sorta di scala gerarchica dei rischi tumorali prima di capire se è “buono o cattivo”.

Biopsia e analisi varie, già consigliate circa un anno fa, con una prospettata asportazione dei linfo-etc-etc- richiedono una organizzazione che la nostra Famiglia non convenzionale deve saper gestire fra lavoro ed impegni generali e particolari, ovvero la vita di tutti i giorni.

“Accade a vivi” ha risposto mio marito sorridendo con quella umiltà che ho sempre amato, mista fra la seria consapevolezza della realtà ed il desiderio di schernire il destino ma quel che ha detto è assolutamente vero, accade ai vivi, non siamo diversi dagli altri, non dai nostri padri morti per tumore o dai tanti che affrontano tutti i giorni le conseguenze negative della lotteria dei linfonodi.

A prima vista Fabio potrebbe apparire un fastidioso guappo livornese, arrogante e ignaro dei rischi ma lo conosco fin troppo bene, quindi garantisco per lui come un uomo sereno ed equilibrato che ha la piena coscienza della realtà e di avere nella Famiglia sia la fonte di energia che il timore di lasciarci soli.

“Inizia a pensare all’ipotesi di un’amante ricco, non si sa mai”. Mi dice mentre osserva i figli che osservano lui coi classici sguardi di chi ha nel coraggio delle emozioni il senso dell’essere Famiglia e non solo spermatozoi evoluti, scegliendo tutti quanti di andarcene sul Conero e regalarci due orette per noi.

Essere una Famiglia non convenzionale ci ha abituato alla capacità di ri-modulare tempi e scelte in modo quasi sereno, meno traumatico di quel che potrebbe essere, riuscendo a reagire agli eventi senza patirne la vittimizzazione contro la quale agiamo quello che crediamo essere un intelligente sarcasmo, oppure una scellerata immaturità della quale evidentemente non abbiamo ancora preso coscienza.

Uffa, potrei dire, ma sarebbe inutile perchè sono mesi che attendiamo di trovare il tempo di dire questo “uffa” sapendo che sin dalla prima evidenza medica dei linfonodi avremmo dovuto affrontare questi momenti, ora diventati linfoadenomegalie diffuse in area pubica ed ascellare.

Paradossalmente non ci preoccupa il sapere la natura del problema, linfoma o semplice infezione, non è questo che ci crea una qualche preoccupazione bensì è la gestione dell’empatia dei figli ormai cresciuti ai quali è difficile dissimulare una “realtà emotiva” rispetto al camuffare quella pratica.

Per questo investiamo tutto sulla qualità delle emozioni e non sulla difesa dalla sofferenza, che ha nella sua giusta misura anche una componente evolutiva utile per tutti.

Matilde ha quasi otto anni, a gennaio, mentre Fabio Massimo ne farà sette ad aprile, Edda coi suoi tre anni rimane la più piccola e quasi inconsapevole meravigliosa ribelle ai marescialli dei carabinieri, dopo che uno di questo evidentemente non gli è rimasto simpatico durante un incontro.

I nostri figli sono tali, figli, bambini in costante evoluzione, quel work in progress che fa della nostra Famiglia la normalità anche di fronte ai momenti straordinari, ai quali siamo abituati in realtà.

Trasformare i figli in una “icona di lotta” o di “ragione per vivere” sarebbe non solo ipocrita ma anche offensivo verso la qualità delle emozioni che ci legano, forti e solide senza il bisogno di un motivo per dimostrarsi tali.

Restiamo noi stessi, sempre e di fronte agli eventi della vita, fra i quali anche il momento in cui vai a letto col timore di alzarti con un amante imposto che ti è entrato dentro, chiamato tumore, che non è nemmeno ricco oltretutto.

La vita è la ragione di fare i figli e di crescerli nel destino della vita stessa, senza imporre ai nostri bambini la responsabilità di essere “una ragione di vita”.

Il destino poi si può affrontare con grinta e passione, soprattutto con l’equilibrio della realtà della vita, senza dover per forza manifestare chissà quali strumenti scoperti di fronte ad una malattia o ad un evento traumatico di altra natura.

Questi strumenti li abbiamo tutti, sono la grinta nella personalità e la passione di vivere, ognuno come desidera, senza bandiere di sorta a dimostrazione di ciò che siamo se non nel valore del confronto come speriamo di offrire con questo Blog in favore di chi, invece, ha vittimizzato la propria condizione o crede di dover attendere ancora, prima di capire che ha già tutto quel che serve per vivere ed affrontare la vita in ogni aspetto del destino.

“Se la morte giunge, di sicuro mi trova vivo” ripete spesso mio marito, non per baldanza del giovane parà che è stato ma con la piena consapevolezza del cinquantenne “titolare” di una Famiglia numerosa, che è.

Quando osservi il Padre dei tuoi figli cambiare, ti accorgi che i segnali di un “qualcosa” si stanno evidenziando, prima pensi alla stanchezza psichica dovuta agli anni di “stress” poi riconduci i dolori e la febbre al cambiamento naturale dell’età ed infine prendi atto che quel marito che si faceva i chilometri ogni mattina di corsa, le cinque miglia a nuoto e le zavorrate è cambiato nel fisico perchè ha difficoltà anche a salire le scale senza sentire quelle fitte di dolore che sembrano immobilizzarlo.

Grinta quindi e passione certamente, gradino per gradino quando c’è il dolore e di serena corsa quando il dolore non c’è, semplice.

Questo senza mai far mancare ai figli quel Padre giocoso e gioioso di essere loro Padre, e senza far mancare alla moglie quei momenti nei quali la scelta di stare insieme raggiunge il più elevato valore del coraggio delle emozioni.

“Pisa merda” troverete scritto in qualche angolo del Monte Conero, ovvero quel livornese modo di affrontare il destino…

Sara


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