chi siamo, chi siamo stati e chi ci crediamo di essere

La Famiglia Piselli è composta da me, Sara, 41 anni, da mio marito Fabio di 50 anni e dai nostri figli Matilde, 7 anni, Fabio Massimo, 6 anni e la piccola Edda che ha 3 anni.

Siamo una “Famiglia in viaggio” sin dal 2010 ormai, infatti i bambini sono nati in tre località diverse e non restiamo mai oltre un anno nello stesso luogo, almeno fino ad oggi.

Era la primavera del 2010, Fabio aveva appena concluso il suo lavoro come consulente di parte all’interno di un tribunale nel corso di un processo mentre io stavo svolgendo il mio lavoro di pedagogista, quando decidemmo di “lasciar tutto” e partire.

Chiusa la porta di casa si è aperto il portellone laterale di un vecchio furgone degli anni settanta che mio marito aveva comprato e camperizzato in modo artigianale, iniziammo così quel viaggio che sembra non essersi ancora concluso ma rallentato dagli impegni della scuola che i figli, progressivamente nati in viaggio, ora debbono affrontare; sempre che non decideremo la scelta della scuola parentale e riprendere a viaggiare in modo stabile.

Attualmente viviamo nelle Marche, a Filottrano, ove Matilde e Fabio Massimo frequentano la seconda elementare mentre Edda attende di entrare alla materna. Siamo giunti dal confine con la Francia, da Latte, dove abbiamo vissuto per circa nove mesi per permettere ai figli di iniziare l’esperienza della scuola pubblica, prima ancora abbiamo abitato a Nizza (Francia) ed altre località italiane ed estere.

Appena entrata nel furgone, otto anni fa, ho provato una profonda sensazione di benessere, di libertà, di serena accettazione di una scelta di vita importante compiuta con la piena consapevolezza di quel che stavo e stavamo facendo.

Le ragioni di quella scelta sono riconducibili a più fattori interni ed esterni ed alle diverse variabili che stavano condizionando la nostra vita, ad iniziare dal “passato” di mio marito come ex militare di carriera poi coinvolto in quei fatti giudiziari relativi agli anni bui compresi fra il 1985 ed il 1994, per i quali ancora oggi è chiamato da qualche magistrato per fornire “quanto a sua conoscenza” come testimone e memoria storica di un periodo caratterizzato dalla presenza di strutture clandestine nelle istituzioni e soprattutto dalle stragi del ’92 e del ’93.

Il furgone o meglio, il “van”, ha così rappresentato una opportunità per dare una svolta alla nostra vita, non solo di fronte alle difficoltà pratiche che stavamo vivendo proprio per gli eventi giudiziari storici che nel nostro strano paese durano decenni, quanto per la possibilità di esprimere la nostra natura e la nostra energia in modo totale e libero oltre le etichette della “dottoressa” o dell'”ex paracadutista”.

Non è stata una fuga dalle responsabilità ma, al contrario, l’accettazione delle responsabilità maggiori di vivere in viaggio e di crescere una Famiglia in un modo diverso dall’ordinario, rimodulando sostanzialmente tutto, dalle fonti di guadagno alla gestione delle ingerenze ancora riferibili alle testimonianze giudiziarie che mio marito ha scelto e dovuto affrontare quando è stato chiamato dalle procure antimafia e dalle varie autorità giudiziarie che avevano riaperto le indagini sugli eventi “militari” degli anni ottanta e novanta, ingerenze che spiego in questo articolo “la moglie del testimone”.

Otto anni pieni di emozioni grazie soprattutto alla scelta di avere dei figli, nati in tre città diverse, cresciuti insieme al viaggio e con amici di ogni razza e colore.

Siamo stati un una donna ed un uomo che avevano una vita come molti altri, siamo oggi una Famiglia meno convenzionale e “ci crediamo” di essere una Famiglia serena, libera da tutte quelle forme di condizionamento sociale e doveri tali da indurre gli indici di stress che tanto desideriamo lasciar fuori dalla porta di casa, preferiamo affrontare i problemi reali per quello che sono ed allo stesso modo vivere appieno la reale felicità delle emozioni che sappiamo donarci ed esprimere.

“Il coraggio delle emozioni” è diventato la nostra bandiera, inteso come l’ardita scelta di non farsi sopraffare dalla sofferenza e dai disagi bensì restare noi stessi nella espressione delle emozioni e dell’Amore, scegliendo soprattutto di non volere il peso dell’odio e del rancore, liberi da ogni negatività interna ed esterna.

Non siamo una Famiglia benestante, viviamo di lavoro e lavoriamo utilizzando tutte le risorse possibili, dalla laurea magistrale al negozio alimentare, coscienti che questo stile di vita riduce la possibilità degli incarichi a lungo termine oltre alle complicanze vissute proprio per gli eventi giudiziari di quell’ex parà come è stato definito dalla stampa mio marito.

E’ stata ed è una scelta di vita, quella di viaggiare senza fretta e senza abbandonare i canoni di una vita “ordinaria”, perchè restiamo immersi nella realtà della collettività e non distaccati dalle responsabilità ma più lontani dai vincoli di una società materialista e pregna di doveri, che non sempre donano il vero significato di felicità.

Siamo felici e lo dico quasi con timore, emotivamente felici, sereni di riuscire ad esprimere il senso del nostro essere pur di fronte alle difficoltà che la vita inevitabilmente contiene, perchè siamo come tutti gli altri e non vogliamo essere diversi, abbiamo solo compiuto una scelta meno ordinaria senza per questo sentirci “straordinari”.

Come donna, Madre e pedagogista evidenzio la positività in favore dei bambini di questo stile di vita che, se da un lato sembra ridurre i vantaggi di una vita stanziale, dall’altro offre un intero mondo con cui confrontarsi, con cui socializzare e soprattutto consente a tutti noi di vivere pienamente lo scambio relazionale che dei figli in età evolutiva necessitano per essere autonomi e sereni.

Otto anni e ventinove abitazioni diverse, prese temporaneamente in affitto, con un periodo da “figli dei fiori” che con mio marito Fabio abbiamo vissuto in quel furgone camperizzato prima di scegliere di diventare genitori.

La residenza cartacea la manteniamo in Sardegna, la mia regione di origine, per quanto non abitiamo da anni presso quell’indirizzo ma il nostro burocratico paese impone di avere una residenza diversa dal domicilio e, per questo, non siamo classificati come dei “senza fissa dimora” che suona tanto di sinistro.

Siamo dei viaggiatori, di nuovo a bordo di una van, siamo degli esploratori di emozioni, dei coltivatori di futuro. Una Famiglia in viaggio capace di fermarsi per riflettere e porre in discussione le scelte e gli eventi, sempre mirati alla tutela degli esclusivi interessi dei nostri figli, alla quale è strettamente collegata la serenità dei loro genitori.

Questo vogliamo essere, sereni, liberi di poterci fermare ovunque vogliamo e di ripartire per qualsiasi destinazione indipendentemente dallo spessore patrimoniale, in un mondo nel quale purtroppo continuano a chiederci come facciamo ad essere felici con pochi soldi.

Non ho mai una risposta pronta, provo a spiegare che il “coraggio delle emozioni” rende tutti ricchi, anche coloro che credono che la felicità sia strettamente legata alla serenità del benessere materiale.

“less is more” è un concetto che certamente ispira le nostre scelte senza rinunciare ai vantaggi della materialità intesa come quegli indispensabili strumenti necessari per vivere e farlo in modo dignitoso.

In buona sostanza abbiamo scelto di essere e non di apparire, di vivere e non di sopravvivere in una bolla di presunto benessere che blinda la paura del domani.

Paura che invece affrontiamo tutti i giorni, vivendo con la consapevolezza che la vita stessa offre anche una opportunità di larghezza sotto forma delle emozioni delle esperienze e non solo di lunghezza intesa come tempo  trascorso in attesa di morire.

Le esperienze sono tutto il nostro avere, quel che ci doniamo tutti i giorni, cercando di farlo nei confini di quel “noi stessi” che ci permette di essere dei genitori sereni ed una Famiglia caratterizzata dai sorrisi, anche di fronte alle difficoltà.

Matilde, Fabio Massimo e la piccola Edda sono i nostri figli che non usiamo a bandiera di chissà quale forza ma come confronto per offrire a chi rinuncia a farsi una Famiglia per timore di non arrivare a fine mese, tale da stimolare il coraggio delle emozioni utile per comprendere che diventare genitori, consapevoli di esserlo, è una scelta di vita e non una conseguenza subordinata alla vincita di un concorso o ad un contratto di lavoro a tempo indeterminato.

Due buone paia di scarpe, due maglie, due pantaloni, due giubbotti a testa sono più che sufficienti per mantenere quella dignità personale e sociale, senza il dovere di “dimostrare” una immagine diversa da quel che sappiamo esprimere fra di noi e verso gli altri da noi, senza imporre nulla a nessuno ma allo stesso tempo senza subirne il giudizio o la valutazione oltre il corretto ed apprezzato intelligente confronto al quale siamo sempre aperti.

Abbiamo la possibilità di avere un mezzo di trasporto, ancora una volta un van a nove posti, che Fabio ha modificato in una sorta di “camper” modulabile per le esigenze di una Famiglia in viaggio di cinque persone, in costante evoluzione…

Sara

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: